PUNTATA 0: INTRODUTTIVA
- 7 mar
- Tempo di lettura: 10 min
LA BUSSOLA ROTTA E IL RAGAZZO IN DUE PEZZI
Mini-prefazione:
“Questa è la serata in cui il Mondo Giordano ha deciso di cominciare dal mezzo. Se siete nuovi, accomodatevi. Se siete già dentro, sapete dove sono i bicchieri.”
FABIO APRE:
"Miei cari viandanti appena scesi dal treno del 'non so cosa aspettarmi', benvenuti.
Stasera niente prologhi cosmici, niente manifesti divini, niente catene da dissolvere.
O meglio: ci sono, ma sono nascoste sotto il bancone di un bar, attaccate a una bussola che non sa stare zitta e a un ragazzo che non sa da che parte guardare.
Perché la verità è questa:
Tutte le grandi rivoluzioni iniziano con un oggetto rotto.
E tutti i grandi drammi iniziano con qualcuno che dice 'fidati di me'.
Questa è la storia di una bussola che misurava le intenzioni invece del nord.
Di un mercante che voleva solo essere libero.
E di un ibrido con una cicatrice a forma di melagrana che ha scoperto che a volte, restare nel mezzo non è una posizione comoda.
È un atto di guerra silenziosa.
Sedetevi.
La birra è calda, le strade fuori stanno già cambiando idea, e da qualche parte, una bussola sta per raccontare la sua prima bugia."
CENTRO LE MASCHERE, TRA BIRRA E VERITÀ SCADUTA
L’aria del Centro le Maschere sapeva di legno bagnato, birra stantia e promesse rimandate a data indefinita.
Ai tavoli, viandanti con lo sguardo opaco scambiavano Oboli per frammenti di storie mai verificate.
In un angolo, dove la luce di una lanterna a proiettava ombre danzanti, due figure erano immerse in una discussione che valeva esattamente il prezzo di due boccali.
Brian strimpellò una corda del suo liuto-corvo, un suono graffiato che fece sobbalzare un gatto addormentato sul bancone.
«Allora?» disse, gli occhi brillanti di quel misto di follia e genialità che solo i menestrelli possono permettersi.
«'Ode a un Obolo Smarrito'. Arte pura o spazzatura esistenziale?»
Giordano osservò il riflesso della propria cicatrice nel liquido ambrato della birra.
La forma di melagrana sembrava pulsare leggera, come sempre quando la sera calava e la città iniziava a sussurrare.
«Suona come se qualcuno avesse messo un gatto in un mulino a vento» rispose, senza alzare lo sguardo.
«Nel senso buono, comunque.»
«Nel senso buono!» esclamò Brian, trionfante.
«Vedi? Tu capisci. Lorenzo ti ha riempito di filosofia e codici, ma hai ancora l'orecchio per la spazzatura nobile. È questo che ti rende speciale.»
Giordano fece roteare il boccale.
Speciale.
Una parola che ad Agridonia poteva significare tutto e niente.
Figlio di Vittorio, del Velo.
Cresciuto da Lorenzo, del Nucleo.
Con una cicatrice sulla nuca che era un ricordo senza memoria.
«Non sono speciale» borbottò.
«Solo confuso a metà.»
«Ecco, appunto!» Brian puntò un dito, come avesse scoperto una verità universale.
«Sei un ibrido. Mezzo Nucleo, mezzo chissà. Il ponte perfetto, il traditore perfetto, l'eroe perfetto. Dipende da che lato del fiume ti trovi quando cala la nebbia.»
Prima che Giordano potesse rispondere, la porta del Centro si spalancò con un tonfo che fece tremare i bicchieri.
In piedi sulla soglia, illuminato dalla luce violacea delle lanterne esterne, c'era un ragazzo.
Giovane, forse poco più di un viandante alle prime armi, i capelli scuri appiccicati alla fronte dal sudore.
Teneva tra le mani un oggetto di ottone che luccicava in modo anomalo, come se contenesse una luce propria.
Una bussola.
Ma l'ago, invece di girare placido, vibrava folle, sbattendo contro il vetro con un ticchettio ossessivo.
Tutti nel locale si voltarono.
Il silenzio calò come un mantello.
Il ragazzo – Elio, lo avrebbero scoperto dopo – fece due passi incerti e fissò Giordano.
Non Brian, non il barista.
Proprio lui.
«Tu» ansimò, la voce rotta dalla corsa.
«Dicono che tu... che tu capisci le cose che non dovrebbero esistere.»
Brian alzò un sopracciglio.
«Dicono anche che io canti come un angelo con il raffreddore. Le voci di paese vanno prese con le pinze.»
Elio ignorò la battuta.
Si avvicinò al tavolo e posò la bussola davanti a Giordano.
L'ago, immediatamente, smise di vibrare.
