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TERZA PUNTATA

LA GABBIA DORATA


(Narrato da Fabio, che stavolta giura di non firmare più nulla senza leggere le clausole in piccolo)


PROLOGO – DOPO LE ROVINE


L’odore era quello tipico delle giornate andate storte:

metallo bruciato, ozono e la puzza amara del fallimento.

Giordano, Kai e Brian tornavano dalle Rovine degli Illuminati con la stessa faccia di chi ha appena perso una scommessa con l’universo.

Frankus non aveva ceduto. Voleva trattare solo con Lorenzo.

«L’unico con cui valga la pena parlare», aveva detto lucidando il suo bastone con l’aria di chi considera le reliquie come carte da poker.

Così, con le mani vuote e l’ego ammaccato, i tre lasciarono la polvere radioattiva delle rovine per tornare nella Cintura Nebula.

Lì li attendeva qualcuno che di giochi pericolosi ne sapeva più di chiunque altro: la Custode.

E con lei… Fuffi, il gatto magico con la stella sul petto, che si era rifiutato di muoversi finché “la trattativa non fosse conclusa con grazia”.

(Tradotto: non voleva sporcare le zampe in mezzo ai cadaveri digitali).


PARTE I – LA TANA DELLA CUSTODE


Dove le verità sono armi e i sorrisi tagliano più delle lame.

La Torre della Custode non stava semplicemente nella Cintura Nebula.

No: marciva lì, come una scheggia infetta in una ferita che non si rimargina.

Giordano, Brian e Kai si muovevano in un silenzio teso. L’aria sapeva di fiori marci e disinfettante scadente.

«State attenti,» sussurrò Giordano.

«Quella donna conosce benissimo la magia e sa come usarla.»

Kai, con il viso ombreggiato dal cappuccio, controllava i corridoi.

Brian pizzicava le corde del suo liuto-corvo, come per calmare la tensione.

«Se ci ammazzano,» mormorò,

«almeno morirò con un assolo decente.»

(E bravo Brian, sempre ottimista come una canzone in minore suonata al funerale di un clown).

La trovarono nel suo studio, avvolta nel Mantello Vivente che bisbigliava promesse velenose.

Due Ottenebrati del Velo la affiancavano, ombre solidificate.

«Giordano!» esordì la Custode, sorridendo con troppi denti.

«Guarda chi viene a trovare la zia. I tuoi cugini sono qui per un regalo di famiglia: il Frammento 3

Giordano inarcò un sopracciglio.

«Zia?»

Lei lo fissò, sorpresa da sé stessa.

«Non lo so. Mi è… scappato. Forse mi piace l’autorità che dà la parola.»

Kai ridacchiò a mezza voce. Brian si schiarì la gola:

«Forse ti stai umanizzando.»

La Custode non rispose.

Il suo sorriso si congelò nel momento in cui uno degli Ottenebrati parlò.

«Dov’è il Frammento?» ringhiò, la voce come una sega elettrica sul metallo.

«Ahimè,» sospirò la Custode,

«vi ripeto che non ce l’ho. È volato via.

Scambiato per qualcosa di più… personale.»

Si voltò verso Fuffi, che dalla mensola si leccava la zampa con la solennità di un monaco zen.

«Ma forse potrei offrirvi Fuffi, il gatto magico del Nucleo.

Un negoziatore nato… lo odio.»

Ecco. L’atmosfera si spezzò.

Fuffi si bloccò, la stellina sul petto pulsò una volta.

L’Ottenebrato silenzioso tese la mano guantata.

«Bene, se il frammento non salta fuori la creatura viene con noi.

Ordine di Vittorio.»

(Errore.)

Un lampo viola vibrazionale uscì dal pelo di Fuffi.

Un sibilo che non proveniva da questo piano d’esistenza.

Brian fece vibrare un accordo dissonante, le corde del suo liuto sprizzarono luce.

Kai balzò in avanti, pugnali alzati, pronto a difendere il gatto con la furia di un ladro offeso.

«FERMI!»

La voce di Giordano non urlò. Tagliò.

«Mio padre vi ha mandato a prendere un Frammento, non a scatenare una guerra per un gatto.

