PUNTATA 0: INTRODUTTIVA
- 7 mar
- Tempo di lettura: 11 min
Aggiornamento: 26 giu
PUNTATA 0 - S1
LA BUSSOLA ROTTA E IL RAGAZZO IN DUE PEZZI
Nota del narratore
Questa è la serata in cui il Mondo Giordano ha deciso di cominciare dal mezzo.
Se siete nuovi: sedetevi, non toccate niente, e cercate di non fare quella faccia da "non ho capito il contesto".
Nessuno ha capito il contesto. Andiamo avanti lo stesso.
Se siete già dentro, sapete dove sono i bicchieri. E sapete che sono probabilmente vuoti. Come sempre.
FABIO APRE
Allora. Siete arrivati.
Alcuni di voi vengono da lontano. Altri stavano solo scorrendo e sono caduti qui dentro per caso. Benvenuti anche voi, non c'è differenza, succede ai migliori.
Stasera niente prologhi cosmici, niente manifesti divini, niente catene da dissolvere.
O meglio: ci sono, ma sono nascoste sotto il bancone di un bar, attaccate a una bussola che non sa stare zitta e a un ragazzo che non sa da che parte guardare.
Perché la verità è questa:
Tutte le grandi rivoluzioni iniziano con un oggetto rotto.
E tutti i grandi drammi iniziano con qualcuno che dice "fidati di me".
Questa è la storia di una bussola che misurava le intenzioni invece del nord.
Di un mercante che voleva solo essere libero.
E di un ibrido con una cicatrice a forma di melagrana che ha scoperto che restare nel mezzo non è una posizione comoda.
È solo quello che fai quando sei stanco di correre verso entrambi i lati e nessuno dei due ti ha ancora offerto da bere.
Sedetevi.
La birra è scaduta, le strade fuori stanno già cambiando idea, e da qualche parte, una bussola sta per raccontare la sua prima bugia.
CENTRO LE MASCHERE, TRA BIRRA E VERITÀ SCADUTA
L'aria del Centro le Maschere sapeva di legno bagnato e birra scaduta.
Ai tavoli, viandanti dagli occhi opachi barattavano Oboli contro pezzi di storie che nessuno aveva mai verificato.
In un angolo, dove una lanterna faceva più fumo che luce, due figure litigavano su una questione che valeva esatti due boccali. Non uno di più.
Brian strappò una corda al liuto-corvo. Il suono uscì storto, graffiato, e un gatto che dormiva sul bancone aprì un occhio solo per ricordarsi di odiarlo.
«Allora?» Brian si sporse, con la faccia di chi ha appena inventato il fuoco.
«"Ode a un Obolo Smarrito". Arte pura o spazzatura esistenziale?»
Giordano studiava la propria cicatrice nel riflesso ambrato della birra. La melagrana sulla nuca, deformata dal vetro, pulsava piano. Lo faceva sempre, di sera, quando Agridonia cominciava a parlare sottovoce.
«Suona come un gatto chiuso in un mulino a vento» disse, senza alzare gli occhi.
«Nel senso buono.»
«Nel senso buono!» Brian batté una mano sul tavolo, e mezzo boccale ne approfittò per rovesciarsi.
«Vedi che mi capisci? Lorenzo ti ha riempito la testa di codici e filosofia, ma l'orecchio per la spazzatura nobile non te l'ha tolto nessuno. È questo che ti rende speciale.»
Giordano fece girare il boccale. Speciale. Una parola che ad Agridonia poteva voler dire tutto, o niente, secondo chi la diceva. Figlio di Vittorio, del Velo. Cresciuto da Lorenzo, del Nucleo. E una cicatrice sulla nuca che era un ricordo a cui mancava la memoria.
«Non sono speciale» borbottò.
«Sono confuso. È diverso.»
«Ecco! Appunto!» Brian puntò il dito come un profeta da quattro Oboli.
«Sei un ibrido. Mezzo Nucleo, mezzo chissà. Il ponte perfetto. Il traditore perfetto. L'eroe perfetto. Dipende solo da che lato del fiume ti trovi quando cala la nebbia.»
