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SETTIMA PUNTATA

  • 27 gen
  • Tempo di lettura: 14 min

Aggiornamento: 27 giu

PUNTATA 7 - S1



L’ESAGONO E IL CONIGLIO



FABIO APRE


Siamo quasi a metà stagione, il che, nel Mondo Giordano, significa:

le cose che sembravano complicazioni sono diventate la trama vera, e le cose che sembravano la trama vera erano solo la porta d’ingresso.

Fate mente locale su dove eravamo: t

re Frammenti in mano, zero mappe per i restanti tre, una sfera parlante che vuole sapere com'è la pioggia, e un gatto che giudica tutti silenziosamente ma non dice niente.

Bella squadra.

Oggi invece vi porto al Monte di Vetro, dove un Araldo fatto di sabbia spiega la geometria dell'esistenza usando un esagono.

Sostanzialmente quello che fanno i filosofi da tremila anni.

Solo con meno sabbia e più newsletter su Substack.

E poi c'è un coniglio.

Ve lo dico adesso così non vi faccio l'effetto sorpresa: si, c'è un coniglio.

È importante.

Molto più di quanto sembri.

Non vi spiego perché.

Sarebbe come leggere la quarta di copertina prima del primo capitolo.

Sedetevi.

Questa puntata cambia le regole.


IL FIORE NASCOSTO


L'Osservatorio del Nucleo di mattina presto ha quella qualità silenziosa delle stanze dove le persone capiscono le cose.

Cristalli che respirano, mappe sospese nell'aria, tubi di rame che sussurrano vapore come se avessero qualcosa da dire.

Al centro, sul tavolo, Aethyr: sfera magico-meccanica sospesa sopra un supporto di bronzo, circondata dai tre Frammenti raccolti fino a quel momento.

Lorenzo sfogliava una pergamena piena di coordinate e simboli con la faccia di chi ha passato la notte a fissarla senza arrivare da nessuna parte in concreto.

«Ricapitoliamo» disse, senza alzare gli occhi.

«Tu ricordi il Vecchio Mondo e le sue follie.

Del Nuovo ne sai quanto un viandante ubriaco alla prima serata al Centro le Maschere.»

«Confermo» rispose Aethyr, voce limpida, quasi accademica.

«Archivio completo fino al Reset. Dopo, lacune, interferenze, silenzio. Da quel punto in poi siete voi la mia fonte primaria.»

Lorenzo posò la pergamena.

Sul tavolo, tre punti segnati:

Rovine degli Illuminati, Montagne dei Sussurri, la piazza del primo incontro con la Custode.

«Questi sono i primi tre Frammenti del Codice Maestro.

Li chiamiamo Petali. Sei in totale, disposti come un fiore esagonale.

Quando li avremo tutti, riveleranno una parola chiave.

Una sola. Che aprirà un Codice più grande.»

«Una parola come chiave di sistema. Input minimo, output massimo.» Aethyr fece una pausa. «Esteticamente affascinante. Potenzialmente catastrofico.»

Lorenzo sorrise storto.

«È un po' il nostro stile, sì. Tu conosci il Codice Maestro? Anche solo per nome?»

«Negativo. Il termine appare in alcuni archivi solo come voce censurata. Titolo presente, contenuto rimosso. Qualcuno ha preferito che venisse dimenticato.»

«Classico.» Lorenzo si passò una mano sul viso.

«Il Vecchio Mondo proteggeva le cose che non riusciva a gestire nascondendole. Come fanno ancora tutti, a pensarci bene.»

Aethyr intensificò la luce interna.

Quel modo che aveva di indicare che stava calcolando.

«Tuttavia: chi nasconde lascia sempre impronte nella forma, se non nel contenuto. Le coordinate dei tre Frammenti formano un pattern.»

Tre punti luminosi si proiettarono nell'aria.

«Suggerimento operativo: analizzare il disegno che emerge unendo questi punti. E consultare un'entità specializzata nella lettura di sequenze e strutture.»

