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TERZA PUNTATA

  • 10 ott 2025
  • Tempo di lettura: 7 min

Aggiornamento: 2 giorni fa

PUNTATA 3 - S1



LA GABBIA DORATA



FABIO APRE


Miei spettatori di disgrazie altrui, bentornati.

Oggi impariamo una cosa importante su questo mondo:

i personaggi più pericolosi non hanno gli artigli.

Hanno la pergamena in mano.

Giordano torna dalle Rovine per riprendersi Fuffi e fare qualche domanda alla Custode, con le tasche vuote e l'orgoglio ammaccato, che è la combinazione ideale per le decisioni peggiori.

Frankus lucida il Frammento come fosse un soprammobile.

Lorenzo affila il cervello più della lingua.

Il Velo osserva e prende appunti, che è quello che fa il Velo quando non ha niente di meglio da fare.

Questa è la storia di un contratto che sembra un trono ma è una gabbia.

E di come il Nucleo impara a giocare a scacchi usando un mercante come pedina.

Vi avviso subito: nessuno ne esce pulito.


LA TANA DELLA CUSTODE


La Torre della Custode non stava semplicemente nella Cintura Nebula.

Marciva lì. Come una scheggia infetta in una ferita che non riesce a cicatrizzarsi.

L'aria sapeva di fiori marci e disinfettante scadente. Il tipo di odore che ti avverte che qualcuno ha cercato di sistemare le cose, e ha mollato a metà.

Giordano, Brian e Kai camminavano in silenzio. Il genere di silenzio che non è pace ma concentrazione.

Tre persone che sanno dove vanno e preferiscono non parlarne.

Nella torre l'aria era densa, si sentivano voci.

«State attenti, c'è qualcuno» disse Giordano, sottovoce.

«Conosce la magia e sa usarla. Non è scema. È solo stanca di fingere di non esserlo.»

Brian pizzicò una corda del liuto-corvo. Non per suonare. Per fare qualcosa con le mani.

«Se ci ammazzano, almeno muoio con un assolo decente.»

La trovarono nel suo studio.

Due Ottenebrati del Velo la affiancavano. Mantelli neri, guanti neri.

Sembravano ombre solidificate.

La Custode li vide entrare e sorrise con troppi denti.

«Giordano! Guarda chi viene a trovare la zia. I tuoi cugini sono qui per un regalo di famiglia. Il Frammento 3.»

Giordano inarcò un sopracciglio.

«Zia?»

Lei si bloccò. Un istante, non di più, ma abbastanza perché il sorriso le si incrinasse ai bordi.

Non rispose.

Kai ridacchiò sottovoce. Brian si schiarì la gola.

«Forse ti stai umanizzando.»

La Custode non rispose nemmeno a questo.

Il sorriso le si congelò quando uno degli Ottenebrati parlò.

La voce come una sega elettrica sul metallo nudo.

«Dov'è il Frammento?»

«Vi ripeto che l'ho venduto.»

La Custode sospirò, con la recitazione di chi sa che nessuno ci crede ma ci prova lo stesso.

«Non ce l'ho. È volato via. Scambiato per qualcosa di più… personale.»

Si voltò verso Fuffi, che dalla mensola si leccava la zampa con la solennità di un monaco che ha altro da fare.

«Potrei offrirvi Fuffi. Il gatto magico del Nucleo. Un negoziatore nato.» Una pausa.

«Lo odio.»

L'atmosfera si spezzò in modo preciso, come un piatto che cade.

Fuffi smise di leccarsi.

La stellina sul petto pulsò una volta. Secca, come un avvertimento.

L'Ottenebrato silenzioso tese la mano guantata.

«Se il Frammento non salta fuori, la creatura viene con noi. Ordine di Vittorio.»

Errore.

Un lampo viola uscì dal pelo di Fuffi.

Un sibilo che non veniva da nessun posto con un indirizzo, il tipo di suono che ti fa capire che stai per fare una cosa molto stupida.

Brian fece vibrare un accordo dissonante, le corde sprizzarono luce.

Kai balzò in avanti coi pugnali alzati, la faccia di chi ha già deciso e aspetta solo che l'altro si muova.