Se gli porterete Fuffi al posto della Fiamma Ermetica, fallite la missione.

E Vittorio non perdona i fallimenti.»

Poi si voltò verso la Custode.

«Il Frammento non è qui. Se questi signori vogliono affari, vadano da Frankus il Mercante. È lui che lo ha ora, nelle Rovine degli Illuminati.

A meno che non abbiano paura di affrontare qualcuno più astuto di una donna con un mantello parlante.»

Silenzio.

Gli Ottenebrati si guardarono.

Bisbigliarono qualcosa di incomprensibile e si ritirarono.

La Custode fissò Giordano, quasi ammirata.

«Hai imparato a mentire, bene ragazzo. Li hai mandati da Frankus, ma il Frammento ce l’hai tu.»

«Non esattamente. Frankus ha voluto trattare direttamente con Lorenzo.

Ora sta negoziando con lui per il frammento, in questo preciso momento, ad Agridonia.»

La Custode rise, una risata che graffiava.

«Povero Frankus. Lorenzo gli offrirà un contratto. Gli infliggerà una condanna a vita. E lui, idiota, firmerà con un sorriso.»

Giordano la fissò con l’aria di un investigatore privato in cerca di risposte troppo antiche.

«Dovrai darmi delle spiegazioni, mia cara Custode della Nebbia.

Cosa ti ha offerto Frankus di più interessante di quanto ti abbia promesso Vittorio? E come sei venuta in possesso della chiave di Kepek?

Perché il simbolo della melagrana? Dimmi, strega… da che parte stai?»

La Custode scoppiò a ridere. Il mantello vibrò, Fuffi emise un suono quasi impercettibile, e poi — d’un tratto — la risata morì.

Dal buio del mantello estrasse una sfera di nebbia grigia che pulsava lentamente, come un cuore stanco.

«Ascolta,» sussurrò,

«Sto dalla parte della nebbia. Non mi interessa la vostra guerra di potere.

Se sono risposte quelle che cerchi… le troverai altrove. Addio, ibrido.»

Scagliò la sfera ai suoi piedi. Una nube densa li avvolse in un silenzio lattiginoso; quando si diradò, Giordano, Kai, Brian e Fuffi si ritrovarono circondati da alberi antichi e ombre troppo quiete. La Custode era scomparsa. La dimora dissolta. Solo il bosco, e il respiro pesante del mistero tutt’attorno.


PARTE II – L’INCONTRO AD AGRIDONIA


Pochi istanti dopo, ad Agridonia..

Dove la gabbia è d’oro e il potere si firma con inchiostro vivo.

Ad Agridonia, l’aria era diversa.

Più pulita. Più ingannevole.

Nel centro della città, Lorenzo attendeva nell’Osservatorio del Nucleo. Frankus entrò con la sicurezza di chi crede di comandare il mondo.

Posò sul tavolo una scatola di bronzo: il Frammento 3, che pulsava di luce viva.

«Io ho questo,» disse,

«tu hai la Banca degli Oboli. Facciamo un affare?»

Lorenzo lo guardò con calma glaciale.

«La Banca non si controlla, Frankus. Appartiene al popolo.»

«Tutto si controlla,» ribatté il mercante,

«è la natura del potere.»

E qui Lorenzo sorrise.

Non era un sorriso rassicurante. Era il sorriso di un giocatore di scacchi che ha appena visto l’avversario cadere in trappola.

«Hai ragione. Parliamo di controllo. Tu vuoi controllare il mercato.

Io posso darti il controllo su qualcosa di molto più prezioso: il monopolio.»

Frankus perse per un attimo la sua aria trionfante.

«Spiegati.»

«Firma con il Nucleo. Diventerai il nostro Venditore Ufficiale.

Niente più Velo, niente più mercato nero.

Avrai l’esclusiva su tutti i ritrovamenti del Nucleo.

Venderai per noi, terrai una percentuale.

La tua reputazione diventerà impeccabile.»

Lorenzo fece scivolare una pergamena verso di lui.

Le clausole erano scritte in un inchiostro che sembrava muoversi, adattarsi.

Frankus lesse solo le prime righe. Poi firmò.