Si puntò dritto, fermo, implacabile, verso sud-ovest.
«Vedi?» sussurrò Elio, gli occhi pieni di un terrore antico.
«Lo fa solo con me. Con tutti gli altri è normale. Con me... mi accusa.»
Giordano guardò la bussola. Poi, lentamente, alzò lo sguardo su Elio.
«Accusa di cosa?»
Elio deglutì.
«Di mentire sulla direzione.»
LA BUSSOLA CHE LEGGEVA IL CUORE
Elio raccontò la sua storia tra sorsi d'acqua e sguardi furtivi verso la porta.
L'aveva trovata nelle Rovine degli Illuminati, in una scatola di metallo sigillata sotto una statua decapitata.
Una reliquia del Vecchio Mondo, pensò.
Roba da vendere al mercato nero per qualche Obolo facile.
«Ma la prima volta che ho provato a contrattare» disse, le dita che tremavano attorno al boccale,
«l'ago è impazzito. Girava, girava, e poi si è bloccato puntando dritto al mio stomaco. Come se sapesse che il prezzo che chiedevo era una frode.»
Brian fischiò piano.
«Una bussola con un senso etico. Il Vecchio Mondo era più divertente di quanto credessi. Almeno non è uno di quei Frammenti del Codice Maestro. Quelli sì che danno problemi. Questo è solo una bussola moralista.»
«Non è divertente!» sbottò Elio.
«Prova ad andare al mercato quando il tuo strumento di misurazione ti urla 'BUGIARDO!' ogni volta che apri bocca. Ho perso tre affari in due giorni.
Mi sta rovinando.»
Giordano prese la bussola.
Il metallo era caldo, più caldo di quanto avrebbe dovuto essere.
E nel palmo della sua mano, la cicatrice alla nuca pulsò – una fitta breve, netta.
L'ago sobbalzò.
Si mosse di un millimetro, verso di lui.
Poi tornò a puntare Elio.
«Non misura il nord magnetico» mormorò Giordano, più a sé stesso che agli altri.
«Misura qualcos'altro.»
«L'intenzione» disse una voce alle loro spalle.
Si voltarono.
Una donna sulla quarantina, capelli raccolti in una treccia semplice, vestita con la tunica classica ma precisa degli studiosi del Nucleo, sorrideva appena. Aveva occhi grigi, attenti.
«Mi chiamo Livia. Lavoro all'Osservatorio del Nucleo, settore artefatti pre-Reset. Conosco Lorenzo. E conosco anche te, Giordano. Tua madre veniva a chiedermi consiglio, a volte.» Indicò la bussola con un cenno del mento.
«Ne abbiamo letti di simili negli archivi. Non erano per la navigazione. Erano per la valutazione.»
Elio impallidì.
«Valutazione di cosa?»
«Delle persone» rispose Livia, sedendosi senza chiedere permesso.
«Il Vecchio Mondo le usava in alcuni... processi selettivi.
L'ago reagisce alle dissonanze tra ciò che dici e ciò che intendi veramente. Una specie di metal detector per ipocrisie.»
Brian scoppiò a ridere.
«Perfetto! Quindi ora abbiamo bussole moraliste. E io che pensavo che il problema più grosso fossero le strade che si muovono.»
«Non è divertente» ripeté Elio, ma stavolta la sua voce era più stanca che arrabbiata.
«Come la fermo?»
Livia incrociò le mani sul tavolo.
«Dipende. Perché vuoi fermarla?»
Elio la fissò, confuso.
«Perché mi rovina gli affari!»
«No» disse Giordano, ancora con gli occhi fissi sulla bussola.
«La domanda è: perché menti?»
Il silenzio che seguì fu così spesso che si poteva tagliare.
Elio guardò prima Giordano, poi Livia, poi la bussola.
Sembrò rimpicciolire.
«Perché...» iniziò, poi si interruppe.
«Perché tutti mentono, qui. Sopravvivere ad Agridonia significa scegliere una parte. Nucleo. Velo. O il mercato nero. E io... io non voglio scegliere.»
Livia annuì, come se avesse aspettato proprio quella risposta.
«Il Nucleo potrebbe aiutarti. Studieremmo la bussola, troveremmo un modo per resettarla. In cambio, porteresti a noi le prossime reliquie che trovi. Condivideresti la conoscenza.»
«Condivideresti il controllo» corresse una voce nuova, bassa e raschiata.
Dall'angolo più buio del locale, un'ombra si staccò dal muro.
Un uomo, alto, avvolto in un mantello scuro che sembrava assorbire la luce.
Il volto era per metà nascosto da un cappuccio, ma gli occhi brillavano di un colore giallo pallido, innaturale.
Un Ottenebrato. Del Velo.
Il locale si svuotò in dieci secondi.
Marcello e Maestra Vira erano già con i coltelli alle mani.
