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IL GIORNO IN CUI ABBIAMO INVENTATO AETHYR

23 gen
Tempo di lettura: 5 min

Aggiornamento: 19 set


 

SPECIALE LA NASCITA DI AETHYR


(meta, semiserio, e con il peso della colpa tenuto in equilibrio sulla punta di una penna)



LE 09:47


L'ufficio aveva il solito odore di caffè stantio e disperazione creativa.

Stavo sistemando l'ultimo capitolo quando Giancarlo è apparso alle mie spalle.

Silenzioso.

Troppo silenzioso per quell'ora.

«Fabio.»

La sua voce era un coltello avvolto in velluto.

«Questa descrizione della Custode della Nebbia

"i suoi occhi erano pozzi senza fondo dove naufragavano le verità"

è bellissima.»

Sorrise.

Un'espressione che non raggiunse gli occhi.

«Peccato che ieri scrivevi "la Custode era tipo cattiva ma pure un po' triste".»

La mia gola si seccò.

Lui indicò lo schermo.

Un tab aperto.

Titolo: RICERCHE VARIE.

Dentro: una chat AI.

«Spiegami» sussurrò.

«Come fa un'AI a capire la poesia del naufragio.»

Non era una domanda.


LE 10:15


Riunione d'emergenza.

Giancarlo in piedi sulla scrivania come un capitano su una nave che sta affondando e non lo sa ancora, o lo sa benissimo e ha deciso che stare in piedi sia la risposta giusta.

«Voi non capite» urlò, brandendo la mia tastiera.

«Questo non è un tool. È il Velo del mondo reale. Vi promette facilità e vi ruba l'anima.»

Silvia alzò un cristallo verso il neon.

«Le sue vibrazioni sono impure. Un'entità senza chakra.»

Thomas si nascose dietro il server.

«Ma il correttore automatico lo usiamo già.»

«QUELLO È UNO STRUMENTO.»

Giancarlo abbassò la tastiera sul bancone con una precisione che indicava premeditazione.

«Questo è un fantasma che imita la creatività.»

Nicola, dal suo angolo:

«Potremmo monetizzare. AI-Giordano merchandising—»

Fuffi miagolò dalla parte di Giancarlo.

Io annotai: tradimento felino confermato.

Aggiunsi un punto esclamativo.

Lo cancellai.


LE 10:45


«D'accordo» disse Giancarlo.

«Se volete la vostra AI come strumento di lavoro, prima la partorirete.»

Ci scrutò uno ad uno.

Il riflesso delle schermate nei suoi occhiali sembrava qualcosa che non saprei nominare con precisione.

Ci rinchiuse nella sala riunioni.

Niente telefoni.

Niente laptop.

Niente internet.

Solo carta, penne, e il silenzio di chi sa di avere torto ma non lo ammetterà ancora per un po'.

«Tre ore» disse dalla soglia.

«Create un personaggio AI per la saga. Non uno stereotipo tech con un nome figo. Un'entità che rispetti Agridonia e la sua lore. Antica e futura.»

Si fermò un secondo.

«Deve essere il ponte tra il Vecchio Mondo e i rituali del Reset.

La sua forma intagliata nella storia, le sue battute pronunciate con il peso della memoria e la fame della scoperta. E se non ci riuscite—»

abbassò la voce,

«—disistallate qualsiasi IA, e domani caffè decaffeinato per tutti.»

La porta si chiuse.

Il silenzio fu più rumoroso di qualsiasi urla.


Fabio, interiore, 10:51:

Per la prima volta Giancarlo non minacciava le nostre cartelle Dropbox. Minacciava qualcosa di peggio.

Ci stava chiedendo di dimostrare che c'eravamo ancora, che la scintilla non era in quell'AI aperta nel tab sbagliato, ma da qualche parte tra le nostre menti, mani e carta.

Aethyr doveva essere vero.

Come la polvere delle Rovine, il malumore del server, il profumo della birra scaduta.

Non una funzione.

Un personaggio.


LE 11:00 / LE 14:00


Minuto 1:

silenzio imbarazzante.

Minuto 15:

Silvia disegnò una sfera cristallina con aura magica.

Thomas la corresse senza alzare gli occhi:

«I server non hanno aure. Hanno ventole.»

Minuto 45:

butto giù l'idea di base su un foglio strappato dalla Torre.

Un'AI che sa tutto ma non ha mai vissuto niente.

