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DECIMA PUNTATA

  • 4 giorni fa
  • Tempo di lettura: 12 min

PUNTATA 10 - S1


COLLABORAZIONE FORZATA




FABIO APRE


È arrivato il momento in cui smettiamo di parlare e cominciamo a fare.

O almeno, a provarci.

I piani perfetti esistono solo nei manuali di magia che nessuno ha mai letto fino in fondo.

Nel mondo reale, anche in questo mondo reale che è fantasy ma non troppo, i piani si fanno mentre si corre, si aggiustano mentre si cade, e funzionano per un solo motivo: qualcuno, nel mezzo del caos, ha deciso di non mollare.

Oggi è uno di quei giorni.

Oggi la Custode smette di aspettare e si presenta al Centro le Maschere con un'offerta.

Oggi Giordano deve fare una cosa che non avrebbe mai voluto fare: chiedere ai due padri di smettere di odiarsi.

Almeno per una notte. Benvenuti viandanti.


LA DIMORA DELLA CUSTODE


La Custode non dormiva.

Non perché non fosse stanca, ma perché il Mantello non concedeva tregua. Ogni volta che chiudeva gli occhi sentiva un vuoto.

Un'assenza.

Come se qualcosa, da qualche parte, stesse mangiando pezzi di mondo. L'Anti-Fuffi. Il Mantello gliene aveva mostrato gli effetti sotto forma di visioni sfocate e frammentate come specchi rotti. Persone che camminavano e improvvisamente si fermavano.

Occhi aperti ma vuoti.

Bocche che cercavano parole che non c'erano più.

Un uomo al mercato.

Una donna sulla soglia di casa.

Un bambino che non riconosceva sua madre. Il coniglio stava crescendo.

E diventava più veloce ogni giorno. Non poteva più aspettare.

Si alzò. Il tessuto vivo scivolò sulle sue spalle, aderendo alla pelle come una seconda respirazione. Fili di rame vibrarono lungo le vertebre.

Il modo che aveva il Mantello per dirle: è ora.

«Lo so» sussurrò.

«Vado.» Aveva pensato di aspettare Giordano al confine.

La Cintura Nebula, il posto dove il Mantello non urlava. Ma non c'era più tempo. Il coniglio era già tra la gente.

Ogni ora che passava, qualcuno dimenticava chi era.

Doveva andare lei ad Agridonia. Il Mantello si strinse. Protestava: la città lo avrebbe fatto soffrire, troppe energie, troppe intenzioni, troppa vita compressa in poco spazio.

Ma la Custode non cedette.

«Non chiedermi di restare. Non posso.»

Cedette lui.

Un fremito lungo, quasi un sospiro.

La Custode uscì nella Nebbia e si mise in cammino.


CENTRO LE MASCHERE


Il Centro le Maschere, a quell'ora, era quasi vuoto.

Quasi.

I soliti avventori di fine serata, quelli che non avevano un posto dove andare o non volevano tornare a casa. Birre calde, sguardi persi, il ronzio basso delle conversazioni che non portano da nessuna parte ma riempiono il silenzio. Giordano era al tavolo con Brian e Kai.

Discutevano di niente, o forse di tutto.

Non ricordava nemmeno l'ultima cosa che aveva detto.

Poi la porta si aprì.

Con una calma innaturale.

La Custode entrò.

Il Mantello ondeggiava appena, ma si vedeva che si stava trattenendo.

I viandanti rimasti si voltarono tutti.

Giordano, Brian, Kai e Marcello dietro al bancone si irrigidirono insieme, quasi in sincronia.

La Custode si fermò davanti al loro tavolo.

«Devo parlare con te» disse.

Giordano la guardò.

«Parla» rispose.

Lei si sedette senza chiedere permesso.

«Il coniglio che ha creato tuo padre. Ho visto cosa fa.» Una pausa.

Il Mantello vibrò.

«Gente che cammina e dimentica chi è. Bambini che non riconoscono i genitori. Sta diventando più forte ogni giorno che passa.»

Brian, Kai e Giordano non dissero niente. La lasciarono finire.

«Solo Vittorio sa come fermarlo.

È stato lui a creare l'incantesimo, solo lui conosce il codice.

E Lorenzo sa come decifrarlo.

Ma da soli non basta.

Il Nucleo da solo non basta. Dovete collaborare.»

Brian fischiò piano.

«Lorenzo e Vittorio. Insieme. Collaborando. Dopo quindici anni.»

Non era una domanda. Era la constatazione ad alta voce di qualcosa che suonava assurdo anche solo detto.

La Custode guardò dritto Giordano.

