PRIMA PUNTATA
- 10 ago 2025
- Tempo di lettura: 7 min
Aggiornamento: 2 giorni fa
PUNTATA 1 - S1
L'INGENUO E IL SEGNO DEL VELO
FABIO APRE
Miei cari viandanti dalle tasche bucate e dalle aspettative troppo alte, bentornati.
Per chi arriva adesso, nessun problema.
Sappiate solo che in questo mondo le strade cambiano direzione in base all'umore collettivo della città, un gatto con una stella sul petto è probabilmente il personaggio più affidabile del gruppo, e il Centro Le Maschere è il bar dove vanno a finire tutte le storie.
Stasera parliamo di una chiave di legno, di un frammento luccicante e di un ingenuo che crede ancora agli sconti "per sempre" scritti in piccolo.
La storia comincia al Centro Le Maschere, dove la birra è più vecchia dei contratti del Velo e le filosofie si vendono a boccale.
Lì, un ragazzo con una cicatrice a melagrana e un menestrello che non sa stare zitto stanno per scoprire che il problema non è farsi fregare.
Il problema è capire da chi.
E perché.
E se magari, in fondo, te lo sei cercato.
Se pensate che una chiave di legno valga poco, preparatevi.
In questo mondo le fregature aprono più porte delle buone intenzioni.
CENTRO LE MASCHERE
Brian stava spiegando come liberare l'Essere Umano dalle Catene dell'Io.
Argomento leggero, per un martedì sera al bancone.
Giordano lo ascoltava con la faccia di chi annuisce per educazione mentre pensa ad altro.
Nel suo caso, alla cicatrice a melagrana riflessa nel boccale, che aveva la pessima abitudine di sembrare più vera del resto della stanza.
Poi la porta si spalancò.
Dentro rotolò Kai.
Trafelato come un gatto scappato da una fabbrica di fisarmoniche, sudato, gli occhi di uno che ha appena scoperto di essere stato fregato e non si è ancora ripreso dalla notizia. Brandiva un pezzo di legno grezzo come fosse una prova schiacciante in tribunale.
«La Custode della Nebbiaaah!» ululò, e crollò su un barile.
«Mi ha fottuto il Frammento! Mi ha lasciato sto legno schifoso!»
Brian smise di suonare.
Giordano guardò il legno.
Lo riconobbe subito. Non per fare il sapientone, ma perché certe cose, quando le hai viste una volta, non te le togli più: era la Chiave di Kepek.
Roba del Velo.
Quella che costruisce illusioni abbastanza convincenti da farti sembrare un'ottima idea esattamente quello che ti rovinerà.
Povero allocco, pensò.
Ma lo pensò con tenerezza. Quella tenerezza precisa che provi per chi ha appena fatto la stessa identica cosa che avresti fatto tu, cinque anni prima.
«Racconta» disse.
Kai non se lo fece ripetere.
LA CHIAVE LUCCICANTE
«C'ero io, nelle Rovine degli Illuminati, a scavare come una talpa raffreddata. Quando CIASH! Trovo la Fiamma Ermetica. Il Frammento numero tre. Quello che fa "gnam gnam, sono epico".»
Brian sospirò.
«Amico, se un giorno trovi un diamante, nascondilo nelle mutande. Consiglio filosofico. Gratis.»
Kai tirò dritto, ignorandolo con la testardaggine di chi una storia la deve finire.
«Allora. Arrivo alla Cintura Nebula, e spunta lei. La Custode. Stupenda, occhi di ghiaccio, sorriso di miele. Già lì uno dovrebbe capire, ma vabbè. Mi fa: caro, ti do la Chiave di Salomone per quel cosetto luccicante.
E io, da fesso: naa, la Fiamma è più figa.
E lei, con quel tono di chi sa già come va a finire: guardala bene, questa apre le Porte del Destino. Hai presente? Quelle con scritto VIP only.»
Fece una pausa drammatica di cui nessuno aveva bisogno.
