UNDICESIMA PUNTATA
- 11 lug
- Tempo di lettura: 11 min
PUNTATA 11 - S1
IL VUOTO CHE CAMMINA
FABIO APRE
Una cosa che nessun manuale di narrativa vi insegna, perché i manuali di narrativa sono scritti da persone che preferiscono le regole alle cicatrici, è che i mostri più efficaci non uccidono.
Tolgono.
Tolgono il nome.
Tolgono il volto.
Tolgono la voce di qualcuno che ti chiama e il riconoscimento nei loro occhi quando arrivi.
Il coniglio non ha ucciso nessuno, finora.
Ha solo svuotato.
E questo, vi assicuro, è molto peggio.
Stasera il prezzo dell'Anti-Fuffi smette di essere astratto, smette di essere "gente che dimentica" come categoria, e diventa una persona specifica, con un carretto sbilenco, un campanello che non fa rumore, e una nipote che lo teneva per mano mentre lui non sapeva più chi fosse.
Sedetevi.
Questa è la puntata che fa male nel posto giusto.
IL BOATO NEL SENTIERO PER CASA
La luce del tardo pomeriggio si spezzava contro i cristalli opachi delle Montagne di Vetro, rifrangendosi in schegge pallide che punteggiavano la polvere del sentiero.
L'aria sapeva di pietra calda e resina secca.
Il carretto di Filippo avanzava a passo lento.
Le ruote di legno gemevano a ogni giro, le cianfrusaglie appese ai ganci tintinnavano con ritmo irregolare, un vecchio liuto suonato dal vento, avrebbe detto Brian.
Filippo e Giusy camminavano fianco a fianco, mani sui timoni, mantelli macchiati di polvere violacea.
Due giorni di cammino li separavano ancora dalla casa scavata nella roccia ai piedi del monte.
Due giorni di silenzio rotto solo dal crepitio del carro e dal fruscio lontano della Nebbia.
Ma quel pomeriggio i silenzi erano piacevoli.
Filippo si asciugò la fronte con il dorso della mano e lanciò uno sguardo alla nipote.
I suoi occhi, incorniciati da rughe che sembravano mappe, sorridevano prima ancora che la bocca si aprisse.
«Ti piace?» chiese.
Giusy arrossì, un rosa lieve, appena accennato, che si sarebbe confuso con il tramonto se non fosse stato per l'imbarazzo che le piegò le labbra in un sorriso incerto.
«Ma zio, se mi piace» rispose, la voce che si faceva più acuta.
Filippo aspettò.
Era bravo ad aspettare.
«Piacere è una cosa grande» riprese lei, guardando dritto davanti a sé.
«Se parli del suo aspetto... beh, è carino.»
Si morse il labbro inferiore come faceva sempre quando un pensiero le piaceva più di quanto volesse ammettere.
«Se parli come persona... da quel poco che abbiamo parlato, mi sembra un ragazzo con cuore. E anche onesto.»
Filippo scoppiò a ridere.
Una risata aperta, pulita, che fece sobbalzare un uccello nascosto tra le rocce.
«Quindi sì, ti piace» concluse.
Giusy gli diede una manata sulla spalla.
«Ziooo!», e poi rise anche lei.
Il carretto continuò a rotolare.
La polvere si sollevò intorno ai loro passi.
Dopo qualche istante Giusy si ricompose, sistemò il flauto alla cintura, e l'espressione le diventò più pensosa.
«Sul serio, zio. È interessante. Suona come me. Solo che... il fatto che stia aiutando il Nucleo, e che nel farlo debbano combattere contro il Velo...»
Si fermò un attimo, come cercasse le parole tra le pieghe del mantello.
«Non sono d'accordo con queste guerre tra fazioni. Fanno guerra pensando di proteggere il mondo, ma intanto creano divisioni a quelli che vogliono starne fuori.»
Filippo non rispose subito. Il suo sguardo si perse oltre il sentiero, dove la Nebbia si addensava come un respiro trattenuto.
