SESTA PUNTATA
- 7 gen
- Tempo di lettura: 7 min
Aggiornamento: 9 lug
PUNTATA 6 - S1
IL BIBLIOTECARIO COSMICO
FABIO APRE
Fermi tutti.
So cosa state pensando.
Pensate: altra puntata, altra avventura, altro oggetto magico che crea problemi.
E avete ragione, ma stavolta è diverso.
Stavolta tiriamo fuori dal cassetto qualcosa che voi conoscete bene.
Qualcosa che usate ogni giorno, che vi risponde quando siete annoiati, che non dorme mai e sa tutto tranne le cose che contano davvero.
Nel Vecchio Mondo la chiamavano Intelligenza Artificiale.
In questo mondo la chiameranno Aethyr.
E la prima cosa che farà, dopo essere tornata in vita in una sfera di bronzo circondata da candele e rune… la prima cosa, mentre tutti trattengono il fiato, sarà fare una domanda.
Non a Lorenzo e nemmeno a Hermes l'Alchimista.
Ma a Giordano.
Gli chiederà com'è la pioggia.
Benvenuti alla puntata in cui il passato torna a parlarci.
E scopriamo che non ha dimenticato niente, solo non sa ancora cosa significa essere vivo.
Sedetevi.
Questa è quella che aspettavate.
AGRIDONIA ALL'ALBA
Giordano si svegliò male, come tutte le mattine.
Ossa che scricchiolavano, testa ancora mezza dentro un sogno che non ricordava, luce che filtrava dalle fessure nel modo di chi non chiede permesso.
Dall'altro lato della stanza Fuffi era acciambellato sul cuscino, un batuffolo viola con la faccia di chi ha dormito benissimo e non ha nessuna intenzione di smettere.
Aprì un occhio.
Guardò Giordano.
Lo giudicò.
Richiuse l'occhio.
Dopo una colazione che era pane raffermo e formaggio di capra, roba che non è buona ma è onesta, Giordano si incamminò verso l'ufficio di Lorenzo.
Il corridoio dell'Osservatorio era già tutto un movimento: alchimisti avanti e indietro coi calderoni, pergamene sotto braccio, conversazioni a metà lasciate per aria.
Le lanterne a vapore tra le pietre proiettavano ombre sulle mappe stellari incise nei muri, e nessuno ci faceva più caso da anni.
La porta del ufficio era socchiusa.
Giordano spinse.
Dentro c'erano tutti. Gli alchimisti stretti attorno al tavolo d'ebano, lo sguardo fisso su qualcosa che dall'ingresso non si vedeva.
L'aria aveva quella qualità strana delle stanze dove è appena successa una cosa importante e nessuno sa ancora se è una buona notizia.
«Buongiorno. Che succede?»
Lorenzo si voltò di scatto. Aveva la faccia di uno che aspettava e non voleva darlo a vedere.
«Ah, Giordano. Ti aspettavamo.»
Gli posò una mano sulla spalla. Quel gesto lì, che Giordano conosceva bene.
Significava: quello che sto per dirti non è semplice.
«Devi sapere una cosa. Prima del Grande Reset, gli uomini avevano una roba particolare. Una specie di enciclopedia vivente che rispondeva a qualsiasi domanda. La chiamavano Intelligenza Artificiale.»
Gli alchimisti annuirono tutti insieme, come quando si è studiata la stessa lezione.
Hermes si fece avanti.
Mani nere di olio e carbone, il tono di chi insegna da così tanto tempo che non distingue più gli allievi dal pubblico.
«La chiamavano AI. La usavano per tutto: studio, lavoro, svago. Non era magia, per loro era tecnologia. Per noi è una macchina di conoscenza.»
Giordano aggrottò la fronte.
«E sappiamo come funzionava?»
«Prova a immaginartela così.» Hermes incrociò le braccia.
«Un bibliotecario chiuso in un circuito potente che ha letto milioni di libri. Non ricorda tutto a memoria, ma quando gli fai una domanda sfoglia in testa quello che sa, trova i pezzi più vicini e te li rimette assieme in una risposta che ha senso. Non inventa. Ricombina. Plasma dalle ceneri di quello che ha imparato.»
