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QUINTA PUNTATA

Aggiornamento: 5 giorni fa

STRATEGIA DEL VELO


Dite la verità:


quando pensate al “male assoluto” immaginate fulmini, demoni, o al massimo il commercialista a fine anno.

Invece no:

«Benvenuti nel Cratere del Silenzio, miei investitori di caos:

oggi facciamo un tour guidato nella mente di un uomo che ha amato troppo, ha perso tutto e ora chiama “strategia” quello che altri chiamerebbero vendetta.»

«Vittorio scende scala dopo scala nella Torre Nera,

ogni gradino è un “se solo” che non ha mai detto a nessuno.

Lo aspettano due consiglieri, qualche tonnellata di lavae un’idea geniale

come buttare benzina su una biblioteca in fiamme:

rifare l’incantesimo che gli ha portato via Isa,

ma stavolta contro un gatto.»

«Se pensate che questa sia una metafora esagerata,

forse non avete mai visto cosa succede quando il dolore decide di diventare architetto.»


Nel Cratere del Silenzio:

Vittorio scendeva lentamente la lunga scala a spirale della sua torre, mentre la luce rossastra della lava filtrava dalle fessure delle pareti.

Ogni passo gli ricordava il giorno in cui aveva deciso di scolpire quella montagna di roccia vulcanica e farne la sua dimora.

La Torre Nera era nata così: scavata tra lava incandescente e pietra dura, subito dopo aver abbandonato Agridonia.

Era sceso nel cratere, aveva appoggiato le mani sulla roccia bruciante e, con ostinazione e disciplina, aveva iniziato a trasformarla.

Con lui, quasi subito, erano arrivate altre persone, richiamate dal suo carisma tagliente come vetro fuso.

Le aveva chiamate gli Ottenebrati.

Oggi erano i suoi seguaci più fedeli.

Con loro, stanza dopo stanza, corridoio dopo corridoio, avevano fatto emergere una struttura completa: laboratori, osservatori, punti di difesa, mura scolpite come zanne nere.

Tutto era costruito con pareti irregolari, ruvide, scure come cenere antica. L’aria odorava di minerale bruciato, e un calore costante vibrava sotto i piedi.


Raggiunto il laboratorio,

— la stanza dove passava la maggior parte del tempo —

Vittorio trovò ad attenderlo i suoi due collaboratori più fidati: Eddy e Simone. Erano stati i primi che aveva reclutato, e si erano rivelati ottimi strateghi, oltre che profondi conoscitori di alchimia.

Eddy incrociò le braccia.

«Ti aspettavamo. Le ultime notizie dal Nucleo sono confermate.»

Simone mostrando la mappa di Agridonia aggiunse.

«Hanno recuperato i primi tre frammenti del Codice Maestro.»

Vittorio sfiorò il tavolo di pietra al centro della stanza, liscio solo al centro, ruvido ai bordi.

«Perfetto», mormorò con un mezzo sorriso.

«Il piano procede. Lasciamoli cercare. Più trovano, più sarà facile… portarglieli via.»

I due uomini si scambiarono uno sguardo teso, e si sedettero.

Le torce facevano danzare le ombre sulle loro facce.

«Il Nucleo ha più ricercatori di noi» osservò Eddy, la mano che stringeva istintivamente il calcio della sua balestra.

«Dovrebbero essere loro in vantaggio, eppure…»

«Eppure non lo sono.»

Vittorio si sedette, appoggiando le mani sul tavolo.

«Stanno facendo esattamente ciò che voglio.»

Simone corrugò la fronte, e con un gesto lento ma fermo, abbassò la canna dell'arma che Eddy teneva sollevata. 

«E la Custode? La chiave di Kepek… sei sicuro che sia una mossa che non ci si ritorcerà contro?»

«La Custode della Nebbia non ha idea di essere stata usata» rispose Vittorio con calma glaciale.

«Il Nucleo crede che io stia collaborando con lei per ottenere i frammenti.

E intanto Lorenzo e Giordano la guardano con sospetto.»

Eddy si sporse in avanti.

«Quindi sei convinto che tra Giordano e la Custode ci sia davvero un legame?»

«Sospetto di sì. E in questo piano c’è anche l’obiettivo di metterli uno contro l’altra.»

La sua voce era ferma, tagliente.

«Se si indeboliscono tra loro, tutto sarà più semplice.»

Il silenzio della stanza venne interrotto solo dal gorgoglio lontano della lava.

«Il piano funziona» disse Simone, quasi con riluttanza.

«Giordano dubita della Custode. Lorenzo pensa solo a cercare nuovi frammenti e non protegge quelli che già possiede.»

«Esatto» concluse Vittorio.

«Sta trascurando ciò che conta davvero.»

Ma poi il suo sguardo si incupì. Per un attimo le fiamme nei bracieri parvero vibrare. Il sibilo lontano del vapore che sfuggiva dalle fessure nella roccia accompagnava le loro parole come un respiro costante.

«C’è un problema» ammise.

«Fuffi.»

Eddy deglutì.

«Il… gatto.»

«Non è un gatto qualunque» ribatté Vittorio.

«Isa l’ha creato. E io so che quella creatura sta proteggendo Giordano. C’è un potere lì dentro che ancora non comprendiamo. E potrebbe mandare in rovina tutto questo. Dobbiamo creare un essere che sia in grado di contrastare quel gatto.»