«Già» disse poi, la voce più bassa.
«Ultimamente quando incontriamo i clienti non fanno altro che parlare di Nucleo e Velo. Con chi si sta meglio, chi ha ragione.» Scosse la testa.
«Anche se a noi mercanti ce ne frega poco, in fondo.»
Si voltò verso di lei, il tono più caldo.
«Tu sei nata in questo mondo, sei giovane. Brian anche. Io non ricordo nulla di chi ero prima, né di come era la vita. Ma non credo si stesse meglio. Altrimenti la Stella del Mattino ci avrebbe salvati?»
Le appoggiò le dita sul braccio.
«Il futuro di questo mondo è nelle vostre mani. Voi nati dopo il Reset potete costruirlo come volete che sia. E se Brian sta aiutando Giordano a provarci, non è sbagliato.» Una pausa.
«Se lui ti ha chiesto di unirti alla squadra, dovresti prenderlo in considerazione.»
Sorrise, stanco ma sincero.
«Saresti perfetta in quella banda sgangherata. Metteresti un po' d'ordine in quel caos.»
Giusy guardò avanti.
Il sentiero si snodava tra le rocce, le luci del Mercato delle Meraviglie già troppo lontane per distinguerne i contorni.
Pensò a Brian.
Poi a Giordano.
Poi alla squadra che aveva incontrato cinque minuti su un sentiero.
«E dovrei lasciarti solo a vendere le preziose cianfrusaglie senza il mio aiuto?» disse.
«Senza di me non venderesti nulla. E poi chi ti aiuta a spingere il carro?»
Filippo rise più piano.
«Tu suoni mentre io vendo le cianfrusaglie.» Si puntò il pollice nel petto con l'aria soddisfatta di chi ha risolto un'equazione.
«Tra l'altro stavo pensando di vendere il carro e comprare una bancarella fissa al Mercato. Così lascio la merce lì e torno a casa senza dover spingere sto coso.»
Giusy lo guardò, sorpresa.
«È una buona idea, zio. Finalmente ti decidi a smettere di ambulare.»
Poi, dopo una pausa:
«Comunque, lo stesso non posso lasciarti solo. Ti annoieresti senza di me.»
Le parole non erano ancora finite quando Giusy si accorse che il carretto aveva smesso di cigolare.
Le ruote continuavano a girare, ma il suono si era assottigliato, come se qualcosa lo stesse bevendo dall'aria.
Filippo alzò lo sguardo.
Gli uccelli non cantavano più.
Poi il boato.
Un rombo sordo, profondo, che non veniva da lontano ma da dentro la terra, dalle crepe tra le rocce, dal cielo stesso.
Quel tipo di suono che senti con lo stomaco prima che con le orecchie.
Davanti a loro, a pochi passi, un fumo cominciò a solidificarsi.
Grigio.
Nero.
Viscido come catrame.
Si addensò, si contorse, si sollevò su zampe che non erano ancora zampe, su un muso che non era ancora un muso.
L'Anti-Fuffi.
Non era più il coniglio piccolo del sentiero del Monte di Vetro.
Era cresciuto fino alle dimensioni di una persona, il corpo una distesa di pelliccia bruciata e fumo vivo.
Le orecchie pendevano a brandelli, come se avesse lottato contro qualcosa di affilato.
Forse contro se stesso.
Ma gli occhi erano la cosa peggiore.
Due buchi opachi, senza fondo.
Come se fossero due gallerie senza fine.
Guardavano, e basta.
Giusy e Filippo fecero un passo indietro insieme.
Una pentola di rame cadde dal carretto e colpì il selciato con un tonfo metallico che nessuno udì.
Il coniglio non attaccò con violenza.
Si mosse con lentezza, come se sapesse che nessuno sarebbe scappato davvero.
Filippo non esitò.
Si gettò davanti alla nipote, braccia aperte, la schiena curva come uno scudo umano.
«Corri, Giusy! Corri!»
Ma lei rimase impalata.
I piedi incollati al selciato, il respiro bloccato in gola.