L’uomo però era calmo, non mostrava nessuna cattiva intenzione.
«Noi del Velo» disse l'uomo, la voce un sibilo metallico,
«offriamo una soluzione più semplice. Dacci la bussola. Noi neutralizzeremo la sua capacità di giudizio. Tu potrai usarla per ciò che era destinata:
trovare il nord. Senza... interrogatori morali.»
Elio guardò Livia. Poi l'Ottenebrato. Poi la bussola. L'ago, come se sentisse la pressione, iniziò a girare vorticosamente, indicando prima uno, poi l'altro, poi Elio stesso.
«Vedi?» sussurrò Elio, disperato.
«Anche lei non sa cosa fare.»
IL TERZO SPAZIO TRA NUCLEO E VELO
Livia e l'Ottenebrato – che non si era presentato e non avrebbe mai dato un nome – si fronteggiarono senza parlare.
L'aria tra loro sembrava elettrica.
«Il Nucleo non permetterà che la tecnologia del Vecchio Mondo venga censurata» disse Livia, calma ma ferma.
«Il Velo non permetterà che uno strumento di verità sia usato per destabilizzare l'ordine» rispose l'uomo.
«Le bugie a volte sono necessarie. La pace ha un prezzo.»
Brian sospirò, esageratamente.
«E io che speravo in una serata tranquilla. Allora, riassumendo:
il Nucleo vuole studiare la bussola-moralista, il Velo vuole castrarla, e il povero Elio qui vuole solo vendere cianfrusaglie senza sentirsi giudicato. Giusto?»
Nessuno rispose. Tutti guardavano Elio.
Elio guardava la bussola.
L'ago ora era fermo, ma puntava verso il pavimento.
Come a dire: la risposta non è fuori.
È sotto.
«Non voglio darla a nessuno dei due» disse finalmente, la voce più ferma di prima.
«Voglio che sia... neutra. Come vorrei essere io.»
Livia scosse la testa.
«La neutralità non esiste, Elio. Scegliere di non scegliere è già una scelta.»
«Eppure» intervenne Giordano, alzando lo sguardo. La sua cicatrice pulsava in modo regolare ora, come un secondo cuore.
«C'è un terzo spazio. Non Nucleo. Non Velo.»
«Quale?» chiese l'Ottenebrato, il tono sarcastico.
«Il popolo» disse Giordano semplicemente.
«La Banca degli Oboli accetta depositi di conoscenza. Se potessimo... trasferire il 'codice' della bussola in un Obolo, l'oggetto diventerebbe innocuo. E la conoscenza sarebbe disponibile a chiunque, con le giuste credenziali. Nessun controllo. Solo accesso.»
Livia sorrise, lentamente.
«È una soluzione... tipicamente di Lorenzo.»
L'Ottenebrato irrigidì le spalle.
«Il Velo si opporrà.»
«Il Velo» tagliò corto Brian,
«può opporsi quanto vuole, ma stasera siamo in tre contro uno, e il mio liuto ha una modalità 'stordimento' che non è affatto poetica. Prova.»
Per un lungo momento, l'uomo li fissò. Poi, senza aggiungere altro, fece un passo indietro e si dissolse nell'ombra da cui era venuto.
L'aria tornò a essere respirabile.
«Allora?» disse Elio, speranzoso.
«Si può fare?»
Giordano prese la bussola in una mano.
Con l'altra, estrasse dal suo sacchetto un Obolo.
Non uno qualunque: era uno di quelli fusi con micro-rune, usati per trasferimenti di dati magici.
«Brian» disse.
«La tua corda più acuta. Livia, tu conosci i rituali di trasposizione. Elio... tu pensa alla direzione che vorresti davvero prendere. Non quella che ti dicono gli altri.»
IL TRASFERIMENTO
Non fu uno spettacolo di luci.
Non ci furono parole magiche urlate al cielo.
Fu un'operazione di precisione, come un orologiaio che trapianta un cuore in un orologio.
Brian pizzicò una corda del liuto-corvo, emettendo una nota alta, pura, che sembrò vibrare alla stessa frequenza dell'ottone.
Livia tracciò rune sull'aria con le dita, linee di luce azzurrina che si intrecciarono attorno alla bussola e all'Obolo.
Giordano teneva entrambi gli oggetti, gli occhi chiusi, la cicatrice ora pulsava all'unisono con la nota di Brian.
Elio guardava, trattenendo il fiato.
L'ago della bussola iniziò a brillare.
Una luce bianca, intensa, che fluì lungo il braccio di Giordano, attraverso le sue dita, e nell'Obolo.
Il metallo della bussola si opacizzò, divenne spento, normale.
L'Obolo, invece, iniziò a pulsare di una luce calda, regolare.
Dopo un minuto, fu finita.
La bussola era solo una bussola.