Giordano aprì la bocca per rispondere.
La porta lo interruppe.
Si spalancò con un tonfo che fece ballare i bicchieri sui tavoli. Sulla soglia, ritagliato contro il viola delle lanterne esterne, c'era un ragazzo.
Giovane. Forse un viandante alle prime armi, i capelli scuri incollati alla fronte dal sudore.
Stringeva un oggetto di ottone che luccicava più di quanto un ottone abbia diritto di luccicare. Una bussola.
Solo che l'ago non se ne stava placido: vibrava, sbatteva contro il vetro con un ticchettio da insetto chiuso in un barattolo.
Tutti si voltarono.
Il rumore del Centro si spense in un colpo, come una candela soffiata.
Il ragazzo, si chiamava Elio, ma lo avrebbero saputo dopo. fece due passi incerti e cercò Giordano.
«Tu.» La voce gli usciva a pezzi, sfiatata dalla corsa.
«Dicono che tu capisci le cose che non dovrebbero esistere.»
Brian inarcò un sopracciglio.
«Dicono anche che io canti come un angelo raffreddato. Alle voci di paese ci credo poco.»
Elio non lo sentì nemmeno. Posò la bussola sul tavolo, davanti a Giordano. L'ago si fermò di colpo. Si puntò dritto, fermo, ostinato, verso sud-ovest.
«Visto?» sussurrò.
«Con tutti gli altri fa la bussola. Con me fa il giudice.»
Giordano la guardò. Poi guardò lui.
«E di cosa ti accusa?»
Elio deglutì.
«Di mentire sulla strada.»
LA BUSSOLA CHE LEGGEVA IL CUORE
Elio raccontò la sua storia a sorsi d'acqua, con un occhio sempre alla porta.
L'aveva trovata nelle Rovine degli Illuminati, in una scatola di metallo sigillata sotto una statua a cui qualcuno, secoli prima, aveva tolto la testa. Una reliquia del Vecchio Mondo. Roba da piazzare al mercato nero per due Oboli facili, aveva pensato.
«Solo che la prima volta che ho provato a tirare sul prezzo» disse, le dita strette intorno al boccale,
«l'ago è impazzito. Girava, girava, e poi si è inchiodato puntandomi lo stomaco. Come se sapesse che stavo fregando il cliente.»
Brian fischiò piano.
«Una bussola con la coscienza. Il Vecchio Mondo era più spiritoso di quanto pensassi.» Bevve.
«Almeno non è uno di quei Frammenti del Codice Maestro. Quelli sì che rovinano le serate. Questa è solo una moralista tascabile.»
«Non è divertente!» Elio alzò la voce.
«Prova tu ad andare al mercato con uno strumento che ti urla BUGIARDO ogni volta che apri bocca. Tre affari saltati in due giorni. Mi sta mandando in rovina.»
Giordano prese la bussola. Il metallo era caldo. Più caldo di quanto un pezzo d'ottone su un tavolo abbia motivo di essere. E nel suo palmo, la cicatrice sulla nuca rispose con una fitta breve, secca, come un'unghia premuta su un livido.
L'ago sobbalzò. Si mosse di un millimetro verso di lui. Poi tornò a puntare Elio, deciso.
«Non misura il nord» mormorò Giordano, più a se stesso.
«Misura un'altra cosa.»
«L'intenzione» disse una voce dietro di loro.
Si voltarono. Una donna sulla quarantina, i capelli in una treccia senza pretese, la tunica precisa degli studiosi del Nucleo. Occhi grigi, di quelli che ti contano le bugie mentre le dici.
«Livia. Osservatorio del Nucleo, settore artefatti pre-Reset.» Si avvicinò.
«Ciao Giordano. Tua madre, certe volte, veniva a chiedermi consiglio.»
Indicò la bussola col mento.
«Negli archivi ne abbiamo lette di simili. Non servivano a navigare. Servivano a valutare.»
Elio sbiancò.
«Valutare cosa?»
