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QUARTA PUNTATA - speciale

  • 13 nov 2025
  • Tempo di lettura: 6 min

Aggiornamento: 27 giu

PUNTATA 4 - S1 - SPECIALE:



IL PESO DEL SILENZIO



FABIO APRE


Stasera vi faccio un torto.

Niente inseguimenti.

Niente baruffe.

Niente chiavi truccate o mercanti in grigio perla.

Scendiamo in un posto molto più pericoloso:

il passato.

Quello che sto per raccontarvi non è la storia di un cattivo che diventa cattivo.

Non funziona così, e lo sapete già.

Le storie che funzionano così sono noiose e mentono.

Questa è la storia di due uomini che si amavano come fratelli, di una donna che portava un segreto che nessuno avrebbe retto al posto suo, e di come una sola notte, una sola decisione sbagliata presa per la ragione giusta, ha spaccato un mondo in due.

Ah.

E c'è anche un gatto.

C'è sempre il gatto.


L'INCANTESIMO PROIBITO


Il laboratorio sapeva di terra bagnata e ozono.

Isa stava in piedi davanti al calderone di bronzo con le mani che tremavano dallo sforzo.

Lo sforzo di chi ha già deciso, nonostante le conseguenza, e sta solo finendo quello che ha cominciato.

Gli occhi verdi, opachi di concentrazione.

Sul tavolo:

fango della Cintura Nebula, circuiti presi dalle Rovine degli Illuminati, e qualcosa che non si vede ma si paga. Un frammento della propria anima.

Dall’incantesimo emerse Fuffi.

La stellina sul petto già pulsante, gli occhi aperti su un mondo che stava ancora capendo.

Tutti nel Nucleo sapevano dell'incantesimo. Lorenzo aveva sgridato Isa per la pericolosità del rituale. Vittorio l'aveva guardata con quella combinazione di preoccupazione e stupore che hanno le persone quando qualcuno che amano fa qualcosa di incomprensibilmente coraggioso.

Ma nessuno capì il vero motivo.

Solo Isa sapeva che la Custode della Nebbia era sua sorella Sara.

Corrotta dal Mantello Vivente, persa dentro qualcosa da cui non sapeva più uscire da sola.

Fuffi era fatto per essere un faro. Per riportarla a casa.

«Perché, Isa?» le aveva chiesto Vittorio, vedendola pallida e consumata dopo il rituale.

«È necessario.»

Solo quello. E negli occhi un dolore che non poteva condividere senza dover spiegare tutto il resto.

Fuffi partì per la Cintura Nebula, come programmato.

Sara però, non tornò.


LA MISSIONE MALEDETTA


Anche un anno dopo, il prezzo dell'incantesimo continuava a presentarsi puntuale.

Isa camminava come se portasse qualcosa di invisibile e pesante.

Il tipo di stanchezza che non passa col sonno, perché non viene dalla fatica. Le risate, che una volta sembravano cristalli che si infrangono sul metallo, erano diventate rare. Quasi ricordi di sé stessa.

Quando Lorenzo annunciò la missione alle Montagne dei Sussurri, Vittorio si oppose con la ferocia di chi sa già come va a finire.

«Non è in condizioni.»

Guardò Isa mentre lo diceva. Lei ascoltava in silenzio, le occhiaie profonde, la schiena dritta.

«Solo voi due assieme potete tenere testa ai Sussurri» disse Lorenzo. La voce aveva quella qualità precisa di chi porta il peso di una decisione necessaria e ne conosce il costo.

«La Tavola di Smeraldo può decifrarla solo lei. E Agridonia ne ha bisogno.»

Isa alzò lo sguardo.

«Andrò.»

La voce era un filo di sé stessa. Ma la decisione era di ferro.


LA SALITA VERSO L'ABISSO


Le Montagne dei Sussurri erano scheletri di pietra nera.

Isa lottava dall'inizio. Il respiro corto, i passi incerti. Vittorio le stava sempre accanto, un braccio pronto che non si abbassava mai.

«Torna indietro» le disse, dopo che lei inciampò su un crepaccio e lui la afferrò per un braccio appena in tempo.

La tenne stretta un secondo di troppo, come chi sa che lasciarla andare è sbagliato in tutti i sensi possibili.

Lei scosse la testa. Gli occhi persi nella nebbia.

«Devo farlo. Per tutti noi.»

I Sussurri arrivarono, e trovarono un'anima già svuotata un anno prima.

Sei debole, Isa. Hai fallito con tua sorella. Fallirai anche qui.

Le rimaneva poco. Ma le rimaneva abbastanza per andare avanti.

Alla vetta, la Tavola di Smeraldo era sospesa su un abisso senza fondo, incastonata in un arco di ossa. Le sue sette leggi brillavano di una luce verdastra, ipnotica. Il tipo di luce che non illumina ma attira.

Isa ci corse incontro. Le dita che sfioravano i glifi. Gli occhi che cercavano le scritte e non riuscivano a tenerle ferme.

Ne vide sei.

Poi arrivò il sussurro finale. Quello calibrato.

Mamma… vieni, ti prego.

La voce di Giordano. Non il bambino di due anni, ma Giordano cresciuto, una versione che non esisteva ancora, costruita su misura dai Sussurri con tutto quello che Isa aveva dentro.