Il fumo si alzò come un'onda silenziosa.
Avvolse Filippo con un ronzio basso e insistente che entrava nelle ossa e le faceva vibrare.
L'uomo non riusciva più a muoversi, il fumo lo stringeva, lo sigillava, lo trasformava in qualcosa di immobile.
Con l'ultimo filo di voce, mentre il buio gli copriva il volto, Filippo disse ancora una volta:
«Corri.»
Giusy corse.
I suoi passi esplosero sulla pietra.
Il mondo si ridusse a un tunnel:
gambe che correvano, aria che bruciava nei polmoni, il martellare del cuore che copriva tutto.
Il flauto le batteva contro la coscia.
Il vento le frustava il viso.
Non si voltò.
Non osò pensare a cosa stava accadendo dietro di lei.
Poi il secondo boato.
Più potente del primo.
Più vicino.
Le gambe le cedettero.
Si girò.
La strada era vuota.
Filippo era in piedi.
Il coniglio era sparito.
Giusy fece un passo verso di lui.
Poi si fermò.
Qualcosa nel modo in cui lo zio stava fermo non era più lo stesso.
Anche se il suo aspetto non era cambiato, si notava l'assenza.
«Zio?» sussurrò.
Filippo la guardò.
Senza riconoscerla.
I suoi occhi avevano una calma smarrita, il tipo che fa più paura di qualunque urlo, perché non c'è niente sotto a spiegarla.
«...Scusi?» disse, come se quella voce gli arrivasse da molto lontano.
Giusy sentì il sangue gelarsi.
Si avvicinò piano, come si avvicina a una bestia ferita.
«Zio, Filippo» disse, la voce che cercava di restare ferma.
Come se il nome potesse riportarlo indietro.
Niente.
Il vuoto gli era entrato dentro, ma non lo aveva portato via del tutto.
Era ancora lì in piedi, vivo, perduto.
Privo di tutto tranne del respiro.
Giusy si asciugò gli occhi con il dorso della mano, afferrò i timoni del carretto con una mano, e con l'altra aiutò Filippo a fare il primo passo.
«Va bene» mormorò tra sé, più determinata che altro.
«Agridonia non è lontana. Devo chiedere aiuto.»
Poi il secondo passo.
E così, lentamente, tra il cigolio del carretto e il peso nuovo della sera, Giusy prese la strada verso Agridonia.
IL CENTRO LE MASCHERE, NOTTE FONDA
Il Centro era quasi vuoto.
Le lanterne a vapore abbassate a metà, ombre pigre tra i tavoli rovesciati. Marcello contava gli incassi dietro il bancone.
Maestra Vira asciugava gli ultimi boccali con un panno consumato.
Era quasi ora di chiudere.
Giordano e Brian erano al solito tavolo, quello nell'angolo, dove la luce non arrivava mai del tutto.
Due boccali mezzi pieni, una ciotola di olive nere che nessuno aveva toccato. Il faccia a faccia tra Lorenzo e Vittorio gli rimbombava ancora in testa come un dopo-temporale.
Brian si sporse in avanti, gomiti sul tavolo.
«Devo ammetterlo. Non pensavo che la Custode avesse davvero il coraggio di farsi avanti. Dopo tutto quello che ha combinato.»
«Neanche io» disse Giordano.
«Ma l'ho vista. Era diversa.»
«Diversa in che senso?»
«Spaventata.» Una pausa.
«Sincera.»
Brian fece roteare il boccale tra le mani, guardando il liquido che si increspava.
«E ti fidi?»
Giordano guardò la porta.
«Non lo so. Ma il coniglio è reale.»
«E se la Custode ha ragione» disse Brian, più piano,
«se solo Vittorio e Lorenzo insieme possono fermarlo... forse non possiamo permetterci di non fidarci.»
«Forse. O forse stiamo solo aspettando che qualcuno ci tradisca.»
Brian stava per rispondere.
La porta si aprì con un tonfo sordo.
Entrambi si voltarono, era strano, a quell'ora.