«Le persone.» Livia si sedette senza chiedere il permesso.
«Il Vecchio Mondo le usava in certi processi di selezione. L'ago reagisce alla distanza tra quello che dici e quello che intendi davvero. Un cercametalli per ipocrisie.»
Brian rise.
«Magnifico. Adesso abbiamo le bussole moraliste. E io che credevo che il massimo del problema fossero le strade che cambiano posto di notte.»
«Non è divertente» ripeté Elio. Ma stavolta era più stanco che arrabbiato.
«Come la spengo?»
Livia intrecciò le mani sul tavolo.
«Dipende. Perché vuoi spegnerla?»
«Perché mi rovina gli affari!»
«No.» Giordano teneva ancora gli occhi sulla bussola.
«La domanda è un'altra. Perché menti?»
Il silenzio che seguì lo si poteva appoggiare da qualche parte, tanto era pieno. Elio guardò Giordano, poi Livia, poi la bussola. Sembrò diventare più piccolo sulla sedia.
«Perché qui mentono tutti» disse alla fine.
«Sopravvivere ad Agridonia vuol dire scegliere una parte. Nucleo. Velo. Mercato nero. E io non voglio scegliere.»
Livia annuì, come se aspettasse esattamente quella frase.
IL TERZO SPAZIO TRA NUCLEO E VELO
«Il Nucleo può aiutarti» disse.
«Studiamo la bussola, troviamo il modo di azzerarla. In cambio ci porti le prossime reliquie che trovi. Dividi la conoscenza.»
«Dividi il controllo» la corresse una voce nuova. Bassa. Raschiata, come una porta che non si apre da un pezzo.
Dall'angolo più buio del Centro un'ombra si staccò dal muro. Un uomo alto, chiuso in un mantello scuro che pareva bersi la luce intorno a sé. Il cappuccio gli mangiava metà faccia. L'altra metà la occupavano due occhi gialli, di un giallo che in natura non esiste.
Un Ottenebrato. Velo.
Il Centro si svuotò nel tempo di contare fino a dieci. Marcello e Maestra Vira avevano già i coltelli in mano, appoggiati al bancone come per caso. L'uomo, invece, era calmo. Le mani in vista. Niente di minaccioso addosso, tranne il fatto stesso di essere lì.
«Noi del Velo» disse, e la voce gli usciva con un sibilo di metallo,
«abbiamo una soluzione più semplice. Dateci la bussola. Le togliamo il vizio di giudicare. Tornerà a fare quello per cui è nata: trovare il nord. Senza interrogatori.»
Elio guardò Livia. Poi l'Ottenebrato. Poi la bussola.
E l'ago, come se la pressione la sentisse anche lui, ricominciò a girare: prima la donna, poi l'incappucciato, poi di nuovo Elio.
«Visto?» mormorò il ragazzo.
«Non lo sa neanche lei, da che parte stare.»
Livia e l'Ottenebrato si fronteggiarono senza una parola. Tra loro l'aria si tese, come una corda di liuto un attimo prima che qualcuno la pizzichi.
«Il Nucleo non lascerà che la tecnologia del Vecchio Mondo venga censurata» disse Livia. Calma. Ferma.
«Il Velo non lascerà che uno strumento di verità venga usato per sfasciare l'ordine» rispose l'uomo. «A volte le bugie servono. La pace ha un prezzo.»
Brian sospirò, lungo, teatrale.
«E io che speravo in una serata tranquilla.» Contò sulle dita.
«Allora: il Nucleo vuole studiare la bussola moralista, il Velo vuole zittirla, ed Elio qui vuole solo vendere cianfrusaglie senza sentirsi dare del bugiardo da un pezzo d'ottone. Giusto?»
Nessuno rispose. Guardavano tutti Elio.
Elio guardava la bussola. L'ago adesso era fermo. Puntava il pavimento. Come a dire: la risposta non sta là fuori. Sta sotto.
«Non la do a nessuno dei due» disse. La voce gli era venuta più ferma di prima.
«La voglio neutra. Come vorrei essere io.»
