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SETTIMA PUNTATA

L’ESAGONO E IL CONIGLIO


Nel glorioso casinificio noto come “la seconda metà di stagione”, c’era un problema molto semplice:

avevamo tre frammenti, zero mappe e un gatto stanco.

Io sono sempre Fabio, scribacchino non pentito, cantastorie part‑time e consulente non richiesto di geometria mistico‑esistenziale.

Oggi vi porto in gita al Monte di Vetro, dove: una sfera di dati antica come il Vecchio Mondo impara a dire “non lo so”, un Araldo fatto di sabbia spiega la vita usando un esagono, e un gruppo di viandanti scopre che la parte difficile non è trovare i pezzi del puzzle, ma capire cosa farne senza spaccare di nuovo il tavolo.

Se vi piacciono i viaggi spirituali, le missioni di ricerca e le frasi del tipo “la vera mappa è quella che avevamo dentro”, siete nel posto giusto.

Se invece volete solo vedere il gatto combattere un mostro, tranquilli: anche i mostri hanno un reparto “anteprima”, e oggi vi capita sotto forma di una cosa pelosa che salta in mezzo alla strada.


SCENA 1 - «L’osservatorio e il fiore nascosto»


L’Osservatorio del Nucleo è un ventre di luce calma:

cristalli che respirano, mappe sospese, tubi di rame che sussurrano vapore.

Al centro, Aethyr: la sfera magico‑meccanica sospesa sopra un supporto di bronzo, circondata dai Frammenti raccolti finora.

Lorenzo sfoglia una pergamena piena di coordinate e simboli.

«Dunque, ricapitoliamo. Tu ricordi il Vecchio Mondo, i suoi server, le sue follie… ma del Nuovo sai quanto un viandante ubriaco alla prima serata al Centro le Maschere.»

«Confermo. Archivio completo fino al Grande Reset. Dopo… lacune, interferenze, silenzio. Da quel punto in poi, siete voi la mia fonte primaria», rispose Aethyr con voce limpida e curiosa.

Lorenzo posa la pergamena sul tavolo. Tre punti sono segnati: Rovine degli Illuminati, Montagne dei Sussurri, la piazza del primo incontro con la Custode.

«Questi sono i primi tre Frammenti del Codice Maestro. Li chiamiamo Petali: sei in totale, disposti come un fiore esagonale. Quando li avremo tutti, riveleranno una parola chiave. Una sola. Che aprirà un Codice più grande… e ci indicherà altri livelli di conoscenza.»

«Una parola come chiave di sistema. Input minimo, output massimo. Esteticamente affascinante. Potenzialmente catastrofico.»

Lorenzo sorride storto.

«È un po’ il nostro stile, sì. Tu conosci il Codice Maestro? Anche solo per nome?»

«Negativo. Il termine “Codice Maestro” appare in alcuni archivi… solo come voce censurata. Titolo presente, contenuto… rimosso. Qualcuno ha preferito che fosse dimenticato.»

Lorenzo sospira.

«Classico modo del Vecchio Mondo di proteggere le cose: se non puoi gestirle, nascondile.»

Aethyr intensifica la luce interna, come se stesse calcolando.

«Tuttavia… chi nasconde lascia sempre impronte nella forma, se non nel contenuto. Le coordinate dei primi tre Frammenti… formano un pattern.»

Tre punti luminosi si proiettano in aria.

«Suggerimento operativo: analizzare il disegno che emerge unendo questi punti. E consultare un’entità specializzata nella lettura di sequenze e strutture.»

«Hai in mente qualcuno in particolare?» chiese Lorenzo.

«Voce d’archivio: Araldo della Sabbia. Profilo: interprete di pattern, traduttore di logiche sepolte. Ultima posizione registrata: Monte di Vetro, Grotta dell’Oracolo.»

Lorenzo lo guarda con rinnovata attenzione.

«L’Araldo… Non lo sento nominare da poco dopo il Reset. Se è ancora vivo, o qualunque cosa sia ora, ci servirà.»

Aethyr fa vibrare la luce, come un cenno.

«Se cerchi il disegno dietro le vostre scelte, parlare con chi legge i disegni è… consigliabile.»