«Hai in mente qualcuno?»

«Voce d'archivio: Araldo della Sabbia. Interprete di pattern, traduttore di logiche sepolte. Ultima posizione registrata: Monte di Vetro, Grotta dell'Oracolo.»

Lorenzo lo guardò con quell'attenzione nuova che aveva da quando Aethyr era arrivato.

 «L'Araldo. Non lo sentivo nominare da dopo il Reset. Come fai a conoscerlo se e di questo mondo?»

Aethyr fece vibrare la luce, come un cenno educato. «L’Araldo e un soggetto che risulta essere pre-reset, i miei dati lo descivono come “Programmatore”. Se cerchi il disegno dietro le vostre scelte, parlare con chi i disegni li legge è consigliabile.»

Lorenzo annuì con la faccia di uno che non ha capito ma che fa finta di si.


MISSIONE SEMPLICE


Cortile interno del Nucleo, mattino.

Giordano, Brian e Kai regolavano zaini e mantelli con quell'aria da chi si prepara a fare una cosa che sa già non sarà semplice ma non ha voglia di dirlo.

Fuffi, su una cassa, si leccava una zampa con l'espressione offesa di chi è stato svegliato troppo presto e non ha ancora perdonato nessuno.

Aethyr era agganciato a un'imbracatura sul petto di Giordano.

Un cuore luminoso esterno, come portarsi appresso tutta la memoria del mondo in formato compatto.

Lorenzo li osservava.

«La missione è semplice solo sulla lavagna» disse.

«Quindi non fatevi illusioni. Obiettivi: Monte di Vetro, Grotta dell'Oracolo, parlare con l'Araldo, tornare con una logica chiara su dove sono gli altri tre Petali.»

«Perfetto» disse Brian.

«Strada, oracolo, ritorno. Senza imboscate, misteri, tradimenti, visioni traumatiche o offerte due-per-uno sulla disperazione. Questa è la versione per bambini, giusto?»

«È la versione che Lorenzo racconta ai donatori» disse Kai.

Lorenzo ignorò entrambi e si avvicinò a Giordano.

«L'Araldo non è un indovino da fiera. Non gli interessano i "succederà questo o quello". Gli interessa capire cosa state già facendo senza rendervene conto. Andateci con domande oneste, o non vi parlerà.»

Giordano annuì.

«Abbiamo tre Frammenti e nessuna mappa per gli altri. Se questo ci dà anche solo un filo in più, vale il rischio.»

Fuffi saltò sulla spalla di Giordano, piantò le unghie nel mantello per reggersi, e assunse l'aria di chi ha deciso di venire ma vuole che risulti chiaro che non è contento.

«Aggiornerò la mappa durante il viaggio» disse Aethyr.

«La Cintura Nebula tende a interpretare i percorsi in modo creativo.»

«Quando persino la geografia ha un'opinione su dove devi andare» borbottò Brian,

«sai di essere nel posto sbagliato.»

Lorenzo li guardò uno per uno.

«Tornate con risposte. O almeno con domande migliori.»

Si misero in cammino.


IL PREZZO DEGLI INCANTESIMI


Il mondo cambiava sotto i loro piedi. Lastre di pietra sospesa, Nebbia che si infittiva in un viola grigio, aria che sapeva di ferro bagnato e cenere.

«Deviazione suggerita per evitare nebbia fitta: dodici gradi a nord-est.»

«Adoro quando il terreno decide di avere dei sentimenti» disse Kai.

Poi un fruscio lungo, come stoffa tirata contro spine.

La Custode uscì dalla Nebbia.

Il Mantello dei Contratti si trascinava vivo dietro di lei. Fili metallici che strisciavano sull'aria, pergamene che bisbigliavano parole in lingue che non esistevano più da prima del Reset.

I suoi occhi metallici riflettevano la luce di Aethyr con quell'espressione che aveva sempre: non ostile, non amica, qualcosa nel mezzo che non aveva ancora un nome.

