LA COLAZIONE DEI PROFETI
Aggiornamento: 19 set
LA COLAZIONE DEI PROFETI
(Cronaca del giorno in cui il Boss, come al solito, frullò la realtà e ce la servì con la schiuma sopra.)
ERA MARTEDÌ. O FORSE GIOVEDÌ.
Nel Nucleo Office il tempo è un suggerimento, non una regola.
Giancarlo entrò in sala riunioni con lo sguardo di chi ha visto l'abisso e gli ha fatto il pitch.
Posò sul tavolo due cose.
Una bottiglia polverosa.
Etichetta fatta a mano: luppoluna™, Edizione Filosofica.
Un sacchetto di biscotti.
Grigio-neri, consistenza di meteoriti, aroma di camino spento mescolato a qualcosa che poteva essere nostalgia o semplicemente bruciato.
Silvia li guardò.
«È carbone, vero? Tipo, per la pelle o per la coscienza?»
Giancarlo non rispose.
Si sedette.
Aprì la bottiglia.
«Bevete. Inzuppate. Poi scrivetemi che senzazioni provate.»
Thomas prese un biscotto e lo azzannò con la fiducia di chi non ha ancora imparato a diffidare delle cose che il Boss porta in riunione.
Masticò.
Si fermò.
«È come masticare cemento esistenziale.»
Giorgio prese il suo, lo inzuppò nella birra, lo portò alla bocca.
Rimase in silenzio per quarantatré secondi esatti, lo contai, perché certe pause nel Nucleo Office meritano di essere documentate.
Poi aprì il taccuino e disegnò sette mandala e una mappa di Agridonia in uno stile che non so come definire ma.
Nicola assaggiò.
Aprì la calcolatrice.
Silvia non assaggiò niente ma annuì con l'intensità di chi sta ricevendo una trasmissione.
Io inzuppai.
Masticai.
Scrissi nel taccuino: retrogusto di mistero e digestivo.
Poi cancellai e scrissi: retrogusto di qualcosa che non so ancora nominare.
LA LORE DELLA BIRRA
A quel punto Giancarlo aprì il suo diario, quello con la copertina nera che nessuno ha mai visto aperto in pubblico, e lesse.
La birra nasce dalla fermentazione del Florus Aversus, conosciuto anche come Giraluna.
Cresce nella Cintura della Nebula, dove la luce arriva solo per sbaglio.
È un girasole che rifiuta il sole, gira solo verso la luna, fiorisce ogni tredici lune, e soltanto se insultato poeticamente nel momento giusto.
Quando essiccato e fermentato, rilascia una sostanza effervescente che i contadini di Agridonia chiamano Luppoluna, capace di confondere i sensi e ispirare domande sul libero arbitrio.
Secondo chi la produce nel Mondo Giordano: chi beve Luppoluna sogna risposte che non sapeva di cercare.
Chiuse il diario.
In sala riunioni nessuno parlò per qualche secondo.
«Ma Boss» disse Paolo, con la voce di chi sta cercando di capire se è ispirato o semplicemente disorientato,
«cosa significa tutto questo?»
Giancarlo sorrise.
Quel sorriso di chi sa già che la spiegazione non servirebbe.
«È un seme. Non serve che capiate adesso. Tra qualche stagione, la Birra Scaduta sarà una chiave che apre altre porte. Il Biscotto al Carbone sarà la prova.»
Prese il tovagliolo e scrisse qualcosa. Lo piegò. Lo mise in tasca.
«La leggenda nasce dalla colazione dimenticata.»
IL CULTO SI ORGANIZZA DA SOLO
Silvia aveva già il telefono in mano.
«Abbiamo appena creato il primo rituale alimentare di Agridonia. Serve uno shooting in controluce con aura vintage.»
Nicola calcolava:
«Pacco combo Illuminazione Digestiva, una bottiglia e sei biscotti, ventisette Oboli.»
Thomas aveva aperto il codice del sito.
Scrisse una riga, la commentò:
«Easter egg: cliccando tre volte su "Biscotto Sacro" si apre una poesia in veneto scritta da Fuffi.»
Poi chiuse il laptop con la soddisfazione di chi ha fatto qualcosa che nessuno gli ha chiesto ma che era chiaramente necessario.
Giorgio stava ancora disegnando.
I mandala si erano moltiplicati.
La mappa di Agridonia aveva preso una forma che non corrispondeva a nessuna versione ufficiale ma che aveva una sua logica interna precisa.
Giancarlo guardò il tavolo.
La bottiglia quasi vuota, le briciole di biscotto, il taccuino di Giorgio, la calcolatrice di Nicola, il telefono di Silvia che stava già scegliendo il filtro.
Si alzò.
«Bene» disse.
E uscì.
Nessuno gli chiese dove andava.
Con Giancarlo non si chiede, si aspetta quello che porta quando torna.
QUELLA SERA
Fuffi dormiva sulla bottiglia vuota di Luppoluna, sotto la scrivania.
Io guardavo il taccuino.
Cercavo la frase giusta per chiudere la giornata.
Ne scrissi tre.
Le cancellai tutte.
Alla fine lasciai solo questo:
Il Florus Aversus rifiuta il sole e fiorisce lo stesso.
Forse il Boss lo sa da sempre.
Fuffi ruttò da sotto la scrivania.
Poi tornò a dormire, con la sicurezza di chi ha già capito tutto e ha deciso che non vale la pena dirlo.
Fabio
© Il Nucleo Office — Giordano Project


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