Sulla soglia, una figura.
Mantello sporco di polvere violacea, capelli incollati alla fronte, gli occhi rossi e cerchiati del tipo che viene dai chilometri, non dal sonno.
Giusy.
Brian fu in piedi prima ancora di rendersene conto.
«Giusy!»
Lei alzò lo sguardo.
Le labbra tremavano appena.
Brian le fu accanto in pochi passi, la prese per un braccio prima che le gambe cedessero.
«Siediti. Siediti.»
Giordano si alzò e insieme la condussero al tavolo, dove si lasciò cadere sulla panca senza opporre resistenza.
«Acqua» disse Giordano verso il bancone.
Marcello annuì e sparì.
Giusy respirava affannosamente, le mani che tremavano.
Ogni tentativo di parlare si perdeva in un singhiozzo strozzato.
Maestra Vira arrivò con un boccale e lo posò davanti a lei.
«Bevi, piccola. Piano. Non c'è fretta.»
Giusy bevve a lunghi sorsi.
L'acqua le colò lungo il mento.
Non sembrò accorgersene.
Per qualche minuto nessuno parlò.
Solo il crepitio delle lanterne e il respiro affannoso di Giusy nel silenzio.
Poi, quando i suoi occhi tornarono a mettere a fuoco, posò il boccale e guardò Brian.
«Il coniglio» disse.
«Ha attaccato noi.»
Brian impallidì. Guardò Giordano.
«Mio zio si è messo davanti a me. Mi ha detto di correre.»
Le parole uscirono come una confessione, sporche di vergogna.
«E io sono scappata.»
Una pausa.
«Poi ho sentito un boato. Mi sono voltata. Lui era in piedi. Il coniglio era sparito. Ma...»
La voce le si spezzò.
«Non ricordava più chi sono.»
Silenzio.
Brian aveva le mani strette a pugno sul tavolo.
Giordano abbassò lo sguardo.
«E adesso dov'è Filippo?» chiese.
Giusy scoppiò in lacrime.
«Fuori. Non sono riuscita a farlo entrare. È fermo accanto al carretto. Non si muove, non risponde, guarda il vuoto. L'ho portato per chilometri, Giordano, per chilometri spingendo il carro e tenendolo per mano. Ma non... non mi riconosce.»
Giordano si alzò. Scambiò uno sguardo con Brian.
«Tu resta qui» disse a Giusy.
«Con Maestra Vira.» Indicò Brian con un cenno.
«Vieni con me.»
Giusy fece per alzarsi, ma Maestra Vira le posò una mano sulla spalla.
«Lasciali andare. Tu hai bisogno di riposarti. Adesso ti preparo qualcosa.»
Brian e Giordano uscirono nel buio.
Fuori, il carretto era fermo in mezzo alla strada, le ruote ancora impolverate del lungo viaggio.
Le cianfrusaglie appese ai ganci pendevano silenziose, come addormentate.
Accanto, Filippo.
Immobile, le mani appoggiate sulle maniglie del carretto, lo sguardo perso in un punto che non esisteva.
Una statua di cera, un fantasma dimenticato sulla soglia.
Brian si avvicinò con cautela.
«Filippo?»
Nessuna risposta.
Giordano si accostò dall'altro lato.
«Come ti chiami?»
Filippo inclinò appena il capo, come se la voce gli arrivasse da molto lontano. «Non lo so.»
Brian deglutì.
«Quanti anni hai?»
Silenzio.
«Dov'è la tua dimora?»
Filippo socchiuse le labbra.
Non uscì nessuna parola.
«Conosci Giusy?» chiese Brian, la voce che tremava appena.
Il vecchio lo guardò.
I suoi occhi erano aperti, ma dietro non c'era nulla.
Solo un vuoto opaco, uniforme.
«Non conosco nessuno» rispose.
Brian si passò una mano sul volto.
Giordano chiuse gli occhi un istante, poi li riaprì.
«Portiamolo dentro.»