Fuffi inarcò la schiena di scatto. Sputò una scintilla. Il Mantello reagì.

Si gonfiò, si tese verso il gatto come respinto da una forza invisibile, emettendo quel suono secco da vetro che si incrina.

Tra i due si aprì uno spazio carico, quel tipo di tensione che hanno le cose che si riconoscono e non si fidano ancora.

«Porti con te il gatto» disse la Custode. Voce metallica, distorta dalla Nebbia.

Brian sollevò il liuto.

«Se vuoi litigare, lo facciamo dopo il caffè.»

Lei ignorò la battuta. Fissò Giordano.

«State andando verso il Monte di Vetro. Dal Nucleo. Con un frammento di memoria del Vecchio Mondo al collo.»

Lo sguardo le scivolò un attimo su Aethyr.

«Rilevata ostilità latente, non esplicita. Consiglio: comunicare prima di interagire» disse Aethyr, con il tono di qualcuno che ha letto tutti i manuali di gestione del conflitto ma non ha mai partecipato a una riunione vera.

«Abbiamo bisogno dell'Araldo» disse Giordano.

«Vogliamo capire dove sono gli altri tre Frammenti.»

Il Mantello frusciò, contrariato.

«E intanto, altrove, qualcuno prepara un'altra nascita. Vittorio sta giocando di nuovo con l'incantesimo proibito.»

Giordano irrigidì le spalle.

«Che vuoi dire con "di nuovo"?»

«Sai che il vostro gatto non è nato in modo naturale. L'incantesimo che tua madre Isa ha usato per legare circuiti, anima e destino, Vittorio lo vuole ripetere. Per un altro essere.»

Fuffi emise un suono più basso. La coda gonfia. Il Mantello reagì come punto da aghi invisibili.

«Che tipo di essere?» chiese Kai.

La Custode scosse la testa. Lentamente, il tipo di gesto che non è ignoranza ma stanchezza.

«Non lo so ancora. Il Mantello sente il movimento delle rune, l'odore di un patto che non dovrebbe esistere due volte. La prima creazione ha rotto un equilibrio. La seconda potrebbe spezzare il resto.»

Brian si passò una mano tra i capelli.

«Vittorio sta per rifare il trucco che ha portato Fuffi qui, versione due-punto-qualcosa, e tu sei venuta a dirci che forse non è una buona idea.»

«Sono venuta a dirvi che quando una nascita è forzata due volte dallo stesso incantesimo, qualcosa da qualche parte si spezza.

Non saprete dove finché non succede. E quando succede è già tardi.»

Giordano la fissò. La cicatrice alla nuca bruciava sotto la pelle.

Quel bruciore che aveva imparato a riconoscere come segnale, non come dolore.

«Perché ce lo dici? Non stai dalla parte di Vittorio?»

Il Mantello si agitò, come irritato da quella semplificazione.

«Sto dalla parte di chi resta quando tutti gli altri hanno finito di giocare a fare gli dei. Se lui fallisce, la Nebbia raccoglie i pezzi. Io sono la Nebbia.»

Una pausa.

«Avete il diritto di sapere che sta per nascere qualcosa senza che nessuno vi abbia chiesto il permesso.»

Fuffi cercò di avvicinarsi ancora.

Il Mantello lo respinse con una vibrazione secca.

Il gatto si piantò sulle zampe, non arretrò.

Per un secondo tra i due passò qualcosa, un riconoscimento rapido, istintivo, coperto subito da strato su strato di difesa.

Come due persone che si riconoscono in folla e poi fanno finta di no.

«Almeno stavolta non potrete dire di non essere stati avvisati» disse la Custode, più a se stessa.

La Nebbia si addensò. In pochi battiti non c'era più nessuno.

Silenzio.

«Quindi» disse Kai.

«Un oracolo da consultare, tre Frammenti da trovare, e un incantesimo proibito in corso d'opera. Tutto nella stessa settimana.»