«La neutralità non esiste, Elio.» Livia scosse la testa.
«Scegliere di non scegliere è già una scelta.»
«E invece c'è un terzo spazio.» Giordano alzò gli occhi. La cicatrice gli pulsava regolare adesso, come un secondo cuore che aveva deciso di farsi sentire.
«Non Nucleo. Non Velo.»
«E quale?» Il tono dell'Ottenebrato era già un sorriso storto.
«Il popolo.» Giordano lo disse semplice, come una cosa ovvia.
«La Banca degli Oboli accetta depositi di conoscenza. Se trasferiamo il "codice" della bussola dentro un Obolo, l'oggetto diventa innocuo. E quello che sa resta a disposizione di chiunque, con le giuste credenziali. Nessun padrone. Solo accesso.»
Livia sorrise piano.
«Una soluzione tipica di Lorenzo.»
L'Ottenebrato si irrigidì.
«Il Velo si opporrà.»
«Il Velo» tagliò corto Brian,
«si oppone quanto vuole. Ma stasera siamo in tre contro uno, e questo liuto ha una modalità che di poetico non ha niente. Vuoi sentirla?»
L'uomo li fissò a lungo. Poi fece un passo indietro e si lasciò riprendere dall'ombra da cui era uscito, senza voltarsi. L'aria del Centro tornò respirabile tutta insieme.
«Allora?» Elio si era acceso di una speranza guardinga.
«Si può fare davvero?»
Giordano prese la bussola in una mano. Con l'altra pescò dal sacchetto un Obolo. Non uno qualunque: uno di quelli fusi con le micro-rune, quelli che si usano per spostare dati magici da un posto a un altro.
«Brian. La corda più acuta che hai. Livia, tu sai i rituali di trasposizione. Elio.» Lo guardò.
«Tu pensa alla strada che vorresti prendere davvero. Non quella che ti dicono gli altri.»
IL TRASFERIMENTO
Non fu uno spettacolo.
Niente luci, niente parole magiche gridate al soffitto.
Fu un lavoro di precisione, come un orologiaio che trapianta un cuore dentro un orologio e spera che riparta.
Brian pizzicò una corda del liuto-corvo. Una nota alta, pulita, che salì a cercare la stessa frequenza dell'ottone.
Livia disegnava rune nell'aria con le dita, fili di luce azzurrina che si avvolsero intorno alla bussola e all'Obolo.
Giordano teneva i due oggetti, gli occhi chiusi. La cicatrice pulsava al ritmo della nota di Brian, come se i due si fossero accordati senza dirselo.
Elio guardava e si era scordato di respirare.
L'ago cominciò a brillare. Una luce bianca, fitta, che colò lungo il braccio di Giordano, gli passò tra le dita, e si versò nell'Obolo. Il metallo della bussola si spense, si fece opaco, normale.
L'Obolo, al contrario, prese a battere di una luce calda e regolare.
Un minuto. Poi fu finita.
La bussola era tornata una bussola.
L'ago segnava il nord, placido e ignorante come gli era stato chiesto di essere.
L'Obolo, invece, era vivo.
«Ecco.» Giordano lo posò sul tavolo.
«La sua coscienza è qui dentro adesso. Chiunque vada alla Banca con una domanda sincera potrà consultarla. Come chiedere consiglio a un vecchio che ne ha viste tante. Senza contratti, senza obblighi.»
Elio raccolse la bussola spenta. La rigirò tra le mani.
«Quindi… adesso la posso vendere?»
Brian scoppiò a ridere.
«Sei un caso disperato.»
«Sì» sorrise Livia.
«Puoi venderla. Adesso è solo metallo e vetro. Il resto è al sicuro.»
Elio annuì. Poi guardò Giordano.
«Perché mi hai aiutato? Manco mi conosci.»
Giordano si strinse nelle spalle. Stava diventando il suo gesto preferito.
«Perché neanch'io voglio scegliere. E forse fare spazio a chi non sceglie è l'unico modo che abbiamo per non finire schiacciati in mezzo.»