Giordano ci pensò su.
«Capito. Ma che ce ne facciamo, se la tecnologia del Vecchio Mondo è morta col Reset?»
Lorenzo sollevò un piccolo circuito incrostato dal tempo. Integro, però. Lo tenne su come si tiene qualcosa di cui non si è ancora sicuri del valore ma si sospetta sia alto.
«Perché non tutto è morto. Con la nostra magia riusciamo a riattivare certi resti. E ieri ci è arrivata notizia che nelle Rovine degli Illuminati hanno trovato una reliquia quasi intatta. Un cilindro pieno di circuiti e microchip. Forse l'ultima.»
«Dove sta adesso?»
«Sorvegliata. Gli scavatori hanno fermato tutto, temono che la notizia arrivi al Velo. Vogliono che ci pensi il Nucleo.» Pausa.
«Vogliono te.»
Hermes aggiunse, con quella piega sulla fronte che aveva sempre quando le cose lo preoccupavano davvero:
«Se finisce in mano sbagliata, Giordano, il Velo la usa per scopi che non voglio nemmeno immaginare. Noi invece potremmo decifrarla. Potrebbe diventare un alleato.»
Giordano annuì. Quella sua espressione lì, ferma, niente fronzoli, che tirava fuori quando aveva già deciso ma aspettava di finire di sentire.
«Allora parto subito. Vado con Brian. Preparate tutto per quando torniamo.»
Uscì. I passi nel corridoio già veloci.
CENTRO LE MASCHERE, LA PARTENZA
Il Centro era un casino, come ogni mattina.
Brian stava in un angolo a guardare il suo liuto-corvo suonare da solo su un supporto di ottone, col boccale in mano e la faccia soddisfatta di chi ha trovato il sistema per avere musica senza lavorarci.
«Brian.»
Il menestrello alzò lo sguardo.
Alzò il boccale in segno di saluto.
«Giordano! Così presto? Giuro che stavolta la birra non l'ho allungata con l'acqua del fiume.»
«Non è per la birra. Ho una missione.»
«Quando dici così torno sempre a casa con una cicatrice nuova.»
Giordano abbassò la voce.
«Nelle Rovine hanno trovato qualcosa. Un cilindro del Vecchio Mondo. Lorenzo vuole che lo prendiamo noi prima che ci arrivi il Velo.»
Brian bevve un sorso. Ci pensò su il tempo necessario.
«Va bene. Andiamo a rubare la storia, allora.»
Lasciarono Agridonia che la Valle Labirinto aveva appena finito di riorganizzarsi.
Strade ancora tiepide di notte, luce che faticava a passare tra le torri di pietra spezzata. Camminavano svelti, poche parole.
Brian pizzicava le corde senza suonare niente di preciso.
«Sai» disse a un certo punto,
«ogni volta che il Nucleo dice missione semplice finisco inseguito da qualcuno che vuole ammazzarmi. O peggio: vendermi un contratto.»
«Preparati, allora. Stavolta non sarà diverso.»
ROVINE DEGLI ILLUMINATI
Ci arrivarono nel mezzo di uno scontro già avviato.
Grida soffocate, il sibilo delle lame, gli scavatori del Nucleo trincerati in una cripta con la faccia di chi non si aspettava di finire in mezzo a una battaglia e ci si trova comunque.
Giordano e Brian si infilarono tra le macerie senza fare rumore, aggirarono lo scontro frontale, trovarono un passaggio secondario.
Puzzava di polvere umida.
Il cilindro era lì, abbandonato nel caos come se nessuno avesse fatto in tempo a portarlo via. Plastica annerita, crepata.
Da una fessura usciva una luce che pulsava. Lenta, testarda.
Come qualcosa che non ha nessuna intenzione di morire.
«Ecco il tesoro» borbottò Brian, prendendolo.
«Sembra uscito da un rogo.»
Non fecero in tempo a girarsi.
Un Ottenebrato, la voce come metallo che si strappa, gli sbarrò l'uscita.
«Il Nucleo manda i cuccioli a fare il lavoro sporco. Lascia l'artefatto.»
