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SEDUZIONE APPLICATA

14 ago 2025
Tempo di lettura: 6 min

Aggiornamento: 19 set



NUCLEO OFFICE

SEDUZIONE APPLICATA


(Dal mio diario segreto, il diario di un narratore caotico.

Oggi macchiato di caffè e con attaccato un post-it di Silvia che non capisco ancora se fosse una minaccia o una proposta.)


LE 14:05


Gli uffici del Nucleo, a quell'ora, erano avvolti dal tipico ronzio post-pranzo.

Stampanti che respirano come vecchi polmoni.

Il distributore di caffè che sputa capsule a ritmo casuale.

Colleghi che scrivono email come se stessero battendo sentenze di condanna.

Giancarlo era fuori "per commissioni", che in gergo aziendale significa: tornerà con sacchetti del supermercato e una idea assurda da sviluppare.

Silvia tamburellava le dita sul cellulare con la precisione di un pianista da cabaret.

Sapeva che Roberto, il fidanzato, era bloccato in aeroporto con l'auto sequestrata dal parcheggio.

Un dramma, per lui.

Per lei era un'opportunità che stava già sagomando.

Si avvicinò alla scrivania di Thomas.

Thomas:

ricci ribelli, felpa troppo grande, postura di chi teme il mondo ma teme di più la propria casella di posta.

Stava rinominando cartelle: progetto_finale_vero_questa_volta, con la concentrazione di chi sa che non finirà bene ma ci prova lo stesso.

«Thommy.»

Disse Silvia con un sorriso da Custode in tacchi a spillo.

Quando una collega ti dice il tuo nome così, o ti licenziano o ti chiedono di reinstallare Windows.

«Stamattina ho pensato a te.»

Thomas alzò gli occhi.

Li riabbassò.

Li rialzò.

«Se fai questa call per me, stasera birra insieme. Ti spiego l'algoritmo dei miei tacchi dodici.»

«Io? In videochiamata con lui?» Thomas sbiancò con la gradualità di un documento Word che sta per crashare.

«Silvia, ieri ho riprogrammato la macchinetta del caffè per fare cioccolata.

Il Boss ha detto "geniale ma non farlo mai più". Io non sono pronto per il contatto umano esterno.»


LE 14:30


Silvia bloccò il mouse di Thomas con un dito.

Smalto rosso vendetta.

«Piccolo genio. Tu fai questa call, io ti do gli analytics segreti dei filtri Fuffi. Quelli che hai sempre voluto. E magari stasera si va qui sotto a bere una birra.»

Thomas si irrigidì, la stessa qualità di attenzione che ha quando sente il rumore di una notifica di sistema non identificata.

«Ma cosa gli dico? Lui vuole storytelling. Io so dire solo margin: 0 auto; padding: existential crisis;»

«Ricorda» disse Silvia, con il tono di chi ha già vinto.

«BUG uguale FEATURE. E se va male, cita Fuffi come fosse il Buddha digitale. Tanto Giancarlo non c'è.»

Thomas rimase in silenzio per qualche secondo.

Guardò lo schermo.

Guardò Silvia.

«Gli analytics dei filtri Fuffi» disse lentamente.

«Tutti?»

«Tutti.»

«Anche quelli di novembre?»

Silvia esitò appena.

«Anche quelli di novembre.»

Thomas aprì la calendar e accettò la call.

Io avrei voluto intervenire. Ho deciso di prendere appunti invece, che è la cosa più onesta che potevo fare.


LE 15:50, DIECI MINUTI PRIMA


Thomas aprì cinque finestre sul monitor, le chiuse, ne aprì altre tre.

Scrisse sul bloc-notes: ENGAGEMENT TRANSMEDIALE.

Lo sottolineò.

Lo riscrisse in maiuscolo perché sembrava più autorevole.

Aprì Google.

Cercò "engagement transmediale spiegato semplice".

Lesse il primo risultato per trenta secondi.

Chiuse Google.

Aprì una nuova finestra con dentro il codice del sito.

Non perché servisse.

Perché guardare del codice dà l'impressione di sapere quello che si sta facendo, e a volte l'impressione basta.


LE 16:00


Il monitor si illuminò.

Sullo schermo apparve Marvin the Influencer:

capelli color arcobaleno, sfondo ologrammi animati, voce impostata da guru che ha letto mezza pagina di un libro di filosofia e si è fermato alla citazione iniziale perché era già abbastanza.

«Ragazzi, illuminatemi: come create engagement transmediale?»

Thomas sentì il cuore battergli come un hard disk vecchio sotto stress.

«Eh? Engagement? Beh — noi usiamo algoritmi. Emotivi.»

Pausa.

Poi, in caduta libera:

«Tipo position: absolute; top: 50%; left: 50%; transform: translate(-50%, -50%);.»

Per la cronaca: non è un algoritmo.

È un modo per centrare un elemento sullo schermo.

Funziona benissimo sui bottoni.

Sulle emozioni umane, meno.

Marvin inclinò la testa.

Considerò la risposta con la serietà di chi prende appunti da persone che non capisce ma non lo ammette.

«Interessante. Quindi lavorate sull'asse verticale e orizzontale dell'emozione simultaneamente.»

«Esatto» disse Thomas, con la voce di chi non sa cosa sta confermando ma sa che fermarsi sarebbe peggio.

«E nella vostra lore? Come integrate il concetto di reset ciclico con il contenuto virale?»