«Lo so. Sembra impossibile. È l'unico modo.» Silenzio.

«Perché dovremmo fidarci di te?» chiese Giordano, voce bassa.

Lei non sbatté le palpebre.

Allungò una mano, il Mantello si aprì, solo un lembo, solo un istante, e rivelò qualcosa che luccicava dentro, sembrava una chiave.

«Perché so dove sono gli ultimi tre Frammenti del Codice Maestro.

E so come estrarli dai loro involucri protettori. Solo io.»

Richiuse il Mantello.

«Vi porterò da loro. Tutti e tre. In cambio di una cosa sola.»

Marcello, senza alzare gli occhi dai bicchieri che stava asciugando:

«Tre Frammenti e nessuna birra pagata. Siamo in perdita.»

«Quale cosa?» chiese Giordano.

«Che convincerai Lorenzo e Vittorio a collaborare e trovare il codice per eliminare il coniglio.»

La frase cadde tra loro come una pietra in uno stagno fermo.

Kai si spostò sulla sedia.

Brian prese il boccale, bevve un sorso, lo riposò.

Per una volta non disse niente.

E il silenzio di Brian pesava più di qualsiasi commento.

«Non è semplice» disse Giordano.

«Lorenzo non si fida di Vittorio. E Vittorio—»

«Lo so» disse lei.

«Ma quella creatura non aspetta. Ogni giorno che perdi a litigare, qualcuno perde se stesso.» Si alzò.

«Tutti pensano che sono una strega. Forse hanno ragione.» Un attimo.

«Ma un giorno capirai meglio. Non ti chiedo di fidarti di me. Non subito. Ti chiedo di provarci.» Si voltò verso l'uscita.

«E se non lo faccio?» chiese Giordano.

«Cosa farai?» Lei si fermò sulla soglia. Non si voltò.

«Aspetterò al confine. Tre giorni. Se non arriverete, cercherò di combatterlo da sola. Ma non basterà.»

Uscì.

La porta si chiuse con un tonfo sordo.

Brian espirò.

Sembrava avesse trattenuto il respiro per tutto il tempo senza accorgersene. «Ha pagato le birre? No. Non l'ha fatto.»

Kai guardò Giordano.

«Ci credi? A quello che ha detto?» Giordano non rispose subito. Fissò la porta chiusa, poi il boccale vuoto davanti a sé.

«Non so se le credo. Sembrava sincera, sta volta. So che il coniglio esiste. So che sta facendo dimenticare la gente. Ci proverò.» Si alzò.

«Domani vado da Lorenzo.» Brian lo guardò.

«Auguri. E Vittorio?»

«Prima Lorenzo. Poi penserò a Vittorio.» Uscì.

Brian e Kai rimasero seduti.

Il Centro attorno a loro aveva ripreso il suo ronzio basso, come se niente fosse successo.

Che è il modo in cui i posti abituati alle strane notizie reagiscono alle strane notizie.

Brian alzò il boccale verso Kai.

«Alla salute.» Kai brindò senza parole.


OSSERVATORIO DEL NUCLEO, L'INDOMANI


L'ufficio di Lorenzo odorava di carta vecchia, inchiostro secco e caffè raffreddato da ore.

Le finestre erano socchiuse ma l'aria non riusciva a uscire.

Una di quelle stanze che trattengono tutto, aria compresa.

Giordano era entrato senza bussare.

Lorenzo non si era voltato.

Stava fissando la mappa delle zone d'influenza del Velo, appesa alla parete come un'accusa silenziosa.

«Hanno detto che la Custode è stata vista al Centro le Maschere. Ieri sera.» Non era una domanda.

«Ero lì.»

«E non hai pensato di dirmelo prima?»

«Volevo pensarci da solo.»

Lorenzo si voltò.

Lo guardò a lungo.

Poi si sedette e indicò la sedia davanti a sé.

Giordano rimase in piedi.

«Parla» disse Lorenzo.

Giordano inspirò.

Doveva farlo bene.

Non poteva sbagliare il tono, non con Lorenzo.

«L'ho vista come non l'avevo mai vista. Non era la Custode. Non del tutto.» Lorenzo non lo interruppe.

«Era spaventata. Ho visto il Mantello tremare. L'ho visto trattenersi, come se stare in città gli costasse uno sforzo enorme. E lei…» Cercò le parole.

«Aveva qualcosa di familiare. Il modo in cui parlava. Il modo in cui si muoveva. Come se avesse paura, ma fosse anche stanca di averla.» Silenzio.

«Familiare in che senso?» chiese Lorenzo.