«Stavo giusto pensando che la mia ansia aveva bisogno di un hobby» disse Brian.

«Nuova variabile registrata: seconda entità creata da incantesimo proibito. Dati insufficienti. Livello di minaccia: da moderato ad apocalittico» disse Aethyr.

Giordano guardò nella direzione in cui la Custode era sparita. Poi riprese a camminare.

«Prima l'Araldo. I mostri che non sono ancora nati possono aspettare.»


GIUSY E ZIO FILIPPO


La Nebbia si diradò. Il terreno diventò una distesa di vetro opaco e cristallo che rifletteva la luce in tagli pallidi.

I passi facevano un suono di tintinnio sottile, come camminare sopra qualcosa che ha memoria di essere stato qualcos'altro.

Davanti a loro, un carretto sbilenco spinto da un vecchio che cantava qualcosa di incomprensibile.

Accanto a lui una ragazza con un flauto appeso alla cintura.

«…e se la reliquia non funziona, almeno tiene ferme le tende…» canticchiava il vecchio.

Brian drizzò le orecchie come fa quando sente qualcosa che gli piace senza ancora sapere perché.

Il vecchio si girò.

Occhi pieni di rughe e buonumore, la faccia di chi ha visto abbastanza del mondo da trovarlo ancora divertente.

«Oh! Viandanti! Benvenuti al più modesto, onesto e caotico emporio ambulante della zona. Io sono Filippo, venditore di reliquie autentiche, semi-autentiche e felicemente inutili.» Indicò la ragazza.

«E questa è mia nipote Giusy.»

Giusy accennò un sorriso. Il flauto dondolò, tintinnio sottile.

«Bel corvo» disse, guardando il liuto.

«Di quelli che svegliano o che addormentano?»

«Dipende da quanto gli sto simpatico» disse Brian.

«Di solito graffia, poi canta.»

Il corvo intagliato aprì il becco e gracchiò una nota corta. Presentazione formale. Giusy rise piano, quel tipo di risata che non è per fare scena ma perché è venuta da sola.

«Siamo quasi colleghi, allora. Io per ora ho solo questo» disse, sfiorando il flauto.

«Suono quando il mercato è gentile. E quando lo zio non cerca di vendere anche le pause tra una nota e l'altra.»

«Mai monetizzare le pause» dichiarò Filippo, con la solennità di chi enuncia un principio fondamentale.

«Sono sacre.»

«Stiamo andando al Monte di Vetro» disse Giordano.

«Grotta dell'Oracolo.»

Filippo fischiò piano.

«Dall'Araldo, dunque. Gli porto sabbia e biscotti al carbone ogni tanto, li adora. Lui dice che è la sabbia che porta me. Io dico che uno dei due si sbaglia, ma non mi è ancora chiaro quale.»

Giusy guardò Brian con quella curiosità diretta che hanno le persone che non hanno ancora imparato a nasconderla.

«E voi? Cosa chiede uno a chi legge disegni nella sabbia?»

«Per gusto personale, chiederei di farmi vincere qualche rissa a braccio di ferro poetico» disse Brian.

«Ufficialmente, cerchiamo i pezzi di un rompicapo che potrebbe evitare altri disastri.»

«Allora spero che la sabbia sia di buon umore.»

Breve silenzio. Quello carico, non quello vuoto.

«E voi dove andate?» chiese Brian.

«Mercato delle Meraviglie. Tre giorni verso sud. Lei suona, io vendo cose di cui non avete bisogno finché non ve le vendo» disse Filippo.

«Se sopravvivete all'Araldo, passate da lì» disse Giusy.

«Posso suonarti qualcosa che non ho ancora rovinato.»

«Se sopravviviamo, promesso» disse Brian.

«Ti porto una storia in cambio.»

Non era flirtare. Era qualcosa di più serio, lo scambio tra due persone che fanno entrambe la stessa cosa con strumenti diversi e si riconoscono al volo.