«FERMI.»

La voce di Giordano non urlò.

Tagliò.

Netta, senza margine di trattativa.

«Mio padre vi ha mandato a prendere un Frammento. Non a scatenare una guerra per un gatto. Se gli portate Fuffi al posto della Fiamma Ermetica, tornate a mani vuote dalla missione. E Vittorio non è famoso per la sua comprensione verso i fallimenti.»

Silenzio.

Si voltò verso la Custode.

«Il Frammento non è qui. Se questi signori vogliono fare affari, vadano da Frankus il Mercante. È lui che ce l'ha adesso, nelle Rovine degli Illuminati. A meno che non abbiano paura di affrontare qualcuno più astuto di una donna con un mantello parlante.»

Gli Ottenebrati si guardarono. Bisbigliarono qualcosa di incomprensibile, la consultazione rapida di chi non vuole sembrare incerto ma lo è, e si ritirarono.

La Custode fissò Giordano con un'espressione che non era ammirazione ma le somigliava abbastanza da essere interessante.

«Hai imparato a mentire. Li hai mandati da Frankus, ma il Frammento ce l'hai tu.»

«Non esattamente.» Giordano si sedette senza essere invitato.

«Frankus ha voluto trattare direttamente con Lorenzo. In questo momento sta andando a negoziare con lui, ad Agridonia.»

La Custode rise. Una risata che graffiava le superfici.

«Povero Frankus.»

Giordano la guardò.

Quella particolare qualità di sguardo che accumuli quando hai domande vecchie e stai aspettando il momento buono.

«Hai delle spiegazioni da darmi, Custode. Cosa ti ha offerto Frankus di più interessante di quello che ti aveva promesso Vittorio? Come sei venuta in possesso della Chiave di Kepek? Perché il simbolo della melagrana?»

Fece una pausa.

«Stai lavorando per il Velo? Stai con loro vero?»

La Custode scoppiò a ridere.

Il mantello vibrò.

Fuffi emise un suono quasi impercettibile.

Poi la risata morì.

D'un colpo, come si spegne una luce.

Dal buio del mantello estrasse una sfera di nebbia grigia che pulsava lenta.

«Sto dalla parte della nebbia» disse, piano.

«La vostra guerra non mi interessa. Se le risposte che cerchi le troverai, le troverai altrove. Non da me. Non stasera.»

Scagliò la sfera ai loro piedi.

Una nube densa li avvolse in un silenzio lattiginoso.

Quando si diradò, Giordano, Brian, Kai e Fuffi erano circondati da alberi e ombre troppo quiete.

La Torre era sparita.

La Custode era sparita.

Solo il bosco, e il fiato pesante di una risposta che non era arrivata.


L'INCONTRO AD AGRIDONIA


Ad Agridonia l'aria era diversa.

Più pulita.

Più ingannevole.

Che il più delle volte è la stessa cosa.

Nell'Osservatorio del Nucleo, Lorenzo aspettava con la pazienza di chi sa già come va a finire e non ha nessuna fretta di arrivarci.

Frankus entrò con la sicurezza di un uomo convinto di essere il più intelligente nella stanza.

Posò sul tavolo una scatola di bronzo.

Dentro, il Frammento 3, che pulsava di luce viva come qualcosa che preferirebbe non stare chiuso in una scatola.

«Io ho questo» disse.

«Tu hai la Banca degli Oboli. Facciamo un affare?»

Lorenzo lo guardò con la calma di chi ha già spostato tutti i pezzi sul tavolo prima ancora che l'altro entrasse.

«La Banca non si controlla, Frankus. Appartiene al popolo.»

«Tutto si controlla» disse Frankus.

«È la natura del potere.»

Lorenzo sorrise.

Non era un sorriso rassicurante. Era il sorriso di chi ha appena visto l'avversario camminare dritto dove voleva che camminasse.

«Hai ragione. Parliamo di controllo. Tu vuoi controllare il mercato. Io posso darti qualcosa di molto più redditizio: il monopolio.»

Frankus perse per un secondo la sua aria trionfante.

Solo un secondo.

Bastò.

«Spiegati.»

