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IL NUCLEO OFFICE: (PUNTATA 2,5) “CAOS E CROMOSOMI”

Dal taccuino di Fabio, con schizzi in biro, briciole di pizza e mezza bestemmia cancellata con un cuore rosa.



SCENA 1: LA DANZA DEGLI OCCHIONI

08:52 A.M. — Ufficio del Nucleo, piano interdimensionale 3.5


Silvia, vestita come se dovesse girare uno spot tra Instagram e un rituale pagano, entra fluttuando tra le scrivanie. Tazza in mano:

“Non sono una strega… forse.”

Obiettivo: non lavorare, ma far lavorare.

“Paolinoo?”

(Occhioni attivati, labbra a cuoricino, minigonna magnetica per chakra maschili.)

“Puoi scrivermi la caption per l’ultimo post? Devo ‘solo’ sistemare le vibrazioni… e le unghie.”

Paolo, il povero ventenne con l’anima da bibliotecario tibetano, sospira.

Ha appena aperto dodici file disordinati, tre chat vocali su WhatsApp (“contengono idee di Giancarlo, tutte incomprensibili”) e un file .txt chiamato CONCEPT_SERIO_FORSE.

“Certo Silvia, ma ti ricordi che sei tu la social manager?”

“Ma io sento i contenuti, Paolo. Tu li scrivi meglio. Lo senti il flusso?”

“Sento solo la mia gastrite nervosa.”

Fabio annota, in margine:

“Silvia — sirena del multitasking. Abbaglia, poi affonda.”


SCENA 2: PAOLO, DIO DEL LAVORO INVISIBILE

09:34 A.M. — Lore Room (detta anche "Stanza del Crimine Creativo")


Paolo sistema:

  • i testi che Fabio ha scritto alle 3 di notte, mentre piangeva ascoltando OST di Final Fantasy

  • le grafiche di Giorgio, che sembrano partorite da un rave techno nei sogni di Miyazaki

  • le idee del Boss, che in realtà sono... solo appunti su tovaglioli da bar con scritte tipo “LORE = SPUMA DI COSCIENZA”

Sul suo schermo, un post-it:

☐ Riscrivere i rituali di battesimo di Fuffi

☐ Sistemare le leggi di gravità nella Valle Labirinto (di nuovo)

☐ Trovare dove Silvia ha nascosto la call to action

☐ FINGERE che tutto abbia un senso

Paolo:

“Mi pagano in ore di vita perse. Eppure... che bella la mitopoiesi.”

Nel monitor riflesso, per un istante, una melagrana dorata lampeggia. Nessuno la nota. Solo Fabio sorride. Il simbolo è lo stesso del Velo: la frattura tra i mondi. Ma qui è una notifica di Slack.


SCENA 3: IL FANTASMA DELLA NARRAZIONE

13:37 — Ufficio. Tutti sono vivi. Fabio no.


Fabio non parla.

Osserva. Appunta tutto.

Silenzioso, sarcastico, con occhiaie come portali per un’altra realtà.

Frasi rubate:

  • “Silvia ha detto ‘le energie si riallineano con Canva’. Segnare.”

  • “Giancarlo ha paragonato il lore marketing alla Divina Commedia. Usare.”

  • “Fuffi ha scoreggiato sul brief. Bene. È canon.”

Le ore passano. La realtà sfuma.

00:01 A.M. — Fabio riemerge.

Lampada accesa. Schermo blu-nero. Caffè fumante.

Davanti a lui, un contratto con frasi incise in ebraico alchemico che si traducono in:

“Chi crea nel Caos, parli con la voce della notte.

Ma riceva solo monete fuse e un biscotto rotto.”

Nel silenzio, Fuffi ronfa sopra il Dizionario delle metafore perdute.

Fabio sospira.

“È ufficiale. Sono diventato un alchimista del burnout.”


SCENA 4: IL BOSS È UN’IPOTESI FILOSOFICA


Giancarlo.

Occhialini, barba a caso, maglietta con scritto:

“404: Etica Non Trovata.”

Appare con un’idea a metà tra oracolo e croupier della narrazione.

“Facciamo una linea di magliette che sono anche incantesimi.

Ma devono cambiare colore con l’umore del cliente.

E il colore... deve attivare un QR code che sblocca un video esclusivo del Cratere del Silenzio.”

Il team lo guarda.

Silenzio. Poi caos.

Ovviamente quella idea non poteva essere sviluppata, e noi lo sapevamo.

Era il metodo del Boss: introdurre nei nostri cervelli un’informazione caotica, col preciso scopo di accendere una risposta creativa.

Paolo scrive.

Fabio lo trasforma in allegoria.

Giorgio disegna 38 mockup.

Silvia annuisce: “Mi vibra il terzo occhio.

Thomas: “Credo abbia già hackerato il metaverso.”

Il risultato della risposta creativa del team?

Il capitolo 17 è stato riscritto: aggiunti vessilli magici, nuove grafiche per il merchandising, e una gastrite meno aggressiva. Paolo ringrazia.

Il Boss sorride.

Non propone: predice.

Non pianifica: frulla.

Come la Stella del Mattino, ha preso un mondo rotto, lo ha shakerato con lava, pixel e mitologia, poi ha urlato:

“Servitelo freddo. Ma che bruci.”

Fabio annota:

“Giancarlo, figlio del Caos. Forse lo stesso Caos in giacca e sneakers.”


EPILOGO

La realtà? È l’ufficio.

La magia? È il caos con le luci al neon.

Il messaggio?

“In un team dove il CEO è uno sciamano, la social è una sirena manipolativa, l’assistente è un santo e il copywriter è un profeta alcolico... la narrativa non è scritta. È subita.

E il mondo? Be’, è già stato frullato. A noi tocca solo versarlo con stile.”

– Fabio, 3:26 del mattino,

con un contratto in ebraico, una birra aperta e Fuffi che gli dorme sopra il dizionario delle metafore perdute.


MORALE FINALE

Nel caos creativo, la magia non nasce dal controllo ma dalla collisione.

Ogni errore, ogni ritardo, ogni follia condivisa diventa un frammento d’oro. Anche in un ufficio interdimensionale, la vera alchimia è trasformare il lavoro in leggenda.

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