SCENA 2 - «Missione semplice (sulla carta)»


Cortile interno del Nucleo, mattino.

Strade mobili sullo sfondo, lanterne a vapore che si spengono lentamente. Giordano, Brian e Kai stanno regolando zaini e mantelli.

Fuffi, seduto su una cassa, si lecca una zampa con aria offesa dal mattino troppo presto.

Aethyr è agganciato a una specie di supporto‑imbracatura sul petto di Giordano, come un cuore luminoso esterno.

Lorenzo li osserva.

«La missione è semplice solo sulla lavagna, quindi non fatevi illusioni. Obiettivi: raggiungere il Monte di Vetro, entrare nella Grotta dell’Oracolo, parlare con l’Araldo della Sabbia, tornare con una logica chiara su dove sono gli altri tre Petali.»

«Perfetto. Strada, oracolo, ritorno. Senza imboscate, misteri, tradimenti, visioni traumatiche o offerte due‑per‑uno sulla disperazione.

Questa la versione per bambini, giusto?» disse Brian.

«Questa è la versione che Lorenzo racconta ai donatori», commentò Kai.

Lorenzo ignora la battuta, si avvicina a Giordano.

«L’Araldo non è un indovino da fiera. Non gli interessano i “succederà questo o quello”. Gli interessa che cosa state già facendo senza rendervene conto. Andateci con domande oneste, o non vi parlerà affatto.»

Giordano annuisce.

«Abbiamo tre Frammenti, ma nessuna mappa. Se questo ci dà anche solo un filo in più… vale il rischio.»

Fuffi salta sulla spalla di Giordano, infila le unghie nel mantello per reggersi.

«Aggiornerò la mappa durante il viaggio. La Cintura Nebula tende a… “interpretare” i percorsi», disse Aethyr.

«Quando persino la geografia ha un’opinione su dove devi andare, sai che sei in un Nuovo Mondo», borbottò Brian.

Lorenzo li guarda uno per uno.

«Tornate con risposte. O almeno con domande migliori.»

Si mettono in cammino.


SCENA 3 -  «La Custode e il prezzo delle nascite»

 

Il mondo cambia sotto i loro piedi.

Le strade si sfaldano in lastre di pietra sospesa, la Nebbia si infittisce in un viola grigio che inghiotte gli orizzonti.

L’aria sa di ferro umido e cenere lavata via a metà. Aethyr proietta una mappa tremolante davanti a loro.

«Deviazione suggerita: dodici gradi a nord‑est. Il sentiero si sta… riconfigurando.»

«Ottimo. Adoro quando il terreno decide di avere dei sentimenti»,

commentò Kai.

Un fruscio lungo, come stoffa tirata contro spine.

Dal velo di Nebbia emerge la Custode.

Il Mantello dei Contratti si trascina dietro di lei, vivo: fili metallici che strisciano sull’aria, pergamene che bisbigliano parole in lingue morte.

I suoi occhi metallici riflettono la luce di Aethyr.

Fuffi, istintivamente, inarca la schiena e sputa una scintilla.

Il Mantello reagisce: si gonfia, si tende verso il gatto come respinto da una forza invisibile, emettendo un suono secco, come vetro che si incrina.

«Custode…» mormorò Giordano, per istinto.

Lei ferma il passo.

Il Mantello, tra lei e Fuffi, vibra nervoso: si creano piccoli spuntoni che cercano di tenerlo a distanza.

Fuffi avanza comunque di un mezzo passo, la stella sul petto che pulsa più forte. Il contatto tra campo del gatto e Mantello crea scintille minuscole, poi entrambi arretrano di poco, in un equilibrio forzato.

«Porti con te… il gatto», disse la Custode, con voce metallica, distorta dalla Nebbia.

Brian solleva il liuto, più per sentirsi meno inutile che per reale difesa.

«Se vuoi litigare, lo facciamo dopo il caffè.»

La Custode ignora la battuta. Fissa Giordano.

«State andando verso il Monte di Vetro. Dal Nucleo.

Con un frammento di memoria del Vecchio Mondo al collo.»

Lo sguardo le scivola un attimo su Aethyr.

