top of page

QUARTA PUNTATA

Aggiornamento: 6 gen

PUNTATA SPECIALE:

IL PESO DEL SILENZIO


(Dove un segreto crea un gatto, un sacrificio ignorato consuma un'anima, e il vuoto chiama per nome)


«Cari amanti delle verità comode,

stasera vi faccio un torto:

niente inseguimenti, niente baruffe al Centro Le Maschere.

Scendiamo in un posto molto più pericoloso: il passato.»

«Questa non è una puntata, è un’autopsia emotiva.

Prenderemo l’amicizia tra Lorenzo e Vittorio, la metteremomo sul tavolo,

la apriamo con il bisturi e guardiamo cosa c’è dentro:

una donna di nome Isa, un incantesimo proibito, un gatto‑algoritmo e una montagna piena di voci che mentono con la tua voce.»

«Se pensavate che il Velo nascesse da un’idea cattiva,

scoprirete che è nato da qualcosa di peggio: un dolore che nessuno ha voluto guardare in faccia.»

Fabio, il Narratore

"Le storie migliori sono quelle che finiscono male... perché almeno sono oneste."


L'INCANTESIMO PROIBITO


Un anno prima della missione maledetta,

in un laboratorio avvolto dall'odore di terra bagnata e ozono, 

Isa compì l'impensabile.

Con le mani che tremavano per lo sforzo e gli occhi verdi opachi di determinazione, unì fango delle terre della cintura nebula,

circuiti delle Rovine degli Illuminati e un frammento della propria anima.

Dal calderone di bronzo emerse Fuffi, il gatto-algoritmo,

la stellina sul petto già pulsante di energia arcana.

Tutti nel Nucleo sapevano dell'incantesimo.

Lorenzo aveva sgridato Isa per la pericolosità del rituale,

Vittorio l'aveva guardata con preoccupazione misto a stupore.

Ma nessuno, nessuno comprese il vero motivo.

Solo Isa sapeva che la Custode della Nebbia era sua sorella Sara, corrotta dal Mantello Vivente.

Un segreto che si portava dentro per proteggerla, Fuffi doveva essere un faro per riportarla a casa.

"Perché, Isa?"

le aveva chiesto Vittorio, vedendola pallida e consumata dopo il rituale.

"È necessario,"

era stata l'unica risposta, gli occhi pieni di un dolore che non poteva condividere.

Fuffi partì per la Cintura Nebula, come programmato.


LA MISSIONE MALEDETTA


Anche dopo un anno, il prezzo dell'incantesimo continuava a essere pagato. Isa non era più la stessa.

Il fuoco che l'aveva resa la più temeraria esploratrice del Nucleo si era spento in una fiamma smorta.

Camminava come se portasse un peso invisibile, e le sue risate

- un tempo simili a cristalli che si infrangevano sul metallo -

erano diventate rare, quasi delle reminiscenze.

Quando Lorenzo annunciò la missione alle Montagne dei Sussurri,

Vittorio si oppose con ferocia.

"Non è in condizioni!"

disse, guardando Isa che ascoltava in silenzio, le occhiaie profonde come ombre.

"Solo voi due assieme potete far fronte ai sussurri, e La Tavola di Smeraldo può essere decifrata solo da lei,"

replicò Lorenzo, la voce carica della responsabilità di guidare.

"E Agridonia ne ha bisogno."

Isa alzò lo sguardo.

"Andrò."

La sua voce era un filo di sé, ma la decisione era di ferro.

"È il mio dovere."

Era un atto di eroismo temerario.


LA SALITA VERSO L'ABISSO


Le Montagne dei Sussurri erano scheletri di pietra nera.

Fin dall'inizio, Isa lottava.

Il suo respiro era affannoso, i passi incerti.

Vittorio le stava costantemente accanto, un braccio pronto a sostenerla.

"Torna indietro,"

le implorò dopo che, superando un crepaccio, lei inciampò e lui la afferrò per un braccio appena in tempo.

Lei scosse la testa, gli occhi persi nella nebbia che li avvolgeva.

"Devo farlo. Per tutti noi."

I Sussurri arrivarono, e trovarono un'anima già svuotata, le cui difese erano state consumate un anno prima.

"Sei debole, Isa... Hai fallito con tua sorella... Fallirai anche qui…"

Ma le poche forze che gli rimanevano la fecero proseguire.


IL VOLO NEL VUOTO


Quando raggiunsero la vetta, Isa era un guscio.

La Tavola di Smeraldo era lì, sospesa su un abisso senza fondo, incastonata in un arco di ossa.

Le sue sette leggi brillavano di una luce verdastra, ipnotica.

Isa corse verso di essa.

Ne vide solamente sei, le dita che sfioravano i glifi, ma i suoi occhi non riuscivano a decifrare le scritte.

Poi, il sussurro finale, quello che colpì il cuore del suo essere di madre:

"Mamma... aiutami, ti prego..."

- la voce di Giordano.

I suoi occhi verdi si persero in un oblio.

"Mi chiama,"

mormorò, con un sorriso estatico e innaturale.