Vedeva un trono. Non capì di essere già in gabbia.

«Benvenuto nella famiglia,» disse Lorenzo, prendendo il Frammento.

E quando il mercante esultò, Lorenzo aggiunse con voce calma:

«Ora ogni reliquia che trovi dovrà passare da me, così potremo studiarla, e decideremo se potrai venderla e a che prezzo…

tutto scritto e firmato nel nostro contratto.»

Frankus sgranò gli occhi, ma prima di aprire bocca…

«Perché un uomo d’affari come te, mio caro Frankus, ha sicuramente letto tutte le clausole del contratto, giusto?»

«S-sì, certo… ho letto tutto,» balbettò Frankus, mentendo come un bambino con la bocca sporca di cioccolato.

Lorenzo si congedò allungandogli la mano:

«Bene. Puoi iniziare già con il tuo lavoro.»

Frankus, ancora sotto shock, lasciò l’Osservatorio con la faccia impallidita.


PARTE III – L’EQUILIBRIO DELL’INGANNO


Dove anche le pedine iniziano a capire che stanno giocando.

Giordano rientrò ad Agridonia la sera stessa.

Trovò Lorenzo davanti alla teca dei sei Frammenti del Codice Maestro, all'interno i primi tre frammenti che pulsavano come un cuore.

«Non so se Frankus crede di aver vinto,» disse Lorenzo,

«ma di certo gli ho dato una scelta: restare nemico o diventare alleato.

Ha scelto la catena.

Il potere vero è questo: governare le ambizioni degli altri.»

Giordano osservò il Frammento.

«E gli Ottenebrati?»

«Torneranno da Vittorio. A mani vuote.

Gli dirà che abbiamo anche il terzo frammento.

E lui capirà che non siamo più un fastidio.

Siamo un’alternativa.»

In un angolo, Fuffi dormiva sulle mappe.

Russava. La zampa copriva proprio la zona della Torre della Custode. Coincidenza? Nessuno ci giurerebbe. Io meno di tutti.


EPILOGO – LA TORRE NERA


Dall’altra parte del mondo, Vittorio osservava la mappa proiettata sul pavimento della Torre Nera.

Il volto illuminato dal fuoco azzurro dei Frammenti.

Tre luci accese. Tre mancanti.

«Hanno il primo, il secondo e il terzo,» sibilò, stringendo il pugno.

«Ma io troverò gli altri.E quando li avrò tutti, il Codice Maestro sarà mio.»

Dietro di lui, le ombre del Velo si contorcevano come animali impazienti.

«Giordano… Lorenzo…» mormorò.

«Siete solo un ritardo. Io sono l’inizio e la fine.»


(FABIO SI AGGIUSTA IL COLLETTO, PRENDE UN GOCCIO DI BIRRA SCADUTA E SUSSURRA AL LETTORE)


E così, miei cari complici della follia narrativa, siamo arrivati al punto in cui le pedine hanno smesso di chiedersi se fossero pedine e hanno iniziato a studiare la scacchiera.

MORALE DELLA SERATA:

Il vero potere non è nella chiave, ma nella serratura.

Non in ciò che controlli, ma in ciò che gli altri sono disposti a fare per ottenere ciò che credono di volere.

Frankus voleva il controllo e ha firmato la sua prigione.

Un po' come tutti noi d’altronde.


Mentre voi riflettete su questa perla di saggezza da quattro soldi,

Fuffi si è svegliato.

Ha guardato la mappa.

Ha guardato me.

Ha fatto le fusa.

E nella mia testa ho sentito chiaramente:

"Fabio, umano mio preferito, hai notato che la Stella del Mattino brilla diversamente in ogni situazione?

E hai notato che ultimamente lampeggia come un semaforo impazzito?

Ora potrei avere i miei croccantini?"

Poi ha starnutito.

E dal naso gli è uscita una bolla di luce che conteneva una parola sola,

scritta in una lingua che non esiste più:

"VERITÀ"


Ora, se mi scusate, devo andare a controllare se per caso ho firmato qualcosa che mi obbliga a essere lucido mentre il mondo decide di impazzire.

Fabio, il Narratore.

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