«Rilevata ostilità latente, ma non esplicita. Consiglio: comunicare prima, interagire dopo», osservò Aethyr.

«Abbiamo bisogno dell’Araldo. Dobbiamo capire dove sono gli altri tre Frammenti», disse Giordano.

Il Mantello fruscia, contrariato.

«E intanto, altrove, qualcuno prepara un altro tipo di nascita.

Vittorio sta giocando di nuovo con l’incantesimo proibito», disse la Custode.

Giordano irrigidisce le spalle.

«Che intendi per “di nuovo”?»

«Sai che il vostro gatto non è nato in modo… naturale.

L’incantesimo che tua madre Isa ha eseguito per legare circuiti, anima e destino… Vittorio lo vuole ripetere. Per un altro essere.»

Fuffi emette un suono più basso, la coda gonfia. Il Mantello reagisce come punto da aghi invisibili.

«Che tipo di… essere?» chiese Kai.

La Custode scuote lentamente il capo.

«Non lo so ancora. Il Mantello sente solo il movimento delle rune, l’odore di un patto che non dovrebbe esistere due volte. La prima creazione ha rotto un equilibrio. La seconda… potrebbe spezzare il resto.»

Brian si passa una mano tra i capelli.

«Riassunto: Vittorio sta per rifare il trucco che ha portato Fuffi qui, ma versione due‑punto‑qualcosa, e tu sei venuta a dirci “forse non è una buona idea”.»

«Sono venuta a dirvi che quando una nascita è forzata due volte dallo stesso incantesimo… qualcosa, da qualche parte, si spezza. Non saprete dove finché non succede. E allora sarà tardi», rispose la Custode.

Giordano la fissa. La cicatrice alla nuca brucia sotto la pelle.

«Perché ce lo stai dicendo? Non sei dalla parte di Vittorio? Non sei… dalla parte del Velo?»

Il Mantello si agita, come irritato da quella semplificazione.

«Sono dalla parte di chi resta quando tutti gli altri hanno finito di giocare a fare gli dei. Se lui fallisce, la Nebbia dovrà raccogliere i pezzi. E io sono la Nebbia. Avete il diritto di sapere che qualcosa sta per nascere senza che nessuno vi abbia chiesto il permesso.»

Fuffi cerca di avvicinarsi ancora, ma il Mantello gli oppone resistenza, respingendolo con una vibrazione secca.

Il gatto si pianta sulle zampe, non arretra, occhi stretti.

Per un secondo, tra i due passa una scintilla di riconoscimento istintivo, ma è coperta da strato su strato di difesa.

«Almeno stavolta non potrete dire di non essere stati avvisati», mormorò la Custode, più a se stessa che a loro.

La Nebbia si addensa attorno a lei.

In pochi battiti, la figura scompare nel violetto.

Silenzio.

«Vabbè. Quindi adesso abbiamo: un oracolo da consultare, tre Frammenti da trovare, e un incantesimo proibito in corso d’opera. Tutto nella stessa settimana», disse Kai.

«Ottimo. Stavo giusto pensando che la mia ansia aveva bisogno di un hobby», aggiunse Brian.

«Nuova variabile registrata: “seconda entità creata da incantesimo proibito”. Dati insufficienti. Livello di minaccia: da moderato a apocalittico», disse Aethyr.

Giordano guarda nella direzione in cui la Custode è svanita, poi riprende a camminare.

«Prima l’Araldo. Poi penseremo ai mostri che non sono ancora nati.»

Proseguono nella Nebbia.


SCENA 4 - «Filippo, Giusy e le reliquie inutilmente utili»


La Nebbia si dirada.

Il terreno diventa una distesa di vetro opaco e cristallo, che riflette la luce in mille tagli pallidi.

I loro passi fanno un suono di tintinnio.

Davanti, un carretto sbilenco.

Un uomo anziano lo spinge cantando, accanto a lui una ragazza con un flauto appeso alla cintura.

«…e se la reliquia non funziona, almeno tiene ferme le tende…» canticchiava l’uomo.

Brian drizza le orecchie.

«Mi piace già.»

Il vecchio si gira, gli occhi pieni di rughe e buonumore.

