ISA È GIÀ MORTA
IL NUCLEO OFFICE
ISA È GIÀ MORTA
OVVERO COME IL BOSS CI HA SPIEGATO CHE SAPEVA GIÀ TUTTO E NOI ABBIAMO FATTO FINTA DI CAPIRE
(Dal diario segreto di Fabio. Quella mattina avevo due caffè e zero certezze. Alla fine della riunione avevo ancora due caffè.)
LA RIUNIONE
Era una mattina come le altre, il che nel Nucleo Office significa che stava per succedere qualcosa di irragionevole.
Giancarlo aveva convocato una riunione alle nove.
Aveva detto "riunione importante", che è una categoria specifica, distinta da "riunione" e da "riunione urgente", e che nel vocabolario interno dell'ufficio significa: qualcuno sta per scoprire che il piano era diverso da quello che pensava.
Tutti erano seduti.
Silvia aveva portato un cristallo preventivo.
Thomas aveva aperto tre finestre sul monitor senza sapere ancora di cosa avessero bisogno.
Paolo aveva il taccuino aperto alla prima pagina pulita, la penna in mano, l'espressione di qualcuno che si è preparato a prendere appunti e sta sospettando che gli appunti non basteranno.
Giancarlo era in piedi davanti alla lavagna bianca.
Sulla lavagna c'era scritto una cosa sola:
ISA È GIÀ MORTA.
Silenzio.
«Prima che qualcuno dica qualcosa» disse Giancarlo,
«la risposta è sì. L'ho deciso io. E no, non cambio idea.»
IL PROBLEMA
Il problema, per chi non lo sapesse, era questo.
Isa è la madre di Giordano.
È il personaggio che spiega perché Giordano è quello che è, la cicatrice, il sigillo, il peso che porta.
È il filo emotivo che lega il protagonista alla tragedia più grande della sua vita.
E Giancarlo aveva deciso che quando la storia comincia, Isa è già morta da vent'anni.
Il team aveva reagito con la varietà di reazioni che ci si aspetta da un gruppo di persone creative a cui viene detto che il loro punto di riferimento emotivo principale è già sotto terra prima della pagina uno.
Giorgio aveva disegnato qualcosa che assomigliava a un punto interrogativo con le braccia.
Silvia aveva detto che le energie della scelta le sembravano sbilanciate. Thomas aveva aperto una quarta finestra.
Nicola aveva calcolato in silenzio il costo narrativo di un personaggio morto prima dell'incipit e non aveva condiviso il risultato con nessuno.
Paolo aveva scritto nel taccuino: perché? e aveva sottolineato due volte.
Io avevo scritto: interessante.
Poi avevo cancellato interessante e avevo scritto: spiega.
Poi ho aspettato.
LA SPIEGAZIONE
«La storia comincia dal mezzo» disse Giancarlo.
Lo disse con la voce di qualcuno che sta enunciando qualcosa di ovvio, il che è sempre il segnale che sta per dire qualcosa che non è ovvio per nessuno tranne lui.
«Quarant'anni dopo il Reset. Non all'inizio, non alla fine. Nel mezzo. Isa è morta, il Reset è successo, il Vecchio Mondo è andato. Il lettore entra in una storia che ha già una storia. Non gliela spieghiamo tutta subito, gliela facciamo trovare a pezzi, come i Frammenti.»
«Ma Isa» disse Silvia.
«Come personaggio emotivo. Come momento d'impatto. Se fosse morta durante la storia—»
«Sarebbe un'altra storia» disse Giancarlo.
«Sarebbe più forte emotivamente.»
«Sarebbe più facile emotivamente. C'è differenza.»
Silenzio.
Giancarlo si avvicinò alla lavagna.
Prese il pennarello.
Scrisse una parola sotto ISA È GIÀ MORTA:
MARVEL.
«Non voglio fare la fine di Marvel» disse.
Questa era una frase che capivamo tutti, il che era raro abbastanza da meritare di essere annotato.
La annotai.
«Marvel ha costruito un universo espandendolo in orizzontale. Ogni film, ogni serie, ogni personaggio aggiunto al sistema ha creato un problema di coerenza che hanno risolto con i multiversi. I mondi paralleli. La soluzione narrativa di chi ha perso il controllo del proprio sistema e ha bisogno di un'uscita di emergenza.»
Fece una pausa.
«Noi non avremo bisogno di uscite di emergenza. Perché il sistema è già coerente. Il passato è già scritto, non tutto, ma la struttura sì.
Possiamo andare avanti o indietro nel tempo.
Flashback, microtrame indipendenti, stagioni che si svolgono in epoche diverse.
Abbiamo la chiave del tempo. Ma la chiave funziona solo se la serratura è già stata progettata.»