«Non lo so. Forse niente. Forse è solo stanchezza mia.» Pausa.

«Ma una cosa è certa: era sincera. Sul coniglio. Sulla gente che perde la memoria. Su Vittorio come unico che può fermarlo.»

Lorenzo sbuffò.

Non una risata: un suono secco e amaro.

«Vittorio. La soluzione è sempre Vittorio. Il Codice Maestro? Vittorio. L'Anti-Fuffi? Vittorio. La morte di Isa?» Si fermò. Non finì la frase.

«Non ti chiedo di fidarti di lui» disse Giordano.

«E allora cosa mi chiedi?»

«Di fidarti di me.» La frase cadde tra loro. Semplice. Pesante.

«Non è la stessa cosa» disse Lorenzo.

«Lo so. Ma per questa volta deve bastare.»

Lorenzo si alzò.

Si avvicinò alla finestra.

Fuori, Agridonia era grigia, le strade ferme per una volta, come se la città stessa avesse deciso di aspettare.

«La Custode ha sempre giocato sporco. Ha barattato reliquie, tradito chi si fidava di lei, stava dalla parte di chiunque pagasse. Perché si prende così a cuore questa storia del coniglio? Trovo molto sospettoso questo suo interessamento improvviso.»

«Lo so.»

«E adesso si presenta al Centro le Maschere, offre tre Frammenti in cambio di una collaborazione impossibile, e tu vuoi che ci creda?»

«Non ti chiedo di credere a lei. Ti chiedo di credere a me. L'ho vista. Ho sentito la sua voce. L'ho sentito dentro, un istinto. Non so spiegarlo meglio di così.»

Lorenzo si voltò.

Lo guardò.

A lungo. Il tipo di sguardo che non valuta le parole ma la persona che le dice. «E se sbagli?» Giordano non abbassò lo sguardo.

«Allora sbaglio io. E ne pagherò le conseguenze.»

Silenzio.

Lunghissimo.

Lorenzo tornò alla scrivania, si sedette, si massaggiò le tempie.

Sembrava improvvisamente più vecchio di qualche anno.

«Lo sai cosa mi stai chiedendo.»

«Lo so.»

«Mi chiedi di sedermi allo stesso tavolo con l'uomo che ha marchiato suo figlio. Con l'uomo che ha creato la cosa che sta distruggendo la memoria della gente.» Una pausa.

«Dovrebbe occuparsene lui. È un suo problema.»

«Adesso è un problema di tutti i viandanti» disse Giordano, piano.

«So benissimo cosa ti sto chiedendo. Ma è l'unico modo.»

Lorenzo chiuse gli occhi.

Rimasero così per un tempo che sembrava non voler finire.

Poi parlò.

La voce era stanca, ma non incerta.

«Va bene.» Giordano non si mosse.

Non voleva crederci troppo in fretta.

«Non lo faccio per lei. Non lo faccio per Vittorio. Lo faccio per te. Perché ti ho visto crescere. Perché so che non chiederesti mai una cosa del genere se non fossi sicuro.»

Aprì gli occhi.

«Ma se sbagli, se lei ci tradisce, se Vittorio ci usa come pedine, non ti chiederò scusa. Perché lo saprai da solo.»

«Lo so.» Lorenzo annuì. Un cenno secco, definitivo.

«Dov'è che vuole vederci?»

«Al confine. Cintura Nebula. Tre giorni.»

Lorenzo scosse la testa.

«Tre giorni per prepararmi a guardare in faccia il mio peggior nemico.»

Si avvicinò a Giordano, gli posò una mano sulla spalla.

«Non farmi pentire di questo.»

«Non lo farò.» Lorenzo annuì. Tornò alla mappa.

«Ora vattene. Devo pensare a come non ucciderlo appena lo vedo.»

Giordano uscì.

Nel corridoio si fermò, appoggiò la testa al muro freddo, chiuse gli occhi.

Un passo fatto. Mancava Vittorio.


AL CONFINE DELLA CINTURA NEBULA, LO STESSO GIORNO


Vittorio non si era fatto attendere.

Giordano lo trovò appoggiato a una roccia scura, il mantello nero che si confondeva con l'ombra.

Intorno, la Nebbia era più rada del solito, come se anche lei volesse ascoltare. Nessun Ottenebrato.

Solo Vittorio.

«Non mi aspettavo che mi facessi chiamare proprio tu» disse.

La voce calma.

Troppo calma.

«Non avevo scelta.»

«Si ha sempre una scelta. A volte si sceglie solo la meno peggio.»

Giordano non raccolse la provocazione.