L'ago indicava il nord magnetico, placido e ignorante.
L'Obolo era vivo.
«Ecco» sospirò Giordano, posandolo sul tavolo.
«La sua 'coscienza' è qui dentro. Chiunque vada alla Banca, con una domanda sincera, potrà consultarlo. Sarà come... chiedere consiglio a un vecchio saggio. Senza obblighi, senza contratti.»
Elio prese la bussola spenta. La girò tra le mani.
«Quindi... posso venderla ora?»
Brian scoppiò a ridere.
«Sei un caso disperato, amico.»
«Sì» sorrise Livia.
«Puoi venderla. È solo metallo e vetro ora. La conoscenza è al sicuro.»
Elio annuì, poi guardò Giordano.
«E tu? Perché mi hai aiutato? Non mi conosci.»
Giordano si strinse le spalle, un gesto che era diventato abituale.
«Perché anche io non voglio scegliere. E forse... forse creare spazi per chi non sceglie è l'unico modo per non essere schiacciati.»
Elio annuì, serio. Poi, con un gesto inaspettato, prese l'Obolo pulsante e lo porse a Livia.
«Portalo tu alla Banca. Io... io vado a vedere se riesco a vendere questa bussola muta. Forse al Mercato delle Meraviglie.»
Sorrise, per la prima volta.
Era un sorriso stanco, ma vero.
Se ne andò, lasciando il silenzio dietro di sé.
LA ROTTA DI GIORDANO
Fuori, la notte era calata su Agridonia.
Le lanterne a vapore proiettavano ombre danzanti sulle strade che, lentamente, iniziavano a riorganizzarsi per il giorno dopo.
Livia se n'era andata con l'Obolo, promettendo che sarebbe finito in una teca accessibile a tutti.
Brian e Giordano camminavano in silenzio verso l'Osservatorio del Nucleo.
«Quella bussola» disse finalmente Brian.
«Senti anche tu, vero?»
Giordano lo guardò.
«Cosa?»
«Che non era solo tecnologia del Vecchio Mondo.
C'era qualcosa di... familiare. Nella sua luce. Nella sua testardaggine.»
Giordano annuì lentamente.
«Sì. Sembrava quasi... una versione semplice della Stella del Mattino. Qualcosa che giudica, che misura, che cerca di correggere la rotta.»
«E tu, hai una rotta?» chiese Brian, smettendo di camminare.
Giordano si fermò a sua volta. Davanti a loro, la torre dell'Osservatorio si stagliava contro un cielo senza stelle.
«No» rispose, onesto.
«Ho solo una cicatrice che pulsa quando qualcosa di importante è vicino.
E due padri che mi vorrebbero da parti opposte del mondo.»
Brian posò una mano sulla sua spalla.
«Allora per stasera, la tua rotta è questa: tornare a casa, dormire, e domani cercare di non farti rubare altro da nessuna Custode delle nebbie.
Una cosa alla volta, ibrido. Una cosa alla volta.»
Ripresero a camminare.
In lontananza, nella Cintura Nebula, una luce tremolò.
Forse era solo un riflesso.
Forse era qualcosa che, come la bussola, stava solo aspettando la domanda giusta.
FABIO CHIUDE:
«E così, miei viandanti dal cuore leggero e dalle tasche piene di domande, la prima serata si chiude.
Non con un tuono, ma con un sospiro.
Non con una scelta, ma con un terzo spazio aperto nel muro.
Elio è andato via con una bussola muta e la stessa confusione di prima, ma forse un po' più onesta.
Livia ha portato un Obolo che batte come un cuore di verità in una banca di numeri.
Brian ha aggiunto una storia al suo repertorio.
E Giordano...
Giordano ha scoperto che a volte, essere un ponte non significa sapere dove portano le due rive.
Significa tenerle unite abbastanza a lungo da far passare qualcuno che ha ancora paura dell'acqua.
Morale da due Oboli:
Il mondo è pieno di bussole che vogliono indicarti la strada.
Quelle del Nucleo ti mostrano la mappa.
Quelle del Velo ti mostrano il confine.
Ma le uniche che valgono davvero sono quelle che, per un secondo, ti fanno guardare dentro al tuo stesso petto e chiederti:
'Ma io, dove diavolo voglio andare?'
Conservate quella domanda.
La useremo presto.
La prossima volta, la storia si fa più sporca.
Parleremo di una chiave di legno che valeva un frammento di codice, di una strega con un mantello fatto di contratti strappati, e di come a volte, farsi fregare è l'unico modo per capire da che parte sta chi ti sta fregando.
Per ora, dormite bene.
E se sentite un ticchettio nella notte...non è necessariamente la pioggia. Potrebbe essere solo una bussola, da qualche parte, che cerca ancora il suo nord.
A presto, viandanti.
Il viaggio è appena iniziato.»



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