«Firma con il Nucleo. Diventi il nostro Venditore Ufficiale. Niente più Velo, niente più mercato nero, roba che ti espone e ti costa. Avrai l'esclusiva su tutti i ritrovamenti del Nucleo. Vendi per noi, tieni una percentuale. La tua reputazione diventa impeccabile.»

Fece scivolare una pergamena verso di lui.

L'inchiostro sembrava muoversi.

Adattarsi.

Respirare quasi.

Frankus lesse le prime righe.

Poi firmò.

Vedeva un trono.

Non capì di essere già in gabbia.

«Benvenuto nella famiglia» disse Lorenzo, prendendo il Frammento con la naturalezza di chi recupera roba sua.

Mentre Frankus esultava, Lorenzo aggiunse, voce calma, il tono di chi sta solo completando una frase cominciata prima:

«Ora ogni reliquia che trovi dovrà passare da me. La studieremo, e decideremo insieme se e a che prezzo potrai venderla. Tutto scritto nel contratto che hai appena firmato. Presumo tu l'abbia letto.»

Frankus spalancò gli occhi.

«Perché un uomo d'affari della tua esperienza» continuò Lorenzo,

«ha sicuramente letto tutte le clausole. Giusto?»

«S-sì. Certo. Ho letto tutto.»

Mentiva con la faccia di un bambino con la bocca sporca di cioccolato che giura di non aver toccato la torta.

Lorenzo gli allungò la mano.

«Bene. Puoi cominciare subito.»

Frankus lasciò l'Osservatorio con la faccia di chi ha capito la barzelletta dopo che tutti hanno smesso di ridere.


L'EQUILIBRIO DELL'INGANNO


Giordano rientrò ad Agridonia la sera stessa.

Trovò Lorenzo davanti alla teca dei Frammenti del Codice Maestro.

I primi tre dentro, che pulsavano lenti come qualcosa che aspetta.

«Non so se Frankus crede di aver vinto» disse Lorenzo, senza voltarsi.

«Ma gli ho dato una scelta: restare nemico o diventare alleato.

Ha scelto la catena.» Una pausa.

«Il potere vero è questo. Governare le ambizioni degli altri.»

Giordano osservò il Frammento attraverso il vetro.

«E gli Ottenebrati?»

«Torneranno da Vittorio a mani vuote. Gli diranno che abbiamo anche il terzo. E lui capirà che non siamo più un fastidio. Siamo un'alternativa. Che dal suo punto di vista è molto peggio.»

In un angolo, Fuffi dormiva sulle mappe.

Russava. La zampa copriva esattamente la zona della Torre della Custode.

Coincidenza. Probabilmente.


EPILOGO, LA TORRE NERA


Dall'altra parte del mondo, in un luogo scavato apposta per tenere fuori la luce, Vittorio osservava la mappa proiettata sul pavimento.

Tre luci accese. Tre spente.

Restò a guardarle a lungo, senza dire niente. Poi allungò due dita e ne spense una delle accese, piano, come si spegne una candela che ha bruciato quanto doveva.

«Il terzo è andato a Lorenzo» disse, alla stanza vuota più che a chi vi stava dentro. «Non è una sconfitta. È solo un conto che si allunga.»

Dietro di lui, un'ombra del Velo aspettava istruzioni senza il coraggio di chiederle.

«Continuate a cercare gli altri tre» disse Vittorio, senza voltarsi. «Il tempo, per una volta, gioca dalla nostra parte.»

Non alzò mai la voce. Non ne ebbe bisogno.


FABIO CHIUDE


Eccoci alla fine, viandanti.

Frankus se ne va convinto di essere diventato importante, con una firma che gli stringe il collo più di qualunque cappio.

Lorenzo sorride.

I Frammenti brillano in teca.

E Vittorio, nella Torre Nera, spegne una luce con due dita e non alza la voce nemmeno una volta.

Che dalle sue parti, ho idea, sia il modo peggiore di essere arrabbiati.

La prossima volta non parleremo di firme e Oboli, ma di cosa succede quando un segreto troppo grande si siede tra due amici e li guarda consumarsi da dentro.

Portate fazzoletti.

Alla prossima settimana, viandanti.



© Il Mondo Giordano — Giordano Project

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