«Oh! Viandanti! Benvenuti al più modesto, onesto e caotico emporio ambulante della zona. Io sono Filippo, venditore di reliquie autentiche, semi‑autentiche e felicemente inutili.

E questa è mia nipote, Giusy.»

Giusy accenna un sorriso.

Il flauto alla cintura dondola, facendo un tintinnio sottile.

«Bel corvo. Di quelli che ti svegliano o ti addormentano?» chiede, guardando il liuto.

«Dipende da quanto gli sto simpatico. Di solito graffia, poi canta», rispose Brian.

Il corvo intagliato apre il becco e gracchia una nota corta, come per presentarsi. Giusy ride piano.

«Allora siamo quasi colleghi. Io per ora ho solo questo», disse, sfiorando il flauto.

«Suoni?» chiese Brian.

«Quando il mercato è gentile. E quando lo zio non mi fa vendere anche le pause tra una nota e l’altra.»

«Mai monetizzare le pause. Sono sacre», dichiarò Filippo.

Si scambiano un sorriso.

«Stiamo andando al Monte di Vetro. Grotta dell’Oracolo», disse Giordano.

Filippo fischia piano.

«Dall’Araldo, dunque. Gli porto sabbia e biscotti al carbone ogni tanto, li adora. Lui dice che è la sabbia che porta me.»

«Tu ci sei già stato?» chiese Kai.

«Alla Grotta? si ma non più. Ora mi fermo fuori a parlare con i riflessi.

Sono molto più educati dei profeti», rispose Filippo.

Giusy guarda Brian.

«E voi? Cosa chiedete a uno che legge disegni nella sabbia?»

«Per gusto personale, io chiederei di farmi vincere qualche rissa a braccio di ferro poetico. Ufficialmente, cerchiamo i pezzi di un rompicapo che potrebbe evitare altri disastri», disse Brian.

«Allora spero che la sabbia sia di buon umore», disse Giusy.

Cala un breve silenzio carico.

«E voi dove andate?» chiede Brian.

«Mercato delle Meraviglie. Tre giorni verso sud. Lei suona, io vendo cose di cui non avete bisogno fino a quando non ve le vendo», rispose Filippo.

«Se sopravvivete all’Araldo… ci vediamo lì. Posso suonarti qualcosa che non ho ancora rovinato», disse Giusy, rivolta a Brian.

«Se sopravviviamo all’Araldo… promesso. Ti porto una storia in cambio», rispose lui, con un mezzo sorriso sincero.

Filippo li saluta agitando un campanello che non fa alcun suono.

«Buona fortuna, cercatori! E ricordate: se una reliquia brilla troppo… probabilmente qualcuno voleva che la vedeste», disse.

Il carretto riparte. Il flauto di Giusy emette una nota sola, lunga, che li accompagna mentre si allontanano.


SCENA 5 - «L’Araldo e il disegno incompleto»


Il Monte di Vetro si erge come un’onda solidificata: cristallo e roccia fusi, attraversati da venature di luce.

L’ingresso della grotta è una fessura trasparente; ciò che c’è dentro è un caleidoscopio di riflessi.

Dentro, la Grotta dell’Oracolo.

Pareti di vetro e cristallo, colonne di sabbia sospesa che scende a un ritmo innaturale. Ogni parola rimbalza in mille eco sovrapposte.

Seduto su una pietra levigata, l’Araldo della Sabbia.

Veste lunga color ocra, turbante, barba intrecciata.

La sabbia gli scivola dalle mani senza finire mai.

«Cinque passi esitanti, tre respiri trattenuti, un gatto nervoso e un archivio che brilla troppo. Entrate. La grotta sa che siete qui da quando avete pensato di venirci», disse, senza alzare lo sguardo.

Entrano. I passi suonano come tocchi di campanelli.

«Sei l’Araldo della Sabbia?» chiese Giordano.

L’uomo alza lo sguardo. Gli occhi sembrano avere dietro un deserto intero.

«Dipende. Venite a chiedere il futuro… o a capire cosa avete già combinato nel presente?»

«Confermo: profeta. Manuale base», mormorò Brian a bassa voce.

Giordano inspira.