«Poi tira fuori sto aggeggio dorato.
Luccicava come il fondoschiena di un angelo.
Me lo mette in mano. Taac. Affare fatto? E io: siiii! E lei: ciao ciao, allocco.
E sparisce nella nebbia.»
Silenzio.
«E quando guardo meglio, la Chiave di Salomone era diventata sto pezzo di legno.»
Giordano lo prese. Lo rigirò tra le dita.
E lì, inciso sul fondo con la cura di chi vuole essere trovato, c'era un segno. Una melagrana spezzata.
Identica alla sua.
La nuca pulsò.
Una fitta secca, come un avvertimento arrivato in ritardo.
«Amico» disse, con una voce più morbida di quanto la situazione chiedesse,
«la Custode ti ha usato. L'incantesimo d'illusione te l'ha fatto, sì.
Ma non ha fregato solo te. Ha consegnato un messaggio. A me.» Indicò il segno.
«Vedi questo? È roba del Velo. O più probabilmente è mio padre che si fa vivo nel suo modo preferito. A distanza. Tramite terzi. Senza dovermi guardare in faccia.»
Brian smise di fingere di accordare il liuto.
Giordano si alzò.
Aveva già un'idea, e gli si leggeva addosso: quella combinazione di concentrazione e allegria storta che di solito veniva subito prima di una decisione capace di far preoccupare Lorenzo.
«Preparo un regalino per la Custode» disse.
«Sorpresa inclusa.»
E uscì a passo svelto verso l'Osservatorio, lasciando Brian e Kai a fissare un boccale vuoto come se sul fondo ci fossero ancora le risposte.
OSSERVATORIO DEL NUCLEO
La Chiave di Kepek, sul tavolo d'ebanite, sembrava fuori posto in mezzo agli ologrammi e ai vapori chimici.
Un oggetto stupido, grezzo, il tipo di cosa che non dovrebbe contare niente. Il suo legno si beveva la luce blu delle proiezioni e non restituiva niente in cambio.
«Pesa più di un Frammento, sta robaccia» borbottò Hermes, l'Alchimista Capo.
La barba grigia gli odorava sempre allo stesso modo, zenzero e ozono, come se avesse appena litigato con un temporale.
«Sembra affamata.»
Lorenzo guardava e non parlava.
Le rughe sulla fronte più profonde del solito.
Negli occhi gli era tornata quella cosa che compariva ogni volta che si nominava Vittorio.
Non odio, che sarebbe stato più semplice.
Qualcosa di più vecchio, e più pesante da portare.
Ermes immerse la chiave nel calderone di bronzo.
Il liquido viola ribollì, e ne salirono vapori di menta e qualcos'altro che un nome non ce l'aveva, ma faceva venire voglia di ricordare cose che non sapevi di sapere.
«Solve et Coagula» Intonarono gli altri alchimisti in coro.
Le fiamme danzarono.
La cicatrice di Giordano pulsò, forte, a tempo col battito della chiave nel liquido. Come se i due oggetti si parlassero in una lingua che lui capiva solo a metà.
Che legame c'è tra me e questo coso?
Non lo disse a voce alta. Non ancora.
Quando Ermes ritirò la chiave, era cambiata.
Luccicava. Non il luccichio da bancarella, ma qualcosa di più trattenuto, più onesto.
La melagrana incisa brillava di un nero vellutato.
E dal legno lucido usciva una vibrazione sottile, come un carillon accordato storto apposta.
«Ecco» sibilò Ermes.
«Adesso scotta alle bugie. E canta, se la metti davanti a troppa verità. Una maledizione gentile. Il mio tipo preferito.»
Lorenzo si avvicinò. La sua ombra arrivò prima di lui, lunga e zitta.
«È un parassita, Giordano. Cresciuto a magia sporca.
L'abbiamo trasmutato, ma resta un oggetto maledetto.
Trattalo come tale. E mettiti in testa che Vittorio potrebbe averci messo le mani, nel costruirlo.»