Simone si passò una mano sul volto, nervoso.

«Vittorio… non starai dicendo che stai pensando davvero di replicare l’incantesimo proibito? Quello che…»

«Quello che ha ucciso mia moglie.»

La voce di Vittorio tremò per un istante, poi si incrinò in un’ira improvvisa. «Non è stato l’incantesimo! È stato Lorenzo! È stato lui a mandarla in quella missione! L’ha condannata!»

Le pareti sembrarono rimbombare della sua urla, come se la torre stessa stesse trattenendo il respiro.

Eddy e Simone tacquero, immobili, mentre un velo di cenere scendeva dal soffitto, mosso dall’eco della collera.

Vittorio inspirò a fondo, il petto che si sollevava e abbassava lentamente. «Troverò un modo» sussurrò infine.

«Creerò un essere in grado di contrastare Fuffi. Anche se dovessi rischiare tutto.»

Vittorio si fermò un istante, osservando i suoi due collaboratori. La lava, nelle cavità della torre, pulsava come un cuore sotterraneo.

«Eddy, Simone,» disse con voce ferma,

«radunate degli uomini. Voglio che li mandiate alle Rovine degli Illuminati.»

Eddy sollevò lo sguardo.

«Sorveglianza?»

«Esatto.» Vittorio intrecciò le dita, appoggiandole sul tavolo di pietra.

«Il Nucleo sta scavando in quella zona. Cercano qualcosa di importante tra le reliquie del Vecchio Mondo. E tutto ciò che trovano…»

fece una pausa, gli occhi che brillavano come carboni accesi,

«…potrebbe essere utile anche al Velo.»

Simone si avvicinò.

«Pensi che sia tecnologia antica?»

«La tecnologia del Vecchio Mondo è morta,» rispose Vittorio, con un tono che sembrava già un giudizio finale,

«ma Lorenzo ha il talento per ridarle vita. Ed è questo che mi interessa.»

Il calore nella stanza aumentò, come se la torre stessa avesse reagito al peso della rivelazione.

«Manderemo tre Ottenebrati,» continuò.

«Saranno invisibili tra le ombre. Nessuno deve scoprirli. Uomini che sappiano guardare senza essere visti. E, se scoperti, che sappiano tacere per sempre.

E ogni ritrovamento, ogni scintilla di informazione… voglio che sia riferita direttamente a me.»

«Chi scegliamo?» chiese Eddy.

Vittorio non esitò.

«Prendete uomini che sappiano muoversi di notte. Non abbiamo margine d’errore.»

«Subito,» disse Simone, già avviandosi verso l’uscita.

Eddy annuì e lo seguì, lasciando Vittorio solo nel laboratorio.


Il silenzio calò come un velo denso.


Il suono della lava lontana sembrava un respiro profondo, antico.

Vittorio rimase immobile per qualche secondo, poi si voltò verso la piccola biblioteca scavata nella parete.

Prese un diario consumato, la copertina annerita dal tempo e dal fumo.

Lo aprì lentamente, come si apre una ferita che non si è mai chiusa.

Era il diario degli incantesimi di Isa, il suo grimorio.

Sfogliò le pagine con un tocco quasi rispettoso, le dita che tremavano appena. I segni tracciati da lei — linee, rune, disegni, formule — sapevano ancora di magia viva.

Arrivò all’ultima pagina.

L’Incantesimo Proibito.

Simboli intricati, annotazioni febbrili, linee di energia rappresentate come circuiti viventi.

Vittorio si chinò sul testo, gli occhi che scorrevano ogni dettaglio come se volessero divorarlo.

Inspirò a fondo.

Il profumo dell’inchiostro bruciato e della pergamena antica si mescolava al calore del laboratorio.

E iniziò a studiare.

Il laboratorio rimase immerso in un silenzio teso, grave, carico della promessa che stava per cambiare il destino di tutti.


E qui potrei dirvi che:


Il laboratorio tacque, che la lava continuò a ribollire e che il destino del mondo cambiò per sempre, bla bla, fanfara epica e sipario.

La verità? Mentre voi vi chiedete se tifare per il Nucleo o per il Velo, Vittorio è già tre mosse avanti, con il naso dentro al diario di Isa e un’idea talmente folle da far tremare perfino la carta su cui la sto scrivendo.

Se vi sembra di sentire un brivido lungo la schiena, tranquilli:

non è la Torre Nera… è il vostro istinto che vi sussurra che l’Anti‑Fuffi non è una metafora, e nemmeno una buona idea.


«Riassunto per chi si è distratto a contare gli Ottenebrati:

il Velo lascia che il Nucleo faccia il lavoro sporco coi Frammenti, manda spie fra le Rovine, e Vittorio apre il grimorio di Isa come si riapre una ferita:

non per guarirla, ma per vedere se fa ancora male.»

«L’idea sul tavolo è semplice e terrificante:

se Fuffi protegge Giordano, allora si crea qualcosa che possa proteggerlo contro Fuffi.

Un Anti‑Fuffi.

Perché quando ami il controllo più di qualunque persona,

finisci per clonare anche i mostri.»

«La prossima volta andremo dove il Vecchio Mondo ha lasciato il suo cuore di plastica e silicio, e vedremo cosa succede quando il Nucleo tenta di resuscitarlo con candele e rune.

Fabio, narratore di fiducia (che stavolta avrebbe preferito una storia con meno incantesimi proibiti e più aperitivi).

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