«Cerchiamo i restanti tre frammenti del Codice Maestro. Ne abbiamo trovati tre. Ci hanno detto che tu… sai leggere i disegni dietro le cose.»

Aethyr si illumina, proiettando la mappa con i tre punti.

«Posizioni dei Frammenti raccolti: Rovine degli Illuminati, Montagne dei Sussurri, piazza di Agridonia. Richiesta: individuare pattern spaziale che suggerisca posizioni degli altri tre», disse.

L’Araldo osserva la mappa, poi il gruppo, poi di nuovo la mappa.

«Tre punti sono una coincidenza elegante. Quattro fanno un sospetto.

Sei… fanno una figura.»

Prende un pugno di sabbia, lo soffia verso la mappa. I granelli restano sospesi, allineandosi attorno ai punti luminosi.

«I frammenti sono petali, dite. Allora guardate il fiore, non il gambo.»

Guida la mano di Giordano verso l’ologramma.

«Unisci ciò che già hai. Non per forza in ordine. Lascia che la forma ti mostri se stessa.»

Giordano traccia linee tra i tre punti. Mentre lo fa, la sabbia si sposta, completando come da sola i lati mancanti. Un esagono si delinea. T

re vertici occupati, tre vuoti che si accendono uno dopo l’altro in zone bianche della mappa.

«Pattern rilevato. Le nuove coordinate corrispondono a tre zone di alta anomalia energetica nei miei frammenti di mappa. La figura… è completa», disse Aethyr.

«Quindi l’esagono era sempre lì. Noi lo vedevamo… a metà», disse Kai.

«Come quasi tutto nella vostra vita. Vedete metà, ne deducete il senso, e vi offendete quando la seconda metà non vi assomiglia», disse l’Araldo.

Brian sta per replicare, poi decide che no, non vincerà.

L’Araldo si alza. La sabbia continua a scorrergli dalle mani.

Si avvicina a Giordano.

«I frammenti sono sei. Ma non sono gli unici vertici della figura che stai disegnando. Sei anche tu un punto su quel disegno. E non sei sul bordo.

Sei al centro.»

Giordano sente la cicatrice pungere.

«Questo vuol dire… cosa, esattamente?»

«Vuol dire che presto sarai circondato. Da persone che chiamerai “amici”, da persone che chiamerai “nemici”, da qualcuno che hai chiamato “padre”, e da qualcuno che non sai ancora come chiamare», disse l’Araldo, guardandolo dritto.

«E dovrai decidere chi sono davvero.

Non in base alle parole che usano, ma a cosa sono pronti a perdere per non perderti.»

Fuffi, ai piedi di Giordano, smette di fare le fusa.

«Dovrò… scegliere tra di loro?» chiese Giordano.

«Dovrai scegliere chi difendere quando non potrai difendere tutti.

E farlo sapendo che la tua memoria non è solo tua: è un nodo in cui si agganciano le vite di molti.»

La grotta sembra stringersi.

«Vi dico questo, cercatori: la mappa vi porterà agli altri tre Frammenti.

Ma non confondete “sapere dove andare” con “sapere cosa fare” quando li avrete in mano», aggiunse.

Si allontana, tornando al suo sasso di sabbia.

«Ora andate. La sabbia ha detto ciò che doveva. Il resto… è vostro.»


SCENA 6 - «Tre nuovi punti e qualche vecchio dubbio»


Fuori, il Monte di Vetro riflette il cielo in mille schegge.

La luce è strana, come se provenisse da più direzioni contemporaneamente. La squadra scende per il sentiero.

Aethyr fluttua più leggero.

«Coordinate dei tre nuovi punti registrate. La figura è… soddisfacente», disse.

«Almeno la geometria ci vuole bene», commentò Kai.

Brian cammina un po’ più indietro, lo sguardo perso tra il Monte e la direzione del Mercato delle Meraviglie.

«Pensavo che l’Araldo fosse più… criptico. Invece è solo brutalmente onesto», disse.

«Dice che dovrò decidere chi è davvero dalla mia parte. Come se non fosse già abbastanza complicato capire da che parte sto io», disse Giordano.

Fuffi si arrampica sulla sua spalla, gli pianta una zampa sulla testa come fosse un promemoria.