Filippo li salutò agitando un campanello che non fece nessun suono. «Buona fortuna, cercatori! E ricordate: se una reliquia brilla troppo, qualcuno voleva che la vedeste.»

Il carretto ripartì. Il flauto di Giusy emise una nota sola, lunga, che li accompagnò mentre si allontanavano come una firma nell'aria.


L'ARALDO E IL CENTRO


Il Monte di Vetro si ergeva come un'onda solidificata. Cristallo e roccia fusi, attraversati da venature di luce che non si capiva bene da dove venissero. L'ingresso della grotta era una fessura trasparente. Dentro, un caleidoscopio di riflessi che si moltiplicavano all'infinito.

Pareti di vetro e cristallo. Colonne di sabbia sospesa che scendeva a un ritmo innaturale. Troppo lenta, come se qualcuno avesse rallentato il tempo solo in quel punto.

Su una pietra levigata, l'Araldo della Sabbia. Veste color ocra, turbante, barba intrecciata. La sabbia gli scorreva dalle mani senza finire mai.

«Cinque passi esitanti, tre respiri trattenuti, un gatto nervoso e un archivio che brilla troppo.» Non alzò lo sguardo.

«Entrate. La grotta sa che siete qui da quando avete pensato di venirci.»

Entrarono. I passi suonavano come tocchi di campanelli.

«Sei l'Araldo della Sabbia?» chiese Giordano.

L'uomo alzò gli occhi. Aveva dietro lo sguardo qualcosa di grande. Non sapienza, qualcosa di più scomodo. Come chi ha visto troppe cose finire e non si è ancora abituato.

«Dipende. Venite a chiedere il futuro o a capire cosa avete già combinato nel presente?»

«Confermo: profeta. Manuale base» mormorò Brian sottovoce.

Giordano inspirò.

«Cerchiamo i tre Frammenti mancanti del Codice Maestro. Ne abbiamo trovati tre. Ci hanno detto che tu sai leggere i disegni dietro le cose.»

Aethyr si illuminò, proiettando la mappa con i tre punti luminosi.

«Posizioni dei Frammenti raccolti. Richiesta: individuare il pattern spaziale che suggerisca le posizioni degli altri tre.»

L'Araldo osservò la mappa. Poi il gruppo. Poi di nuovo la mappa, con la lentezza di chi non ha fretta perché ha già visto dove porta la fretta.

«Tre punti sono una coincidenza elegante. Quattro fanno un sospetto. Sei fanno una figura.»

Prese un pugno di sabbia, lo soffiò verso la mappa. I granelli restarono sospesi nell'aria, allineandosi attorno ai punti luminosi come se sapessero dove andare.

«I Frammenti sono petali, dite. Allora guardate il fiore, non il gambo.»

Guidò la mano di Giordano verso l'ologramma.

«Unisci quello che hai. Non per forza in ordine. Lascia che la forma ti mostri se stessa.»

Giordano tracciò linee tra i tre punti. La sabbia si spostò, completando da sola i lati mancanti. Un esagono si delineò. Tre vertici già occupati, tre vuoti che si accendevano uno dopo l'altro in zone bianche della mappa.

«Pattern rilevato» disse Aethyr.

«Le nuove coordinate corrispondono a tre zone di alta anomalia energetica. La figura è completa.»

«L'esagono era già lì» disse Kai.

«Noi lo vedevamo a metà.»

«Come quasi tutto nella vostra vita» disse l'Araldo, senza cattiveria, che è il modo peggiore per dire una verità.

«Vedete metà, ne deducete il senso, e vi offendete quando la seconda metà non vi assomiglia.»

Brian aprì la bocca. La richiuse. Decise che no, stavolta non vinceva.

L'Araldo si alzò. La sabbia continuava a scorrergli dalle mani mentre camminava. Si avvicinò a Giordano.