Giordano annuì senza rispondere.
Poco dopo, nella sala delle mappe olografiche, Giordano posò un dito sulla Cintura Nebula con la sicurezza di chi ha già deciso prima ancora di chiedere il parere.
«Usiamo Fuffi» disse. «La Custode ne è ossessionata.»
Lorenzo lo guardò con quegli occhi.
«Tua madre aveva un legame strano con la Custode. Lo mandò a lei, ma non ci restò a lungo. Quando tua madre morì, tornò qui.»
Lo disse con quella precisione chirurgica che usava quando non voleva che la voce gli si spezzasse a metà frase.
Hermes aprì la porta della sala.
Fuffi ne uscì stiracchiandosi, con la grazia di chi sa di essere indispensabile.
La stella dorata sul petto gli pulsava come una lucciola.
Si fermò a fissare le ampolle sullo scaffale, immobile, come chi valuta se vale la pena romperne una solo per il gusto di farlo.
«Fuffi tratterà per la Fiamma» disse Giordano.
«E se rifiuta?» chiese Hermes.
«Allora aspettiamo.» Giordano si strinse nelle spalle, lo sguardo dritto su Fuffi. «Lui i tempi li sceglie da solo. E di solito ha ragione a farlo.»
Lorenzo decise di non commentare.
PIAZZA DEGLI ECHI
Al calar della sera, le lanterne a vapore della Piazza degli Echi facevano quello che fanno tutte le luci nelle piazze di sera:
rendere ogni cosa un po' più sopportabile di quanto sia.
Kai fissava la chiave potenziata che Giordano gli porgeva con l'aria di uno che non è sicuro di volerla davvero.
«Scotta se menti» spiegò Giordano.
«Non usarla dopo cena, o si mette a duettare con la luna e i vicini potrebbero protestare.»
Kai la strinse.
Un calore lieve gli salì lungo il braccio.
Gli occhi gli si allargarono.
«Perfetto. Finalmente scopro se mia moglie mente quando dice che la mia zuppa è buona.»
La chiave emise un trillo sommesso.
Una risatina di metallo, secca, senza pietà.
Kai la guardò.
«Aspetta. Sta già—»
«Sì» disse Giordano.
«Sta già.»
RITORNANDO AL CENTRO LE MASCHERE
L'odore di birra andata e legno umido era una costante del Centro le Maschere. Uno di quei dettagli che smetti di notare dopo la prima settimana, e che però un forestiero, entrando, sentirebbe subito, forte come uno schiaffo.
Brian pizzicò una nota al liuto-corvo e si girò verso di lui.
«Oggi quella cicatrice pulsava come un cuore incazzato.»
Non era una domanda.
Giordano si toccò la nuca.
«Devo capire perché. Vittorio mia ha marchiato senza spiegazioni.»
Brian suonò una melodia spezzata.
Di quelle che non portano da nessuna parte, ma ci mettono tanta buona volontà.
«Lui voleva un soldato perfetto» disse.
«Gli è venuto fuori un poema sbagliato. Che è meglio. Almeno un poema è sincero.»
Giordano non rispose, ma sorrise guardando il boccale.
Finì la birra.
FABIO CHIUDE
E così, viandanti, la serata si chiude.
Kai ha perso un Frammento epico e guadagnato una chiave che ora gli valuta la zuppa. Affare discutibile, ma è quello che c'è.
Giordano, invece, ha guadagnato un messaggio da suo padre.
Il tipo di messaggio che arriva tramite terzi, scritto su legno maledetto, e non include né un saluto né una spiegazione.
Famiglia.
E da qualche parte nel Velo, qualcuno sta ridendo. Probabilmente con buone ragioni.
La prossima volta non parleremo solo di chiavi e fregature, ma di mantelli che zittiscono la verità e gatti che fanno da carcerieri.
Dormite, viandanti.
A presto, divoratori di mondi.
© Il Mondo Giordano — Giordano Project



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