«Il coniglio. Sta crescendo. Sta cancellando la memoria della gente—»

Vittorio perse il sorriso.

«Sì. Lo so.»

Una pausa.

Lunga.

Il tipo che non è silenzio ma è qualcuno che sta decidendo quanto dire.

«Ho perso sei uomini, Giordano. Non morti. Peggio. Camminano, respirano, parlano. Ma non sanno chi sono. Non sanno perché indossano il mantello. Non sanno perché mi seguivano.»

Si staccò dalla roccia, fece due passi avanti.

«Uno di loro mi ha chiesto come si chiamava.» La voce gli si spezzò appena.

Si ricompose.

«Non posso permettere che continui.»

«Allora sai perché sono qui.» Vittorio lo guardò.

A lungo.

«Lorenzo. Vuoi che collabori con Lorenzo.»

«Lui conosce bene la magia. Tu conosci l'incantesimo. Insieme potete fermarlo.»

«Insieme» ripeté Vittorio, come se fosse una parola in una lingua che non aveva mai imparato bene.

«Dopo quindici anni che cerco di smontare tutto ciò che rappresenta. Lui vuole dare la conoscenza a tutti, io voglio proteggerla.

Non c'è terra di mezzo, Giordano.»

«E invece sì. Si chiama sopravvivenza. Se non fermiamo il coniglio, non ci sarà più nessuno a cui dare o proteggere nulla.»

Silenzio.

Vittorio si voltò verso la Nebbia.

Sembrava cercare qualcosa.

O forse stava solo guadagnando tempo, che è quello che fa la gente intelligente quando sa già la risposta ma non vuole sembrare che l'avesse già. «E se accettassi? Cosa mi offri in cambio?»

«La possibilità di salvare ciò che resta dei tuoi uomini. E un posto al tavolo. Niente più, niente meno.»

Vittorio annuì, lentamente.

«E l'accesso agli archivi del Nucleo?»

La domanda cadde leggera.

Troppo leggera.

Giordano sentì qualcosa.

Come un allarme, ma più sottile.

Come riconoscere un passo falso nell'andatura di chi cammina troppo dritto. «Non dipende da me. Dovrai chiederlo a Lorenzo.»

«Glielo chiederò» disse Vittorio.

Poi si voltò e fissò Giordano dritto negli occhi.

«Accetto.»

Disse a domani, e mentre lo diceva la mano destra strinse il bordo del mantello.

Il gesto di chi ha appena firmato qualcosa che non può mostrare.

Troppo facile.

Troppo veloce.

Giordano annuì senza rispondere.

Guardò Vittorio sparire nella Nebbia e rimase fermo ancora qualche secondo. Perché aveva accettato così in fretta?

Perché non aveva chiesto garanzie?

Perché non aveva litigato?

La risposta era semplice e scomoda:

vuole qualcosa.

Vuole entrare nel Nucleo.

Non lo disse ad alta voce.

Lo registrò.

E si ripromise di stare attento.


OSSERVATORIO DEL NUCLEO, LA NOTTE DELL'INCONTRO


Nessun testimone.

Una sala laterale, due sedie, il peso di quindici anni nell'aria.

Lorenzo non aveva voluto nessun altro presente.

«È tra me e lui» aveva detto.

Giordano aveva accettato, ma non se n'era andato.

Era rimasto fuori, la schiena contro il muro accanto alla porta socchiusa.

Non per ascoltare: per vigilare.

La differenza era sottile ma esisteva.

Da lì sentiva tutto lo stesso.

Vittorio era entrato senza farsi annunciare.

Nessuna scorta, nessun mantello cerimoniale.

Solo gli occhi pieni di una rabbia che non era mai guarita, solo imparata a vestire meglio.

Si erano seduti uno di fronte all'altro.

Nessun tavolo in mezzo.

Solo anni.

Lorenzo parlò per primo.

«Hai creato il coniglio.»

Non era una domanda.

Era il punto di partenza.

«Sì.»

«Cercavi di replicare Fuffi.»

«Sì.»

«Senza dire niente a nessuno. Senza chiedere aiuto. Come sempre.»

Attraverso la fessura della porta, Giordano vide suo padre aprire le mani sulle ginocchia.

Chiuderle.

Un gesto piccolo che non gli aveva mai visto fare, o forse non aveva mai guardato abbastanza da vicino per notarlo.

«Sono qui per fermare quello che ho fatto» disse Vittorio.

La voce era piana, del tipo che costa.

«Non per discutere di come l'ho fatto.»

«Le due cose non sono separabili.»

Silenzio.

Fuori, il vento ululava tra le crepe della torre.