«I Frammenti sono sei. Ma non sono gli unici vertici della figura che stai disegnando.» Si fermò a distanza ravvicinata.

«Sei anche tu un punto su quel disegno. Non sul bordo. Al centro.»

La cicatrice alla nuca punse.

«Questo vuol dire cosa, esattamente?»

«Che presto sarai circondato. Da persone che chiamerai amici, da persone che chiamerai nemici, da qualcuno che hai chiamato padre, e da qualcuno che non sai ancora come chiamare.» Una pausa.

«E dovrai decidere chi sono davvero. Non in base alle parole che usano. In base a cosa sono pronti a perdere per non perderti.»

Fuffi, ai piedi di Giordano, smise di fare le fusa.

«Dovrò scegliere tra di loro?»

«Dovrai scegliere chi difendere quando non potrai difendere tutti. Sapendo che la tua memoria non è solo tua. È un nodo in cui si agganciano le vite di molti.»

La grotta sembrò stringersi.

«Non confondete "sapere dove andare" con "sapere cosa fare" quando ci arrivate» aggiunse l'Araldo, tornando verso la sua pietra.

«La mappa vi porta ai Frammenti. Il resto è vostro.»

Si sedette. La sabbia riprese a scorrergli tra le dita, indifferente.

«Andate. Ha detto ciò che doveva.»


IL CONIGLIO SULLA STRADA


La luce si piegava in riflessi obliqui, il vento portava polvere fredda e resina bruciata. Agridonia era ancora lontana ma si intravedeva il chiarore.

Brian fischiettava qualcosa che ricordava vagamente il flauto di Giusy senza ancora essere una melodia. Kai armeggiava con la mappa. Aethyr fluttuava a bassa intensità, quasi assonnato. Anche le memorie del Vecchio Mondo hanno bisogno di pausa. Fuffi dormiva sulla spalla di Giordano vibrando piano.

Poi Aethyr si illuminò di scatto.

«Anomalia davanti. Oggetto non identificato a otto metri.»

Si fermarono.

Sul sentiero, immobile, c'era un coniglio. Piccolo, bianco-grigio, le orecchie dritte. Il tipo di animale che nei libri illustrati del Vecchio Mondo veniva messo nelle pagine per rassicurare i bambini che il mondo aveva anche cose tranquille.

Muoveva il naso. Annusava l'aria.

«Seriamente?» disse Brian.

«Dopo un Araldo, ci blocca la strada un coniglio?»

«È solo un coniglio» disse Kai.

Il coniglio li guardò. Gli occhi, per un istante, sembravano normalissimi. Scuri, lucidi, curiosi.

Giordano fece un passo avanti.

«Ci passi, amico? Abbiamo avuto una giornata lunga.»

Il coniglio inclinò la testa.

Poi, mentre Giordano avanzava di un altro passo, qualcosa cambiò.

La luce intorno si abbassò di un tono. I riflessi sul vetro si allungarono. Il coniglio sembrò più grande, non fisicamente, come se la sua ombra fosse cresciuta di colpo senza che il corpo l'avesse seguita. Gli occhi non erano più lucidi. Diventarono fenditure nere, profonde, leggermente troppo verticali per appartenere a un animale di campo.

Brian smise di respirare per un secondo.

«Ok, non mi piace più.»

Il muso si distese in un modo sbagliato, come se un sorriso umano avesse provato ad abitare la forma di un coniglio e si fosse fermato a metà. Un dente sporgeva, troppo lungo, come una lama di osso. Il pelo sembrava fumare ai bordi, come se stesse cercando di ricordarsi un'altra forma.

Kai fece un passo indietro.

«Non è solo un coniglio.»

L'aria si raffreddò di colpo. Per un momento ciascuno ebbe la sensazione fugace di aver dimenticato qualcosa di importante. Una parola, un nome, un volto. Quella roba che senti scivolare via e non riesci ad afferrare.