Insieme, con gesti lenti, presero Filippo per le braccia e lo condussero verso l'ingresso.
Il vecchio non oppose resistenza.
Camminava come un automa, i piedi che strisciavano sul selciato, gli occhi fissi davanti a sé senza vedere niente.
Lo fecero sedere accanto a Giusy.
Lei, appena lo vide, gli prese la mano.
Filippo non reagì.
Giordano si allontanò di qualche passo, trascinando Brian con sé.
Si fermarono accanto alla finestra, dove la luce della luna artificiale disegnava ombre pallide sul pavimento.
«È peggio di quanto pensassi» disse Giordano, voce bassa.
«La Custode aveva ragione. Dobbiamo fermarlo.»
Brian lo guardò.
«Giordano, ti prego. Dobbiamo aiutare Giusy. Non possiamo lasciare Filippo così.»
Giordano guardò Brian, poi Giusy, poi Filippo.
Si massaggiò la nuca, dove la cicatrice pulsava appena.
«Li portiamo all'Osservatorio» disse.
«Ci sono stanze dove possono restare stanotte. Domani coinvolgiamo Hermes. Studierà un modo per fargli tornare la memoria.
Magari domattina andrò a chiedere alla custode se sá qualcosa.»
Brian annuì.
Poi, senza preavviso, abbracciò Giordano.
Stretto, veloce, pieno di affetto.
«Sei un grande amico» mormorò.
Giordano gli diede una pacca sulla spalla.
«Non esagerare» disse. Ma il tono era più morbido del solito.
Tornarono al tavolo.
Giusy alzò lo sguardo, gli occhi ancora lucidi.
«Non preoccuparti» disse Brian, sedendosi accanto a lei.
«Potete restare ad Agridonia finché non troviamo un modo per far tornare la memoria a tuo zio. Ti aiuteremo. Te lo prometto.»
Giusy aprì la bocca per rispondere, ma la voce non arrivò.
Annuì invece.
E si lasciò cadere contro lo schienale, stremata.
Accanto a lei, Filippo non aveva smesso di guardare il soffitto.
Le centinaia di maschere appese alle travi oscillavano appena, mosse da una corrente invisibile.
I loro sorrisi dipinti, le espressioni di gioia e tristezza e rabbia e paura, tutte silenziose, si riflettevano nei suoi occhi vuoti.
Lui le guardava con la bocca spalancata, come se vedesse qualcosa che nessun altro poteva vedere.
O forse come se non vedesse nulla.
Giusy bevve un sorso di succo di more.
Dolce e amaro insieme, come la notte che li aveva accolti.
Fuori, Agridonia dormiva.
O forse, semplicemente, aspettava.
FABIO CHIUDE
Il coniglio non ha ucciso nessuno.
Ha solo preso un vecchio che vendeva sogni rimandabili e campanelli senza suono, che sapeva che la sabbia porta le persone e non viceversa, che aveva capito senza dirlo che sua nipote aveva trovato qualcuno che sapeva ascoltare.
E lo ha svuotato.
Ha lasciato in piedi il guscio e ha portato via tutto il resto.
Filippo non è morto.
È qualcosa di più difficile da raccontare:
è presente e assente nello stesso momento.
E Giusy lo sa, e quella cosa lì non ha un nome ancora, ma chi l'ha vissuta la riconosce.
Il coniglio non fa paura perché è grande, o perché ha i denti, o perché lascia impronte strane sul vetro.
Fa paura perché sceglie bene.
Sceglie le persone che qualcuno ama, e aspetta che qualcun altro si volti.
Giordano, Brian e Giusy sono adesso nello stesso posto.
Questo non era nei piani di nessuno, ed è esattamente per questo che potrebbe funzionare.
La prossima puntata:
Giordano saprà cose che non aveva chiesto di sapere.
Sarà costretto a dare una brutta notizia a Brian.
Dormite bene, viandanti.
Tenete in mente chi siete.
Solo per sicurezza.
© Il Mondo Giordano — Giordano Project



Commenti