«Ha fatto male a gente che non c'entrava niente» disse Vittorio alla fine.

Non una domanda: la cosa che non si diceva da quindici anni, che stava lì in mezzo tra loro come un mobile troppo grande che nessuno era riuscito a spostare.

Lorenzo non rispose subito.

Quando parlò, la voce era ferma.

Il respiro no.

«Persone che conoscevi. Gente che salutavi per strada. Adesso non sanno più chi sono.»

Vittorio guardò un punto sul muro dietro la spalla di Lorenzo.

«Lo so.»

«Sai anche che i ricordi non tornano.»

«Lo so.»

«E continuerà, se non lo fermiamo.»

«Lo so» disse Vittorio per la terza volta, e stavolta il tono era diverso.

Lorenzo si alzò.

Si avvicinò al tavolo dove avevano sparso le mappe degli attacchi

dell'Anti-Fuffi.

Le guardò senza vederle davvero.

«Perché hai usato l'incantesimo di Isa?»

Una pausa.

«Perché era l'unico che funzionava» disse Vittorio.

«Non era l'unico. Era il suo.» Lorenzo si voltò.

«Potevi chiederci aiuto. Portare il problema qui, con le risorse del Nucleo, con Hermes, con Aethyr—»

«Il Nucleo avrebbe condiviso quello che trovava con chiunque avesse orecchie per sentire.» La voce di Vittorio si induriva appena.

«Alcune cose non devono girare libere.»

«Alcune cose le hai create tu. Questo è il risultato.»

Vittorio si alzò.

Non per andarsene:

per non dover guardare Lorenzo in faccia mentre diceva quello che doveva dire.

«E tu le avresti messe nelle mani di tutti.» Una pausa.

«Come ha sempre voluto lei.»

Il nome non lo disse.

Non serviva.

Lorenzo rimase fermo.

Cinque secondi.

Dieci.

«Ringrazia Giordano» disse alla fine.

«È l'unico motivo per cui ti sto aiutando a risolvere un problema che hai creato tu.»

Dietro la porta, Giordano chiuse gli occhi un istante.

Sentire il proprio nome usato così, come merce di scambio, come ragione e non come persona, gli lasciò un sapore amaro in bocca che non seppe definire.

Vittorio chiuse gli occhi per un secondo.

Poi annuì.

Appena, quasi impercettibile.

«Lo so. Ma sono comunque qui.»

Lorenzo tornò al tavolo.

«Allora mettiti al lavoro. Abbiamo un coniglio da fermare.»

Vittorio lo raggiunse.

Si sedettero uno di fronte all'altro.

Per la prima volta in quindici anni, non come nemici.

Ma nemmeno come alleati.

Come due uomini che avevano qualcosa da perdere, e che per quella sera avevano deciso di non perderlo da soli.

Fuori dalla porta, Giordano restò dov'era.

Non entrò.

Non c'era bisogno, aveva visto e sentito quello che doveva, e in un certo senso era già dentro quella stanza, in mezzo a loro due, da quindici anni.

Ce l'aveva fatta.

Erano seduti allo stesso tavolo.

Non si fidavano.

Non si sarebbero mai fidati completamente.

Ma per quella notte bastava.

Il coniglio continuava a cancellare memorie.

Ma per la prima volta, qualcuno stava pensando a come fermarlo.

E lo stava facendo insieme.


FABIO CHIUDE


Il miracolo è avvenuto. Lorenzo e Vittorio hanno smesso di guardarsi per minacciarsi e hanno iniziato a guardare la stessa mappa.

Non si sono perdonati.

Non si sono abbracciati.

Si sono detti: per questa volta.

E a volte, nelle storie che non promettono lieti fine, anche un «per questa volta» è già una vittoria. Il coniglio è ancora là fuori. Continuerà a cancellare ricordi finché non lo fermeranno. Ma per una notte, i due padri di Giordano hanno messo da parte la guerra. Perché non c'era più tempo per litigare.

Nell'angolo, il corvo del liuto di Brian, appoggiato alla sedia vuota, emise un DO basso.

Da domani si mettono in caccia, e già questo dovrebbe bastarvi come promessa di guai.

Il coniglio non aspetta nessuno.

E c'è un mercante, al mercato, che apre le casse tutte le mattine e canta la stessa canzone da anni.

Ma da domani non più.

Non vi dico altro. Certe cose è meglio scoprirle con lo stomaco chiuso, non con un avviso.

Portate qualcosa da bere. Ne servirà.


Fabio. Narratore, arbitro di nessuna partita, e convinto che persino i nemici meritino un'ora di tregua.

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