«Interferenza nei miei log. Piccola perdita di pacchetti di memoria a breve termine. Fonte: davanti a noi» disse Aethyr, sottovoce.

Fuffi si svegliò di scatto.

Gli occhi spalancati, la stella sul petto che esplose in un bagliore intenso. In un attimo era a terra, tra Giordano e il coniglio. Schiena inarcata, pelo rizzato, coda gonfia come un pennello. Emise un ronzio grave, quasi infrasonico. Poi soffiò. Non un soffio normale: un getto di aria e luce che fece vibrare il vetro sotto di loro. Il suono sembrava un "no" pronunciato da qualcuno molto più vecchio del gatto.

Il coniglio lo fissò.

Per un istante, dietro il nero degli occhi, si intravedeva qualcosa: una matrice vuota, una griglia di linee, un codice in costruzione che ancora non aveva deciso che tipo di mostro voleva essere. Come guardare dentro a qualcosa che non è ancora finito.

Il sorriso storto si spense. Il coniglio fece un balzo laterale, non lasciò impronte. Dove era, il vetro apparve più liscio, lucidato via da qualcosa che non tollera segni. Poi non c'era più. Niente scia, niente rumore. Solo il vento che ricominciava lentamente a muoversi.

Silenzio.

Brian ruppe l'incantesimo.

«Sono l'unico a essersi sentito stupido per aver avuto paura di un coniglio, e contemporaneamente non abbastanza paura?»

«No. Benvenuto nel club» disse Kai.

«Nota tecnica: l'oggetto non mostrava parametri energetici elevati, eppure ha interferito con i miei registri. Consiglio: classificare come anomalia da non ignorare» disse Aethyr.

Giordano guardò Fuffi. Il gatto continuava a fissare il punto dove il coniglio era sparito, orecchie tese, senza rilassarsi.

«L'hai riconosciuto?» chiese piano.

Fuffi non rispose, ovviamente. Le orecchie tremarono leggermente, come se fosse in ascolto di qualcosa oltre il sentiero. Poi, lentamente, si voltò verso Giordano, fece un miagolio secco, e risalì sulla sua spalla. La coda restò gonfia.

«Mettiamola così» disse Brian.

«Se pure il gatto-firewall soffia, io do retta al gatto-firewall.»

Ripresero a camminare. La strada di vetro e roccia si allungava davanti a loro, Agridonia sempre più vicina, il Monte di Vetro sempre più lontano alle spalle. Giordano camminava guardando dritto, ma ogni tanto la mano andava alla cicatrice alla nuca. Quel gesto che faceva senza accorgersene, da anni, come si tocca una cosa per assicurarsi che sia ancora lì.

Lorenzo doveva sapere del pattern. E di quello che era appena successo sul sentiero.

E forse, solo forse, di un coniglio che aveva negli occhi un codice ancora senza forma, e che Fuffi aveva riconosciuto prima di tutti gli altri.


FABIO CHIUDE


Un esagono tracciato sulla sabbia.

Un Araldo che non dà risposte semplici.

Un coniglio che ha già scelto il suo primo bersaglio.

Brian ha incrociato una flautista su un sentiero di vetro e le ha promesso una storia.

È il tipo di cosa che sembra piccola e non lo è.

Brian non promette storie a caso.

Le promette quando ha già deciso che vale la pena tornare.

La Custode ha avvertito: non rifate quell'incantesimo.

Come tutti gli avvertimenti giusti, arriva nel momento in cui, forse, è già troppo tardi.

E Giordano ha scoperto di stare al centro di una figura che non ha disegnato lui.

Il che è, come sapete, il posto più scomodo che esista.

Non perdetevi la prossima puntata.

Un padre prova a fermare il dolore rifacendo l'errore più pericoloso del mondo. Un menestrello offre un posto a una flautista in un bar che puzza di birra e destino. E il coniglio sta già prendendo le misure.

A presto, cari amanti del dark.



© Il Mondo Giordano — Giordano Project

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