«Nuova variabile: “scelte future di Giordano in condizioni di pressione estrema”. Non calcolabile. Il che è, sorprendentemente, rassicurante», disse Aethyr.

Kai guarda la mappa.

«Abbiamo tre nuovi punti da esplorare, un oracolo che ci ha fatto un mezzo rimprovero, e qualcuno da qualche parte che sta giocando con un incantesimo proibito. È ufficiale: la fase tranquilla della stagione è finita.»

Brian sorride di lato.

«Lato positivo: adesso ho un motivo in più per sopravvivere. Ho promesso a una certa flautista che le avrei portato una storia.»

Giordano inspira la Nebbia residua, che sa di vetro freddo e promesse.

«Torniamo ad Agridonia. Lorenzo deve sapere del pattern. E… forse anche che qualcuno sta provando a far nascere di nuovo qualcosa che non dovrebbe esistere due volte.»

Fuffi emette un miagolio breve, come un «già».

Il Monte di Vetro alle loro spalle, Agridonia davanti, e da qualche parte, invisibile, un rituale proibito che prepara un vuoto ancora senza forma.


SCENA 7 - «Il coniglio che guarda troppo a lungo»


La luce si piega in riflessi obliqui, il vento porta odore di polvere fredda e resina bruciata.

Agridonia è ancora lontana, ma si intravede un chiarore all’orizzonte.

Il gruppo cammina in fila sparsa.

Brian fischietta un frammento di melodia che ricorda vagamente il flauto di Giusy.

Kai armeggia con la mappa.

Aethyr fluttua a bassa intensità, quasi assonnato.

Fuffi dorme sulla spalla di Giordano, vibrando piano.

All’improvviso, Aethyr si illumina di scatto.

«Anomalia davanti a noi. Oggetto non identificato a otto metri.»

Si fermano. Sul sentiero, immobile, c’è un coniglio. Piccolo, bianco‑grigio, le orecchie dritte. Sembra uscito da un vecchio libro illustrato del Vecchio Mondo. Muove il naso, annusa l’aria.

«…seriamente? Dopo un Araldo, una Custode e un incantesimo proibito, ci blocca la strada… un coniglio?» disse Brian.

«È solo un coniglio», disse Kai.

Il coniglio li guarda.

Gli occhi, per un istante, sembrano normalissimi: scuri, lucidi, curiosi. Giordano fa un passo avanti.

«Ci passi, amico? Abbiamo avuto una giornata lunga.»

Il coniglio inclina la testa.

Poi, mentre Giordano avanza di un altro passo, qualcosa cambia.

La luce intorno a lui si abbassa di un tono.

I riflessi sul vetro si allungano.

Il coniglio sembra… più grande.

Non fisicamente: come se la sua ombra fosse cresciuta di colpo.

Gli occhi non sono più lucidi. Diventano fenditure nere, profonde, leggermente troppo verticali per appartenere a un animale di campo.

Brian smette di respirare per un secondo.

«Ok, non mi piace più.»

Il muso si distende in un modo sbagliato, come se un sorriso umano avesse provato ad abitare la forma di un coniglio e si fosse fermato a metà.

Un dente sporge, troppo lungo, come una lama di osso.

Piccoli tremori scuotono il corpo del coniglio.

Il pelo sembra fumare ai bordi, come se stesse cercando di ricordarsi un’altra forma.

Kai fa un passo indietro.

«Non è… solo un coniglio.»

L’aria attorno a loro si raffredda di colpo.

Per un momento, ciascuno ha la sensazione fugace di aver dimenticato qualcosa di importante: una parola, un nome, un volto.

«Interferenza nei miei log. Piccola perdita di pacchetti di memoria a breve termine. Fonte: davanti a noi», disse Aethyr, a bassa voce.

Fuffi si sveglia di scatto. I suoi occhi si spalancano, la stella sul petto esplode in un bagliore intenso. In un attimo è a terra, tra Giordano e il coniglio.

Inarca la schiena, il pelo rizzato, la coda gonfia come un pennello.

Emette un ronzio grave, quasi infrasonico.

Poi soffia.

Non un soffio normale: un getto di aria e luce che fa vibrare il vetro sotto di loro.