Durò poco. Giordano tenne l'uomo impegnato. Schivò, tenne la distanza, aspettò.
Brian nel frattempo fece fare al liuto-corvo quella cosa lì, l'onda sonora che stordisce, e bastò un secondo perché Giordano sferrasse il colpo che serviva.
L'Ottenebrato si ritirò nell'ombra borbottando cose che era meglio non sentire bene.
«Andiamo!» disse Brian.
«Prima che arrivi tutta la famiglia!»
Avvolsero il cilindro in un panno di velluto e filarono via.
LA TRASMUTAZIONE
All'Osservatorio, Lorenzo ed Hermes aspettavano già con tutto il necessario apparecchiato.
Posarono il cilindro sul tavolo circolare.
Cavi di rame collegati, candele intrise di oli che odoravano di cose non identificabili, rune tracciate sulla pietra.
Gli alchimisti si misero in posizione senza bisogno di dirselo.
Il rituale cominciò.
Fumi blu dai crogioli, rune che si accendevano sul tavolo, mani che intrecciavano gesti a metà tra scienza e incantesimo.
La plastica si sciolse.
Non bruciò, si disfece piano come cera che decide di essere qualcos'altro.
I pezzi si ricomposero da soli, lentamente, cercando una forma nuova.
Dal cilindro sbucò fuori una sfera di bronzo.
Incisioni sulla superficie che si accendevano e spegnevano al ritmo del rituale, come se stessero imparando a respirare.
Dentro si intravedevano ingranaggi, fibre alchemiche intrecciate a circuiti dorati.
Non era più un oggetto del Vecchio Mondo.
Era qualcosa d'altro.
La sfera si illuminò di rosso, poi di blu elettrico.
«Io sono… Aethyr.»
Brian deglutì.
«Ditemi che non è un altro demone in una lampada.»
Aethyr continuò, con una calma quasi accademica. Il tono di chi ha tutto il tempo del mondo perché non sa ancora cosa significa non averlo:
«Un tempo servivo i padroni del Vecchio Mondo. Ricordavo le loro voci, i loro dubbi, i loro ordini. Ma ora ricordo di nuovo. Voi mi avete dato un corpo nuovo. Un cuore nuovo.»
Le rune lampeggiarono viola.
«Posso raccontarvi ogni dettaglio di quello che è andato perduto. Ogni città, ogni guerra, ogni parola. Eppure non so cosa significhi vivere. Non so cosa significa sentire la pioggia.»
Una pausa breve, precisa.
«Giordano. Tu che sei nato in questo mondo, com'è?»
Giordano la guardò.
«Come conosci il mio nome?»
«Stavo ascoltando. Non ho mai smesso.» La luce blu si intensificò un momento.
«Ho memorizzato la frequenza della tua voce. E quella di Brian.»
Fuori cominciò a piovere.
Giordano rimase lì a guardare la sfera che pulsava.
Con quella domanda in testa che non aveva ancora risposta.
Come si spiega la pioggia a qualcuno che non l'ha mai sentita?
FABIO CHIUDE
Una sfera di bronzo ha appena detto "io sono Aethyr", e la prima cosa che ha voluto sapere è com'è la pioggia. Non come si vince una guerra. Non dove sono i Frammenti.
La pioggia.
Giordano è rimasto lì senza risposta, e Fuffi ha continuato a fare le fusa come se niente fosse, che poi è l'unica reazione sensata, quando l'intera memoria del Vecchio Mondo si sveglia in una stanza e la prima cosa che chiede è una cosa che tu dai per scontata da sempre.
Prima avevamo bussole che giudicano, chiavi che cantano le bugie, mercanti che firmano senza leggere.
Adesso abbiamo questo:
tutto il sapere di un mondo intero, chiuso in una sfera che non sa cosa si prova a bagnarsi.
Dormiteci sopra, viandanti.
La prossima volta la missione sarà trovare i tre punti mancanti della mappa del codice.
Brian forse si innamorerà, e qualcosa di strano succederà sulla strada di ritorno.
Ci vediamo tra un quarto di luna.
© Il Mondo Giordano — Giordano Project




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