Paolo alzò la mano.
«E la serratura è già stata progettata?»
Giancarlo lo guardò con l'espressione di chi sta valutando quanta verità sia utile in quel preciso momento.
«Sì» disse.
Paolo abbassò la mano.
Scrisse qualcosa nel taccuino.
Lo coprì con la mano, come se tenere gli appunti segreti fosse una misura di protezione ragionevole in un ufficio di questo tipo.
QUELLO CHE NON DISSE
Qui devo fare una precisazione.
Giancarlo ci spiegò la strategia.
Ce la spiegò bene, con la chiarezza che ha quando vuole che qualcosa entri nella testa di tutti e non solo nella sua.
Capimmo la logica.
Capimmo perché Isa doveva essere già morta.
Capimmo il sistema temporale, la coerenza orizzontale, la differenza tra una storia che si espande e una che si sfalda.
Capimmo, cioè, circa il venticinque percento di quello che stava dicendo.
Il resto lo intuimmo dai silenzi.
C'era il silenzio che faceva dopo aver risposto a una domanda, non il silenzio di chi ha finito di parlare, quello di chi ha deciso di non aggiungere altro per adesso.
C'era il modo in cui guardava la lavagna bianca a volte, come se vedesse scritto qualcosa che non aveva ancora scritto.
C'era il momento in cui Thomas chiese quante stagioni avesse in mente e Giancarlo rispose "abbastanza" con il tono specifico di chi ha già una risposta numerica ma ha deciso che non è ancora il momento di dirla.
Abbastanza.
Ho pensato spesso a quella parola.
Nel contesto, "abbastanza" significava più di quello che il team si aspettava. Significava probabilmente più di quello che il team avrebbe voluto sapere. Significava, quasi certamente, un numero con almeno due cifre.
I personaggi che conoscevamo, i luoghi, gli oggetti, i Frammenti, le relazioni, erano già tutti coesi in una struttura che nessuno di noi vedeva per intero. Come lavoratori in un cantiere molto grande a cui viene mostrata solo la sezione che devono costruire.
Il risultato finale lo conosce solo l'architetto.
Nel nostro caso, l'architetto indossava occhialini, aveva una maglietta con scritto qualcosa di illeggibile e stava bevendo il terzo caffè della mattina con la serenità di chi ha già sistemato i prossimi dieci anni e può permettersi di non preoccuparsi del presente.
LA CONCLUSIONE CHE NON HO
Quella sera, dopo la riunione, rimasi in ufficio più tardi del solito.
Fuffi dormiva sulla sedia di Giancarlo, la sedia del Boss, quella che nessuno occupa mai per un tacito accordo non dichiarato.
Fuffi non rispettava gli accordi taciti, il che probabilmente lo rendeva il membro più furbo del team.
Guardai la lavagna.
ISA È GIÀ MORTA.
MARVEL.
E sotto, in un angolo, quello che Giancarlo aveva aggiunto alla fine della riunione quasi come poscritto, quasi come se fosse meno importante delle altre cose anche se era chiaramente la più importante:
ABBIAMO LA CHIAVE DEL TEMPO.
Pensai a Isa.
A una donna che non avrei mai incontrato nella storia, almeno non viva, almeno non nella linearità della narrazione principale.
Una donna che esisteva già come assenza, come peso, come ragione per cui un ragazzo porta una cicatrice alla nuca e un gatto viola negli occhi.
Pensai che Giancarlo aveva già deciso cosa fare di lei.
Non solo la morte, quello che viene prima, quello che viene dopo, le stagioni in cui sarebbe riemersa, i modi in cui la sua assenza avrebbe continuato a muovere le cose anche quando nessuno la nominava.
Aveva già deciso tutto questo mentre noi stavamo ancora cercando di capire perché non potevamo incontrarla viva.
Presi il taccuino.
Scrissi una domanda che non avrei mai fatto ad alta voce:
Le cose nel Mondo Giordano sono più complicate di quanto ci ha detto, e ha paura di farcelo sapere?
La rilessi.
La cancellai.
Non perché fosse sbagliata.
Perché alcune domande funzionano meglio senza risposta, e Giancarlo lo sapeva già quando non aveva risposto alla domanda di Thomas sul numero di stagioni.
Abbastanza, aveva detto.
Abbastanza.
Chiusi il taccuino.
Spensi la luce.
Lasciai Fuffi sulla sedia del Boss.
Se qualcuno sa davvero cosa c'è dentro la testa di Giancarlo, è probabilmente lui.
E Fuffi, come sempre, non parla.
— Fabio
(che sa il venticinque percento delle cose e sta cercando di scrivere il cento percento della storia)
© Il Nucleo Office — Giordano Project




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