Thomas sta volta sudò.

Freddo.

«Ah, sì, il reset. Noi lo facciamo quando il server si riavvia. È un rito sacro. Mettiamo Fuffi davanti al server e aspettiamo la benedizione.»

Marvin aprì gli occhi.

«Avete un gatto spirituale nel processo creativo?»

«Tecnicamente» disse Thomas,

«è lui che ha noi nel suo processo creativo. Noi siamo il contorno.»

Questo non era nel piano.

Thomas stava improvvisando.

Lo capivo da come teneva le mani, piatte sulla scrivania, ferme, il gesto di chi cerca un appoggio solido mentre il resto affonda.

Marvin stava annuendo con intensità crescente.

«Quindi il gatto è l'IP.»

«Il gatto» disse Thomas, lentamente,

«è tutto.»


LE 16:07


Fuffi atterrò sulla tastiera di Thomas.

Nessuna fanfara.

Nessun segnale.

Era semplicemente lì, come ci finiscono i gatti, per ragioni che non spiegano e non intendono spiegare.

Rimase fermo un secondo.

Guardò la webcam.

Poi miagolò.

Un suono solo.

Breve.

Con la qualità di chi sa di essere inquadrato e ha deciso che va bene così.

Marvin spalancò gli occhi.

Si irrigidì.

Poi si sciolse nel senso letterale in cui si scioglie un influencer quando incontra contenuto organico non pianificato.

«È lui.»

«È lui» confermò Thomas, con la voce di chi non sta confermando niente ma ormai il treno è partito.

«Faremo: app di meditazione felina, filtro Instagram "Fuffi Mood", podcast "Codice a 4 zampe" —»

Marvin stava elencando.

Thomas non diceva niente.

Guardava Fuffi.

Fuffi guardava Marvin con quegli occhi giallo-ambra.

Marvin stava già aprendo un documento di Google.

Io stavo prendendo appunti e cercavo di non ridere, che è più difficile di quanto sembri quando sei il narratore e tecnicamente dovresti essere neutro.


LE 17:20, IL RITORNO DEL BOSS


La porta si aprì.

Giancarlo entrò con una busta di arance, un rotolo di fogli sotto il braccio e l'espressione di chi ha fatto commissioni e si aspetta di trovare l'ufficio esattamente come lo aveva lasciato.

L'ufficio non era esattamente come lo aveva lasciato.

Thomas aveva una targhetta nuova sulla scrivania, ancora umida di pennarello, scritta da Silvia in corsivo approssimativo:

HEAD OF FELINE INNOVATION.

Fuffi stava sul cuscino riscaldato che Paolo aveva recuperato dallo sgabuzzino, con una targhetta identica:

SENIOR MIAO MANAGER.

Giancarlo posò le arance.

Posò il rotolo.

Guardò Thomas.

Guardò Fuffi.

Guardò la targhetta di Thomas.

Guardò la targhetta di Fuffi.

«Qualcuno mi spiega» disse, con la voce di chi vuole essere spiegato ma non è sicuro di voler sapere.

Silvia aprì la bocca.

Thomas aprì la bocca.

Parlarono tutti e due insieme e si fermarono tutti e due insieme.

«Uno alla volta» disse Giancarlo.

Thomas spiegò.

Tre minuti esatti.

Marvin, il CSS delle emozioni, il reset come rito sacro,

Fuffi che miagolava in webcam, il contratto da centomila Oboli, le app di meditazione felina.

Giancarlo ascoltò senza interrompere.

Quando Thomas finì, ci fu un silenzio di quelli che hanno una forma precisa.

«Quindi» disse Giancarlo,

«Thomas ha venduto un contratto da centomila Oboli spiegando che il reset del server è un rito sacro e che il gatto decide la direzione creativa.»

«Sì» disse Thomas.

«E Marvin ha comprato.»

«Ha aperto un documento di Google mentre parlavamo ancora.»

Giancarlo rimase immobile per tre secondi.

Poi annuì, con la lentezza di chi sta integrando un'informazione che richiede riorganizzazione strutturale del proprio modello di realtà.

«Thomas» disse.

«Da oggi sei Head of Feline Innovation.»

«Lo so» disse Thomas.

«Me l'ha già scritto Silvia.»

«Bene.» Giancarlo prese la busta di arance e andò verso la cucina.

Si fermò sulla soglia.

«Qualcuno ha già dato da mangiare al direttore creativo?»

Fuffi alzò la testa dal cuscino.

«Ora provvedo» disse Paolo, alzandosi con la tempestività di chi aspettava solo un ordine preciso.


EPILOGO


La call era finita.

Il contratto era sullo schermo del PC. Giancarlo stava mangiando un'arancia in cucina come se fosse un martedì qualunque.

Silvia lasciò un post-it sulla scrivania di Thomas.

Scusa, stasera no.

Roberto ha un'amnesia romantica.

Thomas lesse il post-it.

Lo rilesse.

Lo girò come se il retro potesse contenere ulteriori informazioni.

Non conteneva niente.

Lo appoggiò sulla tastiera.

Fuffi ci si addormentò sopra nel giro di quaranta secondi.

Io chiusi il diario.

Avevo documentato tutto.

Non ero sicuro che documentarlo cambiasse qualcosa, ma era il mio compito e l'avevo fatto.

Fuori, da qualche parte, Marvin stava ancora aprendo documenti di Google.

Fabio



© Il Nucleo Office — Giordano Project






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