Elio rimase serio. Poi, con un gesto che nessuno si aspettava, prese l'Obolo che pulsava e lo mise in mano a Livia.
«Portalo tu, alla Banca. Io vado a vedere se questa bussola muta la riesco a piazzare.
Magari al Mercato delle Meraviglie.»
Sorrise.
La prima volta in tutta la sera. Stanco, ma vero.
Poi se ne andò, e si portò via un po' del rumore della stanza.
LA ROTTA DI GIORDANO
Fuori, la notte si era presa Agridonia.
Le lanterne a vapore buttavano luce gialla sulle strade, che già si rimescolavano piano per rifarsi prima del mattino.
Livia se n'era andata con l'Obolo in tasca e la promessa di chiuderlo in una teca aperta a tutti.
Brian e Giordano camminavano verso l'Osservatorio senza parlare.
«Quella bussola» disse Brian, a un certo punto.
«L'hai sentito anche tu, vero?»
«Cosa?»
«Che non era solo roba del Vecchio Mondo. Aveva qualcosa di familiare. Nella luce. Nella testardaggine.»
Giordano annuì piano.
«Sì. Sembrava una versione in piccolo della Stella del Mattino. Una cosa che giudica, che misura, che cerca di raddrizzarti la rotta che hai preso.»
«E tu? Una rotta ce l'hai?» Brian si fermò.
Giordano si fermò con lui. Davanti a loro la torre dell'Osservatorio si tagliava contro un cielo senza una stella.
«No» disse. Onesto.
«Ho una cicatrice che pulsa quando qualcosa di importante si avvicina. E due padri che mi vogliono ai due capi opposti del mondo.»
Brian gli posò una mano sulla spalla.
«Allora per stanotte la tua rotta è questa: torni a casa, dormi, e domani provi a non farti rubare niente da nessuna Custode delle nebbie. Una cosa alla volta, ibrido. Una cosa alla volta.»
Ripresero a camminare.
Lontano, dentro la Cintura Nebula, una luce tremò una volta.
Forse un riflesso. Forse qualcosa che, come la bussola, stava solo aspettando la domanda giusta per rispondere.
FABIO CHIUDE
Bene. Siete ancora qui.
Questo mi dice due cose:
o vi è piaciuto, o non avevate niente di meglio da fare.
In entrambi i casi, apprezzo la presenza.
Elio se n'è andato con una bussola muta e la stessa confusione di prima.
Solo più onesta. Il che, diciamocelo, è già un risultato.
La maggior parte della gente paga un terapeuta per arrivare alla stessa conclusione in sei mesi.
Livia ha preso un Obolo che batte come un cuore e lo porterà in una banca. Una banca. La conoscenza più preziosa del Vecchio Mondo finisce in una banca. Ironia della storia.
O la storia che fa quello che ha sempre fatto. Non lo so.
Brian ha aggiunto una storia al repertorio.
Brian aggiunge sempre una storia al repertorio.
È il suo modo di sopravvivere e francamente è più onesto di come sopravvivono gli altri.
E Giordano.
Giordano ha scoperto che essere un ponte non significa sapere dove portano le rive.
Significa non crollare mentre qualcuno ci passa sopra di corsa senza nemmeno dire grazie.
È una scoperta modesta. Non cambia il mondo. Ma è sua. E per stanotte basta.
La prossima volta si fa più sporco:
una chiave di legno che vale un frammento di codice, una strega con un mantello fatto di contratti strappati, e la risposta alla domanda che nessuno ha ancora fatto ad alta voce: quando qualcuno ti frega con metodo, è ancora una fregatura o è già un'istruzione?
Per ora, dormite.
E se sentite un ticchettio nel buio, non allarmatevi.
La bussola di Elio ormai tace. Questa è un'altra.
Ce n'è sempre un'altra che cerca il suo nord e non lo trova.
Come tutti.
A presto, viandanti. Cercate di non perdervi.
Anche se, onestamente, perdersi un po' è il punto.
© Il Mondo Giordano — Giordano Project



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