I suoi occhi verdi si persero.

«Mi chiama Giordano» mormorò, con un sorriso che non era suo.

«Che voce strana che ha.»

«Isa!» Vittorio urlò, tese una mano.

«È un inganno, sono i Sussurri!»

Ma per lei, svuotata da un anno di prezzo pagato in silenzio, non c'era più differenza pratica tra realtà e menzogna.

Si lasciò cadere all'indietro.

Vittorio rimase in ginocchio sul bordo dell'abisso. Il vento gli rubava le lacrime prima che potessero cadere. Quel tipo di dettaglio crudele che la realtà si permette ogni tanto, come per non lasciare neanche quello.

Cercò invano di scendere nel vuoto a cercarla.

Ma alla fine crollò in ginocchio.

Ci vollero ore prima che riuscisse ad alzarsi.

Per lui furono solo minuti.


IL RITORNO DEL FANTASMA


Vittorio tornò ad Agridonia come torna qualcuno a cui è stato tolto qualcosa di centrale. In piedi, funzionante, ma con una qualità diversa.

Come un orologio che segna ancora l'ora ma ha perso un ingranaggio che nessuno sa rimpiazzare.

«Dov'è Isa?»

Lorenzo lo guardò e capì dalla risposta che non arrivò subito.

«I Sussurri» disse Vittorio.

Due parole. Una condanna per entrambi.

Nei giorni seguenti Lorenzo si rinchiuse nel suo studio. Sul tavolo, il ritratto di Isa che rideva. Lo girò. Non reggeva quello sguardo senza che la domanda tornasse, sempre uguale, sempre senza risposta:

Perché l'ho mandata? Sapevo che non si era ripresa. Lo sapevo. Perché l'ho mandata lo stesso?

Poche notti dopo, una piccola ombra viola si presentò alle porte di Agridonia.

Fuffi.

Come se un filo invisibile lo legasse ancora alla sua creatrice, il gatto era tornato. Non andò da Lorenzo. Non andò da Vittorio. Andò dritto nella stanza di Giordano, che dormiva ignaro di tutto, e si acciambellò ai suoi piedi.

Un dono fallito di una madre alla sorella. Diventato il guardiano silenzioso del figlio.


I TRE ANNI DEL GELO


Vittorio si trasformò lentamente, il tipo di trasformazione che nessuno nota finché è già finita.

«Distribuire conoscenza è come dare fuoco a dei bambini.»

«La libertà che proponi è anarchia. Senza controllo, il sapere diventa arma.»

«I Frammenti non sono giocattoli per il popolo. Sono strumenti per pochi eletti.»

«La verità senza guida è più pericolosa della menzogna. Tu vuoi illuminare, io voglio proteggere.»

Parlava solo in aforismi taglienti. Il linguaggio di chi ha smesso di ragionare e ha cominciato a concludere.

Quando il bambino, quattro anni, i capelli neri di Isa, le mani di Isa, cercava di abbracciarlo, Vittorio si irrigidiva.

«Le emozioni sono un lusso che non possiamo permetterci.»

Allontanava quelle mani perché ricordavano troppo.

Lorenzo lo guardava. Non trovava le parole giuste.

Probabilmente le parole giuste non esistevano.

Ma il silenzio era comunque la scelta sbagliata.


LA NOTTE DEL TRADIMENTO


Tre anni dopo la morte di Isa. Una notte senza stelle.

Vittorio entrò nella stanza di Giordano.

Il bambino dormiva. Fuffi, acciambellato ai piedi del letto, alzò appena la testa.

Lo guardò con quegli occhi che sapevano cose che non avrebbe mai detto.

Vittorio stringeva il Pugnale-Alambicco.

«Ti renderò forte» sussurrò all'orecchio del figlio. Voce morbida. Quella voce che aveva con Isa, l'ultima rimasta.

«Ti proteggerò da un mondo che uccide le sue eroine.»

La lama scese.

Il sigillo a melagrana fu inciso sulla nuca.

Un gemito soffocato. Un miagolio di protesta di Fuffi, secco e inutile.

Poi il silenzio.

Vittorio fuggì nel Cratere del Silenzio e fondò il Velo. Il suo messaggio a Lorenzo arrivò senza cerimonie:

I vostri figli mi serviranno in ginocchio. Tu vivrai sapendo che è colpa tua.


FABIO CHIUDE


Isa è caduta.

Vittorio è tornato, ma non è tornato lui, è tornato qualcuno che assomigliava a lui e usava le sue parole con una precisione diversa, più fredda, come si usa uno strumento invece di una voce.

Lorenzo ha girato il ritratto verso il muro.

E Fuffi, il gatto che doveva essere un faro per riportare a casa una sorella perduta, ha trovato il letto di un bambino che aveva appena perso la madre e ci si è acciambellato sopra senza chiedere permesso e ne spiegazioni.

Queste cose le ho dette.

Quello che non vi dico è perché la cicatrice sulla nuca di Giordano non è quello che sembra.

Non ancora. Non è il momento.

Ci sono storie che si capiscono mentre le vivi. E storie che si capiscono solo guardando indietro.

Questa è una di quelle.

Dormite male, viandanti.

La notte è lunga.

A presto.




© Il Mondo Giordano — Giordano Project

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