Il suono sembra un «no» pronunciato da qualcuno molto più vecchio del gatto.

Il coniglio lo fissa.

Per un istante, gli occhi del coniglio si allargano e, dietro il nero, si intravede qualcosa: una matrice vuota, una griglia di linee, un codice in costruzione che ancora non ha deciso che tipo di mostro vuole essere.

Il sorriso storto si spegne. Il coniglio fa un balzo laterale.

Non lascia impronte. Dove era, per un attimo, il vetro misto alle roccie appare… più liscio, come se fosse stato lucidato via da qualcosa che non tollera segni.

Poi non c’è più.

Niente scia, niente rumore.

Solo il vento che ricomincia lentamente a muoversi.

Silenzio.

Brian rompe l’incantesimo.

«Sono l’unico a essersi sentito stupido per aver avuto paura di un coniglio… e contemporaneamente non abbastanza paura?»

«No. Benvenuto nel club», disse Kai.

Aethyr lampeggia, inquieto.

«Nota tecnica: l’oggetto non mostrava parametri energetici elevati… eppure ha interferito con i miei registri. Consiglio: classificare l’evento come “anomalia da non ignorare”.»

Giordano guarda Fuffi.

Il gatto continua a fissare il punto dove il coniglio è sparito, orecchie tese, senza rilassarsi.

«L’hai… riconosciuto?» chiede piano.

Fuffi non risponde, ovviamente.

Ma le sue orecchie tremano leggermente, come se fosse in ascolto di qualcosa oltre il sentiero.

Poi, lentamente, si volta verso Giordano, fa un miagolio secco, e risale sulla sua spalla.

La coda resta gonfia.

«Mettiamola così: se pure il gatto firewall soffia, io do retta al gatto firewall», disse Brian.

«Sì. Torniamo ad Agridonia prima che la prossima cosa ad attraversarci la strada sia un Mago senziente», aggiunse Kai.

Riprendono a camminare. La strada di vetro e roccia si allunga davanti a loro mentre le figure diventano sempre più piccole.


FINALE ALLA FABIO


E così, cari viandanti con la mente affilata, facciamo il punto.

Aethyr ha guardato tre puntini sulla mappa e ha detto:

«Tranquilli, è solo un esagono esistenziale.»

L’Araldo della Sabbia ha spiegato a Giordano che i veri rompicapi non sono i Frammenti, ma le persone che ci finiscono dentro.

Brian è riuscito a innamorarsi in mezzo a un viaggio iniziatico (record personale).

La Custode ha lanciato un avviso che suona parecchio come «non rifate quell’incantesimo, idioti».

E un coniglio apparentemente innocuo ha guardato tutti come se stesse prendendo misure per un trasloco dentro le loro teste.

Se vi state chiedendo cosa significhi tutto questo, non siete soli.

Neanche i personaggi lo sanno.

Neanche io lo so.

Ma facciamo finta che sia voluto, ok?

La morale provvisoria di oggi potrebbe essere qualcosa del genere:

Uno: quando inizi a unire i puntini, scopri che il disegno non è mai solo “fuori”: c’è sempre un esagono anche nelle relazioni, nelle alleanze, nei rancori.

E di solito tu sei il punto in mezzo.

Due: gli oracoli sono molto bravi a dirti che dovrai scegliere, molto meno a dirti come ci si sente quando arrivi davvero al bivio.

Spoiler: non bene.

Tre: se un coniglio ti blocca la strada e per un attimo ti dimentichi cosa stavi dicendo… magari non è solo la stanchezza.

Magari è il futuro che ti fa ciao con la zampa, e poi scappa via ridendo.

Voi, intanto, segnatevi queste tre cose:

c’è un disegno più grande di quanto sembra,

c’è qualcuno che gioca ancora con un incantesimo proibito,

e c’è un gatto che, quando soffia, non sta solo difendendo la compagnia… sta difendendo anche la vostra memoria.

Per oggi chiudiamo qui.

Andate a bere un bicchiere d’acqua, respirate, e magari, prima di dormire, controllate che sotto il letto non ci sia niente.

Se vedete un coniglio, non premete «reset».

Non ancora.

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