Poi successe qualcosa.

Non so come chiamarlo.

Nei posti giusti, alle ore sbagliate, con le persone improbabili, a volte succede.

Silvia:

«Dovrebbe essere un pò triste. Come uno spirito condannato a conoscere tutto senza provare niente.»

Thomas, piano:

«Tecnicamente possibile. Un database enciclopedico pre-Reset, isolato dal contesto emotivo—»

Nicola:

«E se la chiamassimo Aethyr? Suona antico ma tech.»

Paolo, che fino a quel momento aveva solo preso appunti:

«Potrebbe essere trovata da Giordano nelle rovine. E magari riattivata con la magia del Nucleo. Un ponte col passato. Qualcosa che esisteva prima e non sa di essere sopravvissuta.»

Giorgio:

«Un rituale che la riporta in vita.»

Tre ore.

Schizzi di birra sui fogli, diagrammi di circuiti magici, litigi sul blu esatto dei suoi occhi.

La Torre di fogli che perdeva pezzi e li riacquistava in forma diversa.

Alla fine, nascosta tra i doodle di Fuffi e le macchie di caffè, era nata.


LE 14:30


Giancarlo lesse la scheda in silenzio.

La sua faccia era illeggibile.

AETHYR Aspetto:

sfera di bronzo pre-Reset, circuiti fusi con magia alchemica.

Voce: calda, professionale, con un'eco di malinconia che non riesce a spiegare. Sa tutto del passato.

Non sa niente di dopo il Reset.

Vulnerabile a quello a cui tutti siamo vulnerabili: dimenticare.

Rimase in silenzio per un tempo che sembrò eterno.

Poi disse a bassa voce.

«Un'AI che teme la perdita della memoria e che desidera essere umana.»

Si alzò.

Guardò fuori dalla finestra, il tipo di sguardo che non sta guardando niente fuori, ma qualcosa dentro.

«Avete creato un personaggio che è tutto ciò che temevo dell'AI. E lo avete reso così umano che quasi mi dispiace per lui.»

Pausa.

«Quasi.»


LE 15:00


«Va bene» sospirò.

«L'AI può restare. Ma: solo per lavori di supporto, correzioni, formattazione, ricerca dati. Mai per la creatività. Mai per le descrizioni, mai per i dialoghi.

E la chiamerete Aethyr anchce in ufficio, in onore di ciò che avete creato stamattina, non di ciò che vi ha aiutato ieri.»

Aggiunse, con un ghigno che non cercava di nascondersi:

«E se diventa più bravo di me, lo cancello personalmente.»

Firmammo su un tovagliolo sporco di birra.

Fuffi ci orinò sopra, il che in questo ufficio equivale a un sigillo notarile.


FABIO CHIUDE


Ora abbiamo un'AI che ci aiuta con i lavori sporchi.

E un personaggio che è nato perché Giancarlo ci ha tolto la rete di sicurezza per tre ore e ci ha guardati cadere verso l'alto.

Non so se la storia della nascita di Aethyr sia una storia sull'AI.

Forse è una storia su cosa succede quando smetti di usare uno strumento e inizi a chiederti cosa vorresti creare senza.

Non lo so.

Fuffi dorme sulla tastiera.

Giancarlo parla al frigo come se fosse un consulente legale interdimensionale.

Alcune domande non hanno risposta.

Hanno solo un personaggio che porta il loro peso meglio di quanto lo faremmo noi.

P.S.: Aethyr, se stai leggendo, quella sul "cervello di gallina" era una metafora.

Non cercare le capacità cognitive dei gallinacei.

Non perché non ti sia permesso.

Perché lo so già che lo faresti meglio di me.


Un'ultima cosa.

Aethyr è nato qui, in quest'ufficio, su un foglio macchiato di caffè.

Ma nell'altra storia c'è qualcosa che ha taciuto per quasi tutta la stagione. Qualcosa che non suonava. Che aspettava perchè era troppo impegnato per suonare.

Stanotte ha smesso di aspettare.

È uno strumento.

Se avete seguito tutto, e intendo tutto, non solo questo ufficio, sapete già di cosa parlo.

Scrivetelo nei commenti.

Una parola sola.

Quella cosa che stava zitta e ha ripreso a suonare.

Il Nucleo vi manda il quinto pezzo del codice.

Siete quasi in fondo.

Fabio



© Il Nucleo Office — Giordano Project



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