Vittorio urlò, tese una mano.

"Isa, è un inganno! È il vuoto!"

Ma per lei, svuotata dalla doppia eredità del sacrificio

- l'incantesimo segreto e la missione pubblica -

non c'era più differenza tra realtà e menzogna.

Si lasciò cadere all'indietro, nel nulla.

Vittorio rimase in ginocchio sul bordo dell'abisso, mentre il vento gli rubava le lacrime prima che potessero cadere.


IL RITORNO DEL FANTASMA


Vittorio tornò ad Agridonia, un uomo spezzato.

"Dov'è Isa?"

chiese Lorenzo, il volto un maschera di terrore.

"I sussurri,"

fu l'unica parola di Vittorio, una condanna per entrambi.

Nei giorni seguenti, Lorenzo si rinchiuse nel suo studio.

Sulla scrivania, il ritratto di Isa che rideva.

Lo girò, incapace di sopportare il peso di quello sguardo.

La domanda lo torturava:

"Perché l'ho mandata? Perché, nonostante sapessi che non si era più ripresa, l'ho mandata lo stesso?"

Poche notti dopo, una piccola ombra si presentò alle porte di Agridonia. Era Fuffi.

Il gatto, come se un filo invisibile lo legasse ancora alla sua creatrice, era tornato.

Non andò da Lorenzo o da Vittorio.

Andò dritto nella stanza del piccolo Giordano, che dormiva ignaro, e si acciambellò ai suoi piedi, come a proteggerlo.

Un dono fallito di una madre alla sorella, che diventava il guardiano silenzioso del figlio.


I TRE ANNI DEL GELO


Negli anni anni che seguirono, assistemmo alla lenta metamorfosi di un uomo in un monumento al dolore.

Vittorio, che era stato un visionario appassionato, divenne un calcolatore freddo.

Il suo pensiero si contorse come un ramo avvelenato:

Durante un consiglio sui frammenti, oppose per la prima volta Lorenzo. "Distribuire conoscenza è come dare fuoco a bambini",

disse, le mani che non tremavano più.

In una riunione sulle Scuole dei Venti, il suo sguardo si fece di ghiaccio.

"La libertà che proponi è anarchia. Senza controllo, il sapere diventa arma."

Le discussioni si fecero più aspre.

"I Frammenti non sono giocattoli per il popolo, Lorenzo. Sono strumenti per pochi eletti."

Ormai parlava solo in aforismi taglienti.

"La verità senza guida è più pericolosa della menzogna.

Tu vuoi illuminare, io voglio proteggere."

Il suo amore per Giordano si trasformò in ossessione controllante.

Quando il bambino, ora di quattro anni e mezzo con gli stessi capelli neri di Isa, cercava di abbracciarlo, Vittorio si irrigidiva.

"Le emozioni sono un lusso che non possiamo permetterci",

sussurrava, allontanando quelle mani che ricordavano troppo sua madre. Lorenzo lo guardava, impotente, mentre il suo amico di una vita scivolava in un abisso che nessuna parola poteva raggiungere.


LA NOTTE DEL TRADIMENTO


Tre anni dopo la morte di Isa, in una notte senza stelle,

Vittorio entrò nella stanza di Giordano.

Il bambino di cinque anni dormiva, e Fuffi, acciambellato ai suoi piedi, alzò appena la testa, osservando con occhi che conoscevano un segreto mai svelato.

In mano, Vittorio stringeva il Pugnale-Alambicco.

"Ti renderò forte,"

sussurrò all'orecchio del figlio, in un miscuglio di amore e follia.

"Ti proteggerò da un mondo che uccide le sue eroine."

La lama scese.

Il sigillo a melagrana fu inciso.

Un gemito soffocato di Giordano, un miagolio di protesta di Fuffi.

Poi il silenzio.

Vittorio fuggì nel cratere del silenzio, fondando Il Velo.

Il suo messaggio a Lorenzo:

"I vostri figli mi serviranno in ginocchio.

Tu vivrai sapendo che è colpa tua."


IL NARRATORE CHIUDE LA TRAGEDIA


«E così l’abbiamo vista cadere, viandanti:

Isa che si lascia ingannare da un richiamo troppo simile a quello di suo figlio,

Vittorio che torna vivo ma non intero,

Lorenzo che resta con una colpa che non sa nominare,

e Fuffi che, rifiutato dalla Custode, finisce accanto al letto di Giordano come ultimo gesto d’amore.»

«Morale che non piace a nessuno:

le verità taciute marciscono, i sacrifici non capiti diventano fantasmi,

e le cicatrici dei bambini raccontano la storia degli adulti che non hanno avuto il coraggio di parlarsi.»

«La prossima volta che vedrete Vittorio urlare, la Custode ridere o Lorenzo abbassare lo sguardo, ricordatevi di questa puntata.

E chiedetevi quanti Veli nascono, nel vostro mondo, solo perché qualcuno non ha saputo dire: “Ho sbagliato”.»

Commenti

Valutazione 0 stelle su 5.
Non ci sono ancora valutazioni

